Passata Pasqua e penso: non c'è resurrezione senza un "venerdì" difficile! E resurrezione in fondo altro non è che un passaggio, un modo per rinascere. È un po' lo stesso anche per le persone.
In altre parole, per rinascere è come se ogni volta una parte di sé e della propria esistenza, dovesse morire,...e certamente non è piacevole.
Tra l'altro questo paradosso di "non c'è rinascita senza morte", è una costante che riguarda un po' tutto:
- Imparare qualcosa di nuovo fa sentire stupidi, prima di rendere competenti.
- Allenarsi fa sentire deboli, prima di rendere forti.
- Affrontare le paure fa sentire terrorizzati, prima di rendere coraggiosi.
- Guarire fa spesso storcere il naso per accettare cure poco simpatiche.
- ...e per trovare pace bisogna attraversare il caos.
Forse la vita ha questa cattiva abitudine di travestire la crescita da fallimento e l'evoluzione da dolore, e far sembrare davvero importante solo ciò che è "neurobiologicamente costoso".
Forse arrivare a chi si è davvero è un processo disordinato e bisogna ogni volta "infrangere" chi si era prima per fare spazio a ciò che si è destinati a diventare.
Probabilmente non si è forti solo quando ci si sente forti. Forse la vera forza si costruisce ogni giorno nella "palestra della vita" da fragili e sopraffatti.
Forse quel sentirsi a volte abbattuti e indietro rispetto a dove si vorrebbe essere, è perché si è in qualche modo proprio nel mezzo di una forma di rinascita.
Non c'è il sottofondo di Rocky mentre la si attraversa, ma tutto somiglia piuttosto a un giorno anonimo qualunque come oggi in cui ci si sveglia con qualche pensiero cupo, ma si decide comunque di non mollare.