domenica 22 dicembre 2024

Amore

Allora Almitra disse: Parlaci dell’Amore.
Ed egli sollevò il capo e guardò il popolo, e una gran pace discese su di loro. E a voce alta disse:

Quando l’amore vi fa cenno, seguitelo,
Benché le sue strade siano aspre e scoscese.
E quando le sue ali vi avvolgono, abbandonatevi a lui,
Benché la spada che nasconde tra le penne possa ferirvi.
E quando vi parla, credetegli.
Anche se la sua voce può mandare in frantumi i vostri sogni come il vento del nord lascia spoglio il giardino.

Perché come l’amore v’incorona così vi crocifigge. E come per voi è maturazione, così è anche potatura.
E come ascende alla vostra cima e accarezza i rami più teneri che fremono al sole,
Così discenderà alle vostre radici che scuoterà dove si aggrappano con più forza alla terra.
Come fastelli di grano, vi raccoglierà.
Vi batterà per denudarvi.
Vi passerà al crivello per liberarvi dalla pula.
Vi macinerà fino a farvi farina.
Vi impasterà fino a rendervi plasmabili. E poi vi assegnerà al suo fuoco sacro, perché possiate diventare il pane sacro nei sacri conviti di Dio.
Tutto questo farà in voi l’amore, affinché conosciate i segreti del cuore, e in quella conoscenza diventiate un frammento del cuore della Vita.

Ma se avrete paura, e cercherete soltanto la pace dell’amore e il piacere dell’amore,
Allora è meglio che copriate le vostre nudità, e passiate lontano dall’aia dell'amore, nel mondo senza stagioni dove potrete ridere, ma non tutto il vostro riso, e piangere, ma non tutto il vostro pianto.

L’amore non dà nulla all’infuori di sé, né prende nulla se non da se stesso.
L’amore non possiede né vuol essere posseduto,
Perché l’amore basta all’amore.

Quando amate non dovreste dire: «Dio è nel mio cuore» ma, semmai, «sono nel cuore di Dio».
E non crediate di guidare il corso dell’amore, poiché l’amore, se vi trova degni, guiderà lui il vostro corso.

L’amore non desidera che il proprio compimento.
Ma se amate e quindi avete desideri, i vostri desideri siano questi:
Sciogliersi e farsi simili a un ruscello che scorra e canti alla notte la sua melodia.
Conoscere il martirio della troppa tenerezza.
Esser feriti dal vostro proprio intendere l’amore,
E sanguinare di buon grado, gioiosamente.
Svegliarsi all’alba con un cuore alato e dire grazie a un nuovo giorno d’amore;
Riposare nell’ora meridiana e meditare sull’estasi amorosa;
Tornare a casa con gratitudine la sera;
E addormentarsi con una preghiera per chi amate nel cuore, e un canto di lode sulle labbra.

Kahlil Gibran

domenica 8 settembre 2024

Giudicare o Non Giudicare

Scrive un maestro taoista: gli antichi non conoscevano le cose; poi impararono a distinguerle e a nominarle; infine iniziarono a confrontarle e a emettere giudizi. Fu allora che il Tao, il senso dell’Uno, ebbe fine.

Kategorumenon in greco significa imputazione. Quando incaselliamo persone e cose in categorie separate, stiamo cominciando a costruire le aule dei tribunali nei quali poi le trascineremo, gli uni contro gli altri armati.

L’albero del bene e del male, o albero della conoscenza, è l’albero del linguaggio. Ci consente di conoscere, ma anche iniziare a praticare il giudizio che, separandoci dalla nostra Anima, dal paradiso può trascinarci all’inferno.

Il giudizio è la fonte di ogni male. Non giudicare è la fonte di ogni bene. L’Anima non giudica mai: per questo è divina. Il Dio del Vecchio Testamento, giudicante e vendicativo, come gli antichi greci, è una proiezione dell’inconscio umano.

Mauro Scardovelli

sabato 31 agosto 2024

Il Valore delle Cose

Il valore delle cose non sta nella longevità, cioè in quanto durano, ma nell'intensità con cui sono vissute. 
Molte sembrano solo materiali, ma spesso emanano ricordi e alcune destano legami indissolubili. 
Gli incontri sono le più belle, le persone, tutte, ci insegnano qualcosa, sempre. 
Le più preziose fanno casa nel cuore e ci abitano a vita. 

Materia e anima è ciò di cui siam fatti, l'essenza si rapprende e dà significato all'esistenza, e vive in tanti mondi. 

No, non esistiamo solo sulla Terra, ma anche in tutti quei mondi che nessun occhio vede, ma che ci sono, fanno parte di noi e noi di loro. 
Siamo qui per imparare, per portare l'anima ad una consapevolezza superiore, nell'amore che ci avvolge. 

No, se non accoglie tutto ciò che accade intorno come un dono e s'apre completamente al cuore, s'arrende all'amore e prende ad osservar la vita con occhi divini, l'anima non cresce, non evolve e non completerà la sua missione. 

Tutto sarà completo e chiaro, e si potrà viaggiare liberi, senza più limiti, quando taciteremo ogni pensiero e lascereremo l'anima andare dove sente. 

mercoledì 14 agosto 2024

Il Movimento dell'Anima

Ogni cambiamento si presenta 
nelle vite come un 
gentile messaggero,  
portando con sé il dono 
dell'evoluzione dell'anima.

La mente, a volte confusa e incerta,  
non riesce a cogliere la saggezza dell'anima,  
che danza armoniosamente 
nella vastità dell'esistenza.  

Indipendentemente da ciò che accade,  
l'anima si muove sempre in avanti,  
seguendo il sentiero luminoso 
della sua evoluzione.  

Essa non conosce ritorno;  
non si ferma mai, ma avanza 
con grazia e determinazione,  
e per questo motivo 
bisogna mantenere un cuore sereno,  
ed essere positivi sempre, 
qualsiasi tempesta possa abbattersi.  

Può sembrare, per la mente, 
che tutto stia crollando, a volte, 
ma in realtà, ogni istante è un 
meraviglioso atto di trasformazione.  
In quest'era di accelerazione,  
occorre lasciar andare le preoccupazioni,  
riempiendo il cuore di gratitudine per la vita,  
perché nessuno sa come la vita cosa è meglio, 
ed ogni sfida è una lezione,  
ogni esperienza è un'opportunità per crescere.  

Ogni autentico percorso spirituale è essenzialmente una storia d'amore tra il discepolo e il maestro o fra il discepolo e la Vita.

Quando ti innamori della Vita entri in contatto con il Cuore più che con un metodo di lavoro su di sé. 
In questo modo affondi le radici nel Divino, rendendo possibile una trasmissione diretta da cuore a cuore con ogni anima.

Ogni percorso spirituale e ogni lavoro su di sé dovrebbe avere un unico obiettivo: farti innamorare della Vita così perdutamente da dimenticarti di te stesso.

Come puoi guarire e andare oltre il disagio senza amore?

Ogni cosa è toccata dall'amore e tu stesso/a sei amore. 
Questa è la magia.

L'anima lo sa, sa come guidare ognuno,  
sa come condurre tutti verso la luce,  
quella luce che risplende dentro ogni persona.  
Bisogna aprire il cuore, 
seguirne il movimento,  
perché amare è la meta. 
Amare la vita e ogni creatura, 
è l'unica vera essenza del viaggio di ognuno. 

Non Dare Perle ai Porci

Anni addietro, il giudizio altrui influenzava molto le mie scelte. 

Probabilmente molti si potrebbero riconoscere in queste parole e anzi, se ciò accadesse ne sarei felice e con cuore grato.

Ho sempre preso le mie scelte con entusiasmo. Non a caso la parola entusiasmo la amo particolarmente, deriva dal greco: en dentro thèos dio. Il Dio dentro.

Avere Dio dentro. Non è meraviglioso?

Eppure appena parlavo delle mie scelte, dei miei sogni o dei miei futuri progetti, invece dell'appoggio altrui, che fosse un amico, un familiare o un partner, ricevevo quasi sempre la stessa risposta:

"Resta con i piedi per terra." 
"Se fosse così facile!" 
"Ma chi credi di essere?" 
"Sei un sognatore!" 

Così quell'entusiasmo veniva spazzato via all'istante.

Per questo oggi risuonano forti in me le parole di Matteo (7.6): "Non dare perle ai porci." 

Ovviamente è una metafora, non ci sono veramente né perle, né tanto meno porci, ma una cosa davvero importante è imparare a liberarsi dal giudizio altrui.

Come fare? 
Quando gli altri gettano il dubbio nella tua mente, e ovviamente lo fanno inconsapevolmente, c'è sempre una cosa da tenere a mente: il potere di Dio rimane sempre dentro te...è lì, e ci resta sempre.

Dio è con me ovunque io vada.
Dio è con te ovunque tu vada.

Non è meraviglioso!? 

Prova nel silenzio, prendendoti del tempo per te stesso/a, e osserva quanta pace dimora in te restando nella certezza che Dio è con te ovunque tu vada. 

Provalo come pratica.
Una pratica semplice ma molto potente.

Se il mondo non ti capisce e non accetta le tue folli idee, non sei solo. 
Dio crede in te. 

Molti amici miei di vecchia data, col tempo, mi sono reso conto che si sentivano piccoli e inadeguati, così per loro, vedere qualcuno a loro vicino che poteva farcela, li faceva sentire minacciati.
Faceva crollare il loro mondo fatto di finte certezze.

Non voglio indurti a giudicare altre persone, anzi in realtà quando ti accorgi che la tua mente 
cerca di limitarti, riuscirai ad andare oltre, con amore e vedrai solo amore negli altri, accogliendoli, non giudicandoli.
Come in una vera famiglia.

Ora quando sento entusiasmo mi confido con Dio, con la vita, con l'energia, con l'universo o la natura, chiamalo come preferisci, e poi mi faccio da parte.

E stranamente arrivano le persone giuste, le situazioni giuste, facendomi comprendere come ognuno di noi sia un meraviglioso specchio di Verità dove Dio stesso si riflette in tutta la sua Luce.

Quanta magia.
Quanto amore.
Quanta grazia.

Questo è ciò che siamo.
Onora la vita: Dio è con te ovunque tu vada.

lunedì 5 agosto 2024

Presta Attenzione

"Presta attenzione ai tuoi pensieri, perché diventano parole.
Presta attenzione alle tue parole, perché diventano azioni.
Presta attenzione alle tue azioni, perché diventano abitudini.
Presta attenzione alle tue abitudini, perché diventano il tuo carattere.
Presta attenzione al tuo carattere, perché diventa il tuo destino."

Non è chiara l'origine di questa citazione.

C'è chi la fa risalire agli insegnamenti della Torah, c'è chi l'attribuisce all'immancabile filosofo cinese Lao Tzu, e chi ha ritrovato questo testo in un discorso motivazionale degli anni '40 di tal Patrick Overton.

Quale che sia l'origine di questa frase, c'è un dettaglio che molti non notano leggendola...

La prima tessera di questo domino mentale non sono i nostri pensieri, bensì la nostra attenzione.

Non è un caso che venga infatti ripetuta più volte l'espressione "presta attenzione".

L'attenzione, infatti, è l’unica vera variabile esistenziale su cui abbiamo una qualche forma di controllo.

NON possiamo controllare i pensieri che emergono nella nostra mente.

NON possiamo controllare gli eventi che accadono nella nostra vita.

NON possiamo neanche controllare il tempo che continua a fluire indifferente ai nostri sforzi.

Ma l’attenzione sì, l’attenzione e come decidiamo di indirizzarla, è una nostra scelta.

…ed è l’unica scelta che conta davvero.

Sono i pensieri a cui decidiamo di dare attenzione (o meno) a determinare le parole che usiamo nel nostro dialogo interiore.

Queste parole influenzano le azioni che scegliamo o meno di compiere.

La ripetizione di queste azioni rappresenta la collezione delle nostre abitudini quotidiane.

Queste abitudini, infine, determinano la nostra personalità, il nostro atteggiamento mentale e una parte consistente dei risultati che otteniamo nella nostra vita personale e professionale.

Ma parte tutto da lì… da quell’ "occhio di bue" che è la nostra attenzione e su quale parte del nostro teatro esistenziale scegliamo di dirigerla.

sabato 27 luglio 2024

La Canzone del Buon Umore

Il 7 Maggio 2019, la scienza ha stabilito quale canzone può farti stare meglio in assoluto, ovviamente se l'ascolti. È dei Queen, molto probabilmente la conosci, il suo titolo è "Don't stop me now".

Questo brano dei Queen si aggiudica il primo posto nella classifica delle canzoni che hanno un impatto positivo sull’umore.

Secondo uno studio condotto dal neuroscienziato cognitivo Jacob Jolij dell'Università di Groningen, questa celebre traccia è la più incoraggiante del mondo.

La ricerca, commissionata da un noto brand di elettronica, ha analizzato diversi fattori, tra cui i battiti al minuto, la tonalità e gli accordi e secondo Jolij, combinando questi elementi si ottiene la formula per la perfetta ‘feel-good song’.

Ecco la top 10 delle canzoni che mettono di buon umore secondo lo studio:

Queen, "Don't Stop Me Now"
ABBA, "Dancing Queen"
Beach Boys, "Good Vibrations"
Billy Joel, "Uptown Girl"
Survivor, "Eye of the Tiger"
The Monkees, "I'm a Believer"
Cyndi Lauper, "Girls Just Wanna Have Fun"
Bon Jovi, "Livin' on a Prayer"
Gloria Gaynor, "I Will Survive"
Katrina & the Waves, "Walking on Sunshine"

lunedì 22 luglio 2024

Felicità nei Palloncini

Un insegnante un giorno decise di fare un gioco nella sua scuola. 
Passò per tutte le classi del piano la mattina e diede un palloncino ad ogni studente, dicendo di gonfiarlo, scriverci sopra il proprio nome con un pennarello e di gettarlo così nel corridoio fuori dall'aula, quindi pregandoli di aspettarlo fuori alla porta della propria aula all'ora di ricreazione. 

Il professore arrivò puntuale a ricreazione, mescolò rapidamente tutti i palloncini del piano e, tra le facce attonite e in attesa degli studenti disse a gran voce: 
"Ora avete 5 minuti per ritrovare ognuno il proprio palloncino."

I ragazzi si misero di buona lena a cercare tutti insieme ognuno il suo palloncino, ma nonostante una ricerca forsennata, nessuno riuscì a ritrovare il suo.

Allora il professore diede una nuova regola. Disse agli studenti di prendere il primo palloncino che avessero trovato e consegnarlo alla persona il cui nome era scritto sopra. 
In 5 minuti ognuno aveva in mano il proprio palloncino.

Il professore allora disse a quel punto agli studenti: 

"Che cosa possiamo imparare da da questa esperienza?" 
E aggiunse: 
"I palloncini sono come la felicità. Se ognuno cerca la propria, difficilmente la troveremo. Ma se ci preoccupiamo di quella degli altri, troveremo anche la nostra." 

martedì 16 luglio 2024

Pensieri in Fuga, da Dentro l'Abitacolo

Un pensiero saltella nella mente, è ballerino, qualcosa che sento, emerge come magma caldo all'improvviso, nel traffico assordante. 
Vorrei fermarlo, scriverlo, attaccarlo al muro. 
Prendo il telefono? 
Ma no, sono in ritardo, e poi è pericoloso, esito quel mezzo secondo, puntuale il clacson di quello dietro, come se non avessi tanta fretta anch'io, ma c'è una cosa còlta dal prato dei pensieri, che ho capito e che vorrei fissare, devo appuntarla in qualche posto.
Verde, devo muovermi.

Devo, devo, devo, il tempo scorre, ma forse non è il tempo a scorrere veloce, è che quando devi abbandonare quel che senti, per dedicarti a ciò che scorre in fretta sotto gli occhi, forse non è vita. 
La vita è quando fermi il mondo per farlo ciò che senti, per viverlo con la concentrazione necessaria, con tutto te stesso, che sia per un minuto, un'ora o per un giorno, quando ti fermi a vivere dentro istanti eterni che non esiste altro. 

Parcheggio, rallento col pensiero e scrivo queste poche righe, poi riparto. 

lunedì 15 luglio 2024

Le Due Anfore

Un contadino portava l'acqua dalla sorgente al villaggio in due grosse anfore che  trasportava sulle spalle.....faceva questo ogni giorno. 

Una delle anfore, vecchia e piena di fessure, durante il viaggio, perdeva acqua.
L'altra, nuova e perfetta, conservava tutto il contenuto senza perderne neppure una goccia.

L'anfora vecchia e screpolata si sentiva umiliata e inutile, tanto più che l'anfora nuova non perdeva l'occasione di far notare la sua perfezione: 
"Non perdo neanche una stilla d'acqua, io!".

Un mattino, la vecchia anfora si confidò con il padrone: 
"Lo sai, sono cosciente dei miei limiti. Sprechi tempo, fatica e soldi per colpa mia. Quando arriviamo al villaggio io sono mezza vuota. Perdona la mia debolezza e le mie ferite".

Il giorno dopo, durante il viaggio, il padrone si rivolse all'anfora screpolata e le disse: 
"Guarda il bordo della strada".
"E' bellissimo, pieno di fiori".
"Solo grazie a te", disse il padrone. "Sei tu che ogni giorno innaffi il bordo della strada. Io ho comprato un pacchetto di semi di fiori e li ho seminati lungo la strada, e senza saperlo e senza volerlo, tu li innaffi ogni giorno...
La vecchia anfora non lo disse mai a nessuno, ma quel giorno si sentì morire di gioia.

Siamo tutti pieni di ferite e di screpolature, ma se lo vogliamo, possiamo fare meraviglie pur con le nostre imperfezioni.

Bruno Ferrero

sabato 13 luglio 2024

Se Rinascessi


Se rinascessi, 
comincerei daccapo, 
e amerei all'infinito 
sempre e comunque. 

Se un giorno tornerò alla vita,
la casa mia non avrà chiavi,
sempre aperta,
come il mare, la luce, l'aria. 

Che entri la notte 
e che entri il giorno,
la pioggia azzurra, la sera,
il dolce rosso dell'aurora, 
e anche la luna, dolce amante.

Che l'amicizia non trattenga
il passo sulla soglia,
né le rondini il volo,
né l'amore le labbra.

Nessuno si senta risparmiato.

La mia casa,
il cuore mio, mai chiusi.
Che entrino gli uccelli,
il respiro degli amici, l'amore.

venerdì 12 luglio 2024

Uno di Voi è il Messia

Un guru che stava meditando nella sua grotta sull'Himalaya, aprì gli occhi e scoprì un visitatore inatteso seduto di fronte a lui. 
Era l'abate di un famoso monastero,
«Che cosa cerchi qui?» chiese il guru.
L'abate raccontò una triste storia.

Un tempo il monastero era stato famoso
in tutto il mondo occidentale.
Le celle erano piene di giovani postulanti e la chiesa riecheggiava del canto dei monaci. 
Ma poi erano sopraggiunti tempi duri.
La gente non accorreva più in massa ad alimentare il proprio spirito, il flusso di novizi si era arrestato e la chiesa era immersa nel silenzio.
Erano restati solo un pugno di monaci,
i quali accudivano ai propri doveri con il cuore gonfio di tristezza.

Quello che l'abate voleva sapere era questo:
«È a causa di un nostro peccato che il monastero si è ridotto in questo stato?»
«Si», rispose il guru, «un peccato di ignoranza».
«E di che peccato si tratta?»
«Uno di voi è il Messia sotto false spoglie
e voi non lo sapete». 
Dopo aver detto questo, il guru chiuse gli occhi e ritornò in meditazione.

Lungo tutto il difficile viaggio di ritorno
al monastero, il cuore dell'abate batteva forte al pensiero che il Messia, il Messia in persona, era ritornato sulla terra ed era proprio lì, nel monastero.
Come mai non l'aveva riconosciuto?
E chi poteva essere? Fratel Cuoco? Fratel Sagrestano? Fratel Tesoriere? Fratel Priore? No, lui no, ahimè, aveva troppi
difetti.
Ma il guru aveva detto che era nascosto
sotto false spoglie.
Forse quei difetti erano un travestimento?
A pensarci bene, tutti al monastero avevano dei difetti.
Eppure uno di loro era il Messia!

Al suo ritorno, radunò i monaci e li informò di ciò che aveva scoperto.
Essi si guardarono l'un l'altro increduli.
II Messia? Qui? Incredibile! Ma a quanto pare era lì in incognito. Allora, forse...
E se fosse stato il tale? O il talaltro, laggiù? Oppure quell'altro...

Una cosa era certa: se il Messia era lì sotto mentite spoglie, non sarebbe stato facile riconoscerlo.
Cosi si misero a trattare chiunque con rispetto e considerazione. 
"Non si può mai sapere», pensavano dentro di sé quando avevano a che fare con chiunque dei loro confratelli: "Magari è proprio questo". 

Il risultato fu che l'atmosfera del convento divenne tutto un vibrare di gioia. 
Presto dozzine di aspiranti vennero a chiedere di entrare nell'ordine, e la chiesa tornò a riecheggiare dei santi e lieti canti dei monaci, i quali irradiavano lo spirito dell'Amore.

A che serve avere gli occhi, se il cuore è cieco?

Anthony De Mello
La Preghiera della Rana, 1997

mercoledì 10 luglio 2024

Avremo Tavoli Pieni di Persone Contente


Potremo ancora giocare la partita del tempo
Magari colorare qualche cartolina

E nelle notti future buttarci via
Tenere il cuore lontano da ogni nostalgia
E questa voglia di caldo che arriva piano
E questa sete di vita che prende la mano

Avremo tavoli pieni di persone contente
E fuori dei motori pieni di benzina
E l'occasione di vivere fantasie
E di nascondere piccole malinconie
Ma la paura la noia ritornano piano
La solitudine porta così lontano

Com'è difficile dire tutto quello che sento
Tutte le piccole grandi verità
Ed ogni movimento che mi cambierà
E camminare così nell'infinito che ho dentro
Che si modifica e cerca libertà
E chiede di capire quello che sarà
Se parli piano puoi sentirlo già
Ascolta l'infinito

Vedremo case tradite dal passare degli anni
Ci sembreranno piccole dimenticate
Ritroveremo discorsi curiosità
E quel dolcissimo male ci accarezze
Ma non avremo parole per dire dov'è
E l'abitudine porta così lontano

Non è possibile dire tutto quello che accende
Tutte le deboli e forti simmetrie
Che lasciano nell'anima le poesie
E quella parte di noi che l'infinito nasconde
Che ci modifica e vuole verità
E sa comunicare quello che sarà
Se guardi dentro puoi vederlo già. 
Ascolta l'infinito. 

Enrico Ruggeri 

Esiste una Stanchezza

Esiste una stanchezza, quella dell’anima, 
per la quale non basta il riposo fisico.
C'è bisogno del mare,
del silenzio,
di poche parole,
della pulizia dei comportamenti,
di non ascoltare la stupidità della gente.
C'è bisogno di respiri lunghi, 
di guardare il cielo, 
di leggere un libro,
sorseggiando una tisana, 
sorridendo ad un pensiero,
piangendo senza vergogna.

Esiste una stanchezza, quella del cuore, 
che ha bisogno di abbracci che regalino la primavera, 
che appaghino quel senso dell'attesa di quando tarda ad arrivare.
Un abbraccio che sia quel bacio sulla fronte, 
mentre dormi, 
mentre ad occhi chiusi combatti le paure, 
che scacci gli incubi, 
combatta i mostri, 
e che regali l’alba, 
anche quando il sole non c’è.

lunedì 18 marzo 2024

Comporre Brani Tirando i Dadi

Presso I'associazione La Limonaia-Scienza Viva di Pisa, nel 2014, fu proposta ad un pubblico di studenti delle Scuole Superiori e dei Licei Musicali, una lezione-concerto particolare.

Per l'occasione furono allestiti alcuni incredibili e interessanti giochi musicali attribuiti a Mozart e Haydn, che permettevano la composizione di brani tirando semplicemente una coppia di dadi.

La realizzazione effettiva del gioco fu preceduta da una lezione introduttiva in cui si presentava il meccanismo del gioco stesso e le sue relazioni con lo sviluppo del calcolo combinatorio, una branca della matematica che studia le possibilità di raggruppamento di elementi e oggetti. L'iniziativa si concluse poi con un concerto dedicato ad un repertorio particolare del tardo barocco teso a ricreare il clima dell'epoca di quei musicisti inventori.

Si trattava di un tipo particolare di giochi da tavolo che a partire dalla seconda metà del 700 ebbero un grande successo. Praticamente erano dei sistemi in grado di generare musica combinando a caso elementi precomposti.

Tra i più fortunati dal punto di vista editoriale troviamo:

  • Der allezeit fertige Menuetten und Polonaisen componist, di J. P. Kirnberg, 1757;
  • Tavola per comporre minuetti e trii all'infinito con due dadi, M. Stadler, 1780; 
  • Gioco Filarmonico facile per comporre un infinito numero di minuetti e trio per due violini e basso o due flauti e basso (attribuito ad Haydn nel 1793).

Ma il più noto di questi giochi fu il Musicalishes Wurfelspiel attribuito a Mozart che compare nel catalogo Kochel delle opere mozartiane con il numero K516f.

Il gioco fu pubblicato simultaneamente a Berlino e ad Amburgo nel 1793 ed ebbe molta fortuna tanto che fu ristampato più volte anche in edizioni di lusso.

Questo consiste di due matrici 8x11, i cui elementi sono battute musicali pre-composte nella tonalità di Do maggiore.
Il numero totale delle colonne è di 8+8=16, corrispondente alla struttura 8+8 tipica del minuetto viennese dell'epoca, mentre il numero di righe corrisponde agli undici diversi esiti del lancio di una coppia di dadi.
Si gioca tirando i dadi e si trascrive su un pentagramma la battuta corrispondente al punteggio realizzato. II gioco termina con il sedicesimo lancio quando il minuetto è completato.

Man mano che il giocatore procede nel gioco, appare una composizione che, pur non essendo grande musica, è però perfettamente sensata e conforme alla grammatica musicale del tempo (si può consultare una edizione d'epoca del gioco presso I'archivio musicale on-line http://www-imslp.org).

Esistono anche versioni moderne del gioco, addirittura sotto forma di applicazione per smartphone, che utilizzano al posto dei dadi gli algoritmi di generazione di numeri pseudo-casuali.

Dal punto di vista del calcolo combinatorio, il numero di minuetti generabili è davvero enorme. In teoria esso corrisponde al numero di disposizioni con ripetizione (questo è il termine matematico esatto) di 11 elementi, in 16 gruppi. Si dimostra infatti che si possono avere così 11 elevato alla 16-sima composizioni diverse.

Si tratta di un numero elevatissimo, ma quello che maggiormente incuriosisce non è tanto il numero sbalorditivo di combinazioni, quanto piuttosto cercare di capire perché il gioco funziona e come possa produrre una musica sensata.

Per capirlo, occorre smontare alcuni meccanismi formali della musica dell'epoca evidenziando le caratteristiche modulari e strutturali di un minuetto, come ad esempio quelli giovanilj di Mozart, ma per capirne meglio l'importanza, prima conviene dire qualcosa sulla sociologia musicale dell'epoca.


Perché la musica era così importante nel 700
Consumare una grande quantità di musica – come mai era stato fatto prima - era uno dei tanti lussi che l'aristocrazia del 700 si concedeva. Quasi ogni corte aveva una propria orchestra, un teatro ed un compositore di corte. Certamente, esisteva anche musica da strada e musica religiosa, tuttavia è nelle corti e per le corti che il linguaggio musicale settecentesco è stato concepito.

Presso la corte viveva e lavorava una gran quantità di cortigiani: ci sono camerieri, giardinieri, artigiani, medici, paggi, dame di compagnia, cavalieri e - naturalmente - musicisti. Ognuno svolge un ruolo preciso con obblighi e privilegi stabiliti secondo una rigida scala gerarchica. Importantissimo è poter riconoscere a prima vista il rango di chi si ha davanti, per tanto massima cura è riservata all' abito, ai modi e ai gesti.
Il linguaggio - inutile dirlo - è sottoposto a regole ben precise e saper conversare secondo l'etichetta è una faccenda molto seria dalla quale spesso dipende la fortuna del cortigiano.


Saper conversare significa essere brillanti nei diversi generi che la conversazione prevede:
il pettegolezzo, I'aneddoto, la maldicenza, l'adulazione e cosi via. Allo scopo è necessario disporre di schemi già collaudati, frasi pronte, aforismi e giochi di parole che, esibiti al momento opportuno, garantiscono il successo della conversazione.

La musica del 700 imita lo stile del parlare di corte. In essa troviamo la stessa eleganza, la stessa cortesia e soprattutto l'impiego di schemi modulari riutilizzabili. Un medesimo stile musicale – lo stile galante' - si estendeva in tutta Europa e ovunque la musica era composta secondo le regole codificate dalla trattatistica teorica.
Se applicate, queste regole producevano le dolcissime eufonie degli intervalli di terza e sesta, evitavano i parallelismi di quinta che suonavano arcaici e plebei, e disciplinavano in una sorta di galateo musicale, I'uso della dissonanza. Questa grammatica aveva lo scopo di muovere la musica su un terreno stabile, inserendo di tanto in tanto qualche elemento di stupore, ma sempre entro l'orizzonte della comprensibilità e del diletto dell'ascoltatore. I giovani compositori imparavano a padroneggiare questo stile esercitandosi sui partimenti (linee destinate alle voci gravi alle quali l'allievo doveva aggiungere il canto) e sui solfeggi che avevano lo scopo di educare il gusto e fornire all'allievo un repertorio di melodie che sarebbero tornate utili in futuro.

Le "melodie appropriate" apprese in questo modo erano per il giovane musicista del 700 le "buone maniere" indispensabili per ottenere una posizione a corte.


La struttura di un minuetto galante
A corte si danzava moltissimo e ogni compositore doveva essere in grado di comporre in breve tempo musica da ballo perfettamente in stile. Allo scopo ci si esercitava fin da giovanissimi. 

Un esempio è il quinto dei brani contenuti nel Nannerl Notebuch - la raccolta di pezzi facili con cui il padre di Mozart, Leopold, insegnava musica ai propri figli. Si tratta di un minuetto, composto all'età di cinque anni, che non va visto come il risultato autonomo di un Mozart enfant prodige ma piuttosto come lo svolgimento di un esercizio di composizione assegnato dal padre insegnante. 

Si tratta di un semplice minuetto di 8+8 battute che nel catalogo mozartiano vanta il primo numero ed è, dal punto di vista strutturale, molto simile alla musica che emerge dal Musicalish Wurfelspiel. Lesercizio consiste nel realizzare un minuetto rispettando le regole formali che ne fissano il genere.


Esempio 1. Mozart, minuetto in Sol maggiore K1

1. La prima parte deve "modulare alla dominante
2. Il minuetto si compone di due parti, ciascuna di 8 battute
3. La seconda parte inizia liberamente ma deve concludere sulla tonica
4. Le battute (1-2) devono avere la stessa figura ritmica delle battute (3-4) e simmetricamente ciò avviene anche nella seconda parte
5. Le battute (5-6) e (13-14) possono essere ritmicamente diverse da quelle precedenti
6. Le battute (7-8) e (15-16) contengono una cadenza standard (IV-V-I)

Ovviamente il padre di Mozart non si limitava ad insegnare meccanicamente le regole formali ma voleva anche trasmettere il gusto e le "buone maniere dello stile galante, ecco dunque alcuni stratagemmi stilistici:

1. L'attacco è una anacrusi: un gruppo di note poste sul tempo debole che pre-
cedono il primo accento forte, come accade anche nel famoso minuetto di Boccherini.
2. L'effetto dell'anacrusi è quello di un garbato "invito alla danza"
3. Ci sono dei ritardi sui tempi forti (vedi la coppia di note legate) overo note estranee all'armonia che risolvono sulla nota giusta scendendo di un grado.
4. La distribuzione dele dissonanze è assolutamente regolare, sul battere delle battute 2,4,10,12 e creano tensione ma sempre quando ce lo si aspetta !
5. Le battute 3-4 sono il fonte delle battute 1-2 e simmetricamente le battute
11-12 lo sono delle 9-10. Nella didattica musicale dell'epoca fonte indica l'abbassamento di un grado di un gruppo di note. (Pensare al tema di apertura della sinfonia in Sol minoren. 40 )
6. Alle battute 5,6 e 13,14 compare una emiolia in cui il ritmo ternario è sostituito da una scansione binaria (3 x 2 = 2 x3).
7. La frivolezza della terzina nelle cadenze è quasi un marchio di fabbrica della galanteria.
8. Il brano risulta strutturato secondo moduli di 2 battute che rispecchiano evidentemente la coreografia della danza.

Concentriamoci sulle coppie di battute con cui termina ciascuna frase: la cadenza, cioè quel particolare movimento del basso (IV-V-I) che storicamente
ha assunto il significato di punto di arrivo, pausa e conclusione.
Nel quaderno dei giovani Mozart si trovano molti minuetti dai quali possiamo estrarre un repertorio di formule cadenzali: cè quella con terzine, con terzine acefale, con salti intervallati ampi o per grado congiunto, interessanti sono quelle con il ritardo tanto a salire quanto a scendere.

Esempio 2: Formule cadenzali estratte dal Nannerl Notebuch

Se proviamo a sostituire una qualunque di queste cadenze al posto di quelle originali, il senso del minuetto non cambia. Le parte acuta è di fatto modificabile mentre ciò che conta è preservare il movimento del basso e la successione armonica che ne deriva.

Astraendo dal materiale melodico non solo per le cadenze ma anche per le altre battute, ciò che resta del minuetto è una sorta di scheletro strutturale articolato secondo il percorso tonica-dominante-tonica che si svolge entro una cornice di 8+8 battute. L'effettivo materiale melodico impiegato svolge dunque un ruolo secondario di rivestimento cosi come il costume indossato da un ballerino potrebbe essere cambiato senza modificare la coreografia.

Uno dei massimi teorici dell'epoca, il compositore Jean Philippe Rameau, diceva che "la melodia discende dall'armonia", intendendo che l'elemento musicale fondante è la struttura armonica (la successione degli accordi) mentre la melodia è scelta tra le tante linee melodiche compatibili con la succesione accordare prefissata. Questo modo di concepire la musica dà luogo ad una pluralità di soluzioni melodiche possibili ed il sorteggio tra diverse soluzioni può essere un criterio di scelta per una realizzazione particolare.

Questa procedura compositiva si ritrova in molti ambiti della musica barocca: si pensi ad edempio alle composizioni costruite su un ostinato (ciaccona, passacaglia) o al genere del tema con variazioni. La natura algoritmica di queste tecniche compositive è ciò che rende possibile il gioco musicale aleatorio. 

Il gioco funziona perché le battute sorteggiate con i dadi sono state precomposte ad-oc in modo da adattarsi perfettamente alla struttura armonica e inoltre ciascuna è realizzata secondo gli stilemi tipici della galanteria musicale dando cosi l'impressione di un discorso melodico "ispirato", quando invece si tratta di un puro patchwork combinatorio.


Caso e Sentimento nella Musica
I giochi musicali come il Musicalishes Wurfelspiel sono, di fatto un sistema di composizione automatica, e il successo che ebbero all'epoca può essere ricondotto al fascino che in generale l'automatismo esercitava nel 700. Basta ricordare la grande fortuna degli automi costruiti da Jacques de Vaucanson tra i quali, in ambito musicale, troviamo un piccolo flautista completamente automatizzato, dotato di labbra mobili, una lingua meccanica che fungeva da valvola per il flusso dell'aria e dita mobili le cui punte in pelle aprivano e chiudevano i fori di un flauto. 

Ancora più famosa fu «l'anatra digeritrice» costruita nel 1739: un'anatra meccanica che dava l'impressione di nutrirsi e digerire e
sembrava avvallare l'idea cartesiana per cui gli animali non sono altro che macchine biologiche.

Se, dunque, un automa esemplifica una idea filosofica viene da chiedersi, per analogia, quale concezione estetica sia veicolata attraverso i giochi musicali. Il fatto che una musica sensata possa emergere da un algoritmo aleatorio obbliga infatti a rivedere l'idea preromantica di musica come linguaggio, soprattutto come linguaggio sentimentale, e a meditare meno ingenuamente sui meccanismi psicologici che intervengono quando attribuiamo significato alla musica. 

Una musica prodotta lanciando dei dadi ma comungue percepita come dotata di significato, suggerisce che "il senso di una composizione può non identificarsi con i suoni che la compongono, bensi con il suo progetto o, in altri termini, con l'insieme delle norme predisposte a vuoto dall'autore e destinate a riempirsi di materale di qualsiasi provenienza." 

In questo senso i giochi musicali del
700 sono gli antecedenti di certi esperimenti compositivi del XX secolo che prevedono l'intervento del caso come accade in certa musica aleatoria di lannis Xenachis.

Una citazione da Milan Kundera aiuta a cogliere questa prospettiva:

"Mi ricordo dei tristi anni passati in Boemia agli inizi della occupazione russa.
Fu allora che mi innamorai di Varèse e di Xenakis: quelle immagini di mondi sonori oggettivi ma inesistenti mi parlavano dell'essere liberato dalla soggettività umana, aggressiva e ingombrante, mi parlavano della bellezza dolcemente disumana del mondo prima o dopo il passaggio degli uomini.
"

Un concetto importante testimoniato dai giochi musicali è che da scelte casuali non
segue necessariamente il caos. Nonostante la casualità, quando è presente una struttura soggiacente, una forma di sensatezza è comunque preservata. 


Caos e caso non sono la stessa cosa.

Alla medesima conclusione era giunta anche la matematica del XVIII secolo: un esempio famoso è il numero Pi greco, che si affaccia nel problema dell'ago di Buffon. II numero pi greco è un ente di squisita origine geometrica, definito come il rapporto tra lunghezza della circonferenza e quella del suo diametro. Un numero che ha assai poco a che fare con il caso. Ebbene, in un saggio intitolato meravigliosamente: Essai d'Arithmétique

Morale (1777), il naturalista George Louis Leclerc, conte de Buffon, mostrava che gettando a caso un ago su una superficie piatta divisa da righe equispaziate (una sorta di parquet o di tappeto a strisce), la probabilità che l'ago intersechi una delle linee è 2/(pi greco), ammesso che l'ago fosse lungo quanto la spaziatura tra le righe.

Rovesciando l'argomento si ha che il numero Pi greco puo essere determinato sperimentalmente, con una certa precisione, gettando per davvero un ago sul pavimento un numero abbastanza clevato di volte. Ecco dunque un misterioso legame tra caso e geometria: lanciando casualmente un ago emerge il numero Pi greco.

Questo tipo di ragionamenti intorno alla mensura sortis, espressione con cui De Moivre indicava il calcolo della probabilità, erano dunque nell'aria dei tardi lumi e costituivano oggetto di indagine per la matematica dell'epoca.
Non stupisce ritrovare negli stessi anni il caso intervenire nei giochi musicali. 

Come avveniva per l'ago di Buffon, anche i giochi musicali mostravano che dal caso non emerge necessariamente il caos, soprattutto quando una struttura opportuna permette di addomesticare la sorte.