giovedì 15 giugno 2023

Bluma e il Cameriere Infallibile

Un giorno del 1927, a Berlino, un folto gruppo di professori, dottorandi e studenti della vicina Università andarono in un ristorante e ordinarono ognuno una consumazione e una bevanda. 
Il cameriere si limitò a prendere nota di tutto mentalmente, non prendendo nessun appunto e i commensali pensarono che difficilmente si sarebbe ricordato tutto. 
Dopo una breve attesa, però, tutti ricevettero esattamente quello che avevano ordinato, anche chi aveva chiesto delle varianti alle pietanze. 
Quando uscì dal ristorante, la psicologa sovietica Bluma Wulfovna Zeigarnik, membro della Scuola di psicologia sperimentale di Berlino, si accorse di aver lasciato all'interno la sua borsa e tornò indietro per chiedere al cameriere dalla memoria prodigiosa se l'avesse trovata. Sorprendentemente, però, l'uomo sembrava non ricordarsi assolutamente di lei né di dove fosse seduta. 
"Com'è possibile che non ricordi nulla, proprio lei che ha una memoria prodigiosa?" chiese la psicologa. 
"Tengo a mente ogni ordine fino a quando non lo servo a tavola", rispose il cameriere. 

Kurt Lewin, professore di Bluma e pioniere della psicologia sociale, le spiegò di aver notato che i camerieri ricordavano meglio le ordinazioni non ancora pagate rispetto a quelle che potevano considerarsi concluse e questa osservazione portò la psicologa a interrogarsi sul fatto che i compiti non finiti avessero uno status differente all'interno della nostra memoria e, per questo motivo, venissero ricordati meglio.

Facendo una serie di esperimenti, Zeigarnik si accorse che tutti, più o meno, "funzioniamo" come il cameriere: le persone ricordano maggiormente i particolari delle attività che non sono ancora state completate, rispetto a quelle che hanno completato. Il fatto che il compito rimanga incompiuto per un certo periodo di tempo fa in modo che il ricordo venga immagazzinato nella memoria in un modo diverso e più efficace. 

Come ha spiegato più di recente la psicologa Stephanie Sarkis, il nostro cervello ha bisogno di chiudere il cerchio, di completare ciò che ha iniziato. 
Dal nome di chi l'ha scoperto, oggi questo concetto è noto come "effetto Zeigarnik" ed è estremamanete importante. 

In uno studio recente ad esempio, a un gruppo di soggetti venne chiesto di completare un puzzle ma non venne dato loro abbastanza tempo per completarlo. Il novanta per cento dei soggetti del test decise di completare comunque il puzzle ben dopo che la ricerca si fu interrotta. Semplicemente non potevano lasciare il puzzle incompleto! 

Adesso sappiamo anche perché quando una canzone alla radio si interrompe mentre la stiamo ascoltando, il nostro cervello continua a riproporcela nella testa, al fine di completarla. Questo approccio, che può sembrare controintuitivo, è invece un ottimo modo per saperne di più su come funzionano i nostri "ingranaggi" psico-cognitivi. 

Oggi questo principio, oltre che nell'istruzione, è applicato anche nella pubblicità e nelle serie TV. 
Hai presente le pubblicità basate su domande senza risposta come, ad esempio: "Vuoi risparmiare sul tuo piano telefonico? Scopri come fare andando sul sito XXY") oppure le serie TV che lasciano appesi sul più bello con un colpo di scena? 

Il principio è sempre lo stesso: quando si viene interrotti dopo che si è iniziato a fare qualcosa, diventa difficile concentrarsi su qualcos'altro fino a quando non si ricomincia a occuparsi dell'attività che si è lasciata a metà. Trattenere nella memoria un compito non completato provoca una sorta di ansia che impedisce al cervello di concentrarsi efficientemente su altri processi cognitivi.

L'effetto Zeigarnik può migliorare anche la produttività. 

Ad esempio,  quando non si ha voglia di fare qualcosa, si dovrebbe comunque e dedicarcisi anche solo per pochi minuti senza procrastinare
La base del perché questo sforzo ripaga è proprio l'effetto Zeigarnik che porta una persona ad aumentare la sua motivazione a completare un lavoro solo per il fatto di averlo inziato.

Anche la famosa tecnica che prevede di dedicarsi a un compito in maniera assolutamente focalizzata per un tot di minuti per poi prendersi una pausa e ricominciare nello stesso modo, si basa sullo stesso effetto. Interrompere un compito allo scadere dei minuti previsti, qualunque cosa si stia facendo, ci mette nelle condizioni di non vedere l'ora di riprenderlo.

Un altro esempio? 
Bluma Zeigarnik, che analizzava i processi mnemonici già negli anni '20 e '30, anticipando il lavoro della psicologia cognitiva che sarebbe venuta solo dopo, ipotizzò anche che gli studenti ricordassero più cose se facevano pause frequenti mentre studiavano perché fermarsi mentre ci si dedica a un'attività aiuta a mantenere una continua tensione specifica verso quell'attività. 

In quest'ottica, è meglio dedicare allo studio di qualcosa che si vuole imparare un'ora al giorno per quattro giorni invece che quattro ore in una sola giornata
Un altro modo intelligente di ottimizzare il tempo.

L'effetto Zeigarnik può anche aiutare a sbloccare la creatività per tirar fuori le idee migliori, basta iniziare a pensare a un argomento o a un problema irrisolto e poi fare qualcosa di non correlato in cui si possa lasciar vagare la mente come, ad esempio, lavare i piatti, pulire l'appartamento, fare una passeggiata senza telefono.

"Queste erano tutte situazioni che mi sono capitate durante la doccia, mentre guidavo, mentre facevo la mia passeggiata quotidiana e che alla fine ho trasformato in libri"
(Steven King)

L'ultimo "trucchetto" che funziona proprio perché si basa sulla scoperta della psicologa russa è quello di compilare, alla fine di una giornata, una lista delle cose che vogliamo fare il giorno dopo, organizzandole per priorità. Sarà un po' come averle iniziate. 

Organizzarsi in questo modo, isola ogni progetto da affrontare, calma il subconscio e permette di lavorare in maniera più produttiva.

...e quando non si riesce a smettere di pensare a tutto quello che c'è fare, prima di farsi prendere da un'altra cosa, fare una bella lista di ciò che c'è da affrontare dopo