lunedì 24 aprile 2023

Pozioni Prodigiose

Se fossi un inventore, una pozione prodigiosa e più che magica creerei. 
In una vasca enorme mescolerei tutti i libri del mondo, quelli di storia, quelli di musica, d'arte, d'amore, di poesia e, se ce ne fossero, anche di gentilezza. 
Con un microfono ed un registratore, raccoglierei poi tutti i pensieri della gente e ne farei un frullato. 
Condirei il tutto con anni e anni di esperienza, colti di qui e di là da ogni angoletto del pianeta per condensarli dentro un serbatoio gigantesco. 
Girerei poi con un mestolone l'intruglio favoloso, farei bollire e distillare il tutto dentro un'ampollina. Ed ecco bella e pronta la pozione della conoscenza.
Chiunque ne beva un po', se fa domande, avrà immediatamente la risposta. Forse non le avrà tutte, ma ci andrà vicino. 
(da inventare in un'altra vita)

domenica 23 aprile 2023

La più Bella Definizione di Nostalgia

La più bella definizione di nostalgia che ho mai sentito, l'ha data una bambina di undici anni. Le righe che seguono sono il racconto del suo medico. 

Come oncologo con 29 anni di esperienza professionale, posso affermare di essere cresciuto e cambiato a causa dei drammi vissuti dai miei pazienti. Non conosciamo la nostra reale dimensione fino a quando, in mezzo alle avversità, non scopriamo di essere capaci di andare molto più in là. 
Ricordo con emozione l’Ospedale Oncologico di Pernambuco, dove ho mosso i primi passi come professionista. Ho iniziato a frequentare l’infermeria infantile e mi sono innamorato dell’oncopediatria.
Ho assistito al dramma dei miei pazienti, piccole vittime innocenti del cancro. Con la nascita della mia prima figlia, ho cominciato a sentirmi a disagio vedendo la sofferenza dei bambini. Fino al giorno in cui un angelo è passato accanto a me! 

Vedo quell’angelo nelle sembianze di una bambina di 11 anni, spossata da due lunghi anni di trattamenti diversi, manipolazioni, iniezioni e tutti i problemi che comportano i programmi chimici e la radioterapia. Ma non ho mai visto cedere quel piccolo angelo. L’ho vista piangere molte volte; ho visto anche la paura nei suoi occhi, ma è umano!

Un giorno sono arrivato in ospedale presto e ho trovato il mio angioletto solo nella stanza. Ho chiesto dove fosse la sua mamma. Ancora oggi non riesco a raccontare la risposta che mi diede senza emozionarmi profondamente. 
“A volte la mia mamma esce dalla stanza per piangere di nascosto in corridoio. Quando sarò morta, penso che la mia mamma avrà nostalgia, ma io non ho paura di morire. Non sono nata per questa vita!”
“Cosa rappresenta la morte per te, tesoro?”, le chiesi. 
“Quando siamo piccoli, a volte andiamo a dormire nel letto dei nostri genitori e il giorno dopo ci svegliamo nel nostro letto, vero? (Mi sono ricordato delle mie figlie, che all’epoca avevano 6 e 2 anni, e con loro succedeva proprio questo)”. 
“È così. Un giorno dormirò e mio Padre verrà a prendermi. Mi risveglierò in casa Sua, nella mia vera vita!” 
Rimasi sbalordito, non sapendo cosa dire. Ero scioccato dalla maturità con cui la sofferenza aveva accelerato la spiritualità di quella bambina.“E la mia mamma avrà nostalgia”, aggiunse. 
Emozionato, trattenendo a stento le lacrime, chiesi: “E cos’è la nostalgia per te, tesoro?”

La nostalgia è l’amore che rimane!
Oggi, a 53 anni, sfido chiunque a dare una definizione migliore, più diretta e più semplice della parola “nostalgia”: è l’amore che rimane! Il mio angioletto se ne è andato già molti anni fa, ma mi ha lasciato una grande lezione che mi ha aiutato a migliorare la mia vita, a cercare di essere più umano e più affettuoso con i miei pazienti, a ripensare ai miei valori. Quando scende la notte, se il cielo è limpido e vedo una stella la chiamo il “mio angelo”, che brilla e risplende in cielo. Immagino che nella sua nuova ed eterna casa sia una stella folgorante. 

Grazie, angioletto, per la vita che ho avuto, per le lezioni che mi hai insegnato, per l’aiuto che mi hai dato. Che bello che esista la nostalgia! L’amore che è rimasto è eterno. 

Dr. Rogério Brandão

sabato 22 aprile 2023

Le Persone Belle

Le persone belle veramente non sono solo quelle esteticamente gradevoli, sono belle quelle
che guardarle solamente
mette in pace con il mondo,
quelle che in uno sguardo solo
celano tutta l’armonia che esiste, quelle senza spigoli, quelle che della gentilezza fanno il loro abito ogni giorno, 
quelle che hanno fatto quasi sempre i conti con il male, optando sempre per il bene,
quelle che da qualsiasi angolo le scruti,
svelano l’immensità che portano di dentro.

venerdì 21 aprile 2023

Con Tutte le Forze

Un ragazzo e suo padre stavano camminando insieme in un bosco. Ad un certo punto si imbatterono in un grosso tronco, che stava bloccando il sentiero. Al che il ragazzo si rivolse a suo padre e disse: "Pensi che possa sollevare questo tronco, babbo?"
Il padre rispose: "Se userai tutte le tue forze, sì, ci riuscirai".
Il ragazzo si rimboccò le maniche, piegò le ginocchia, e mise le mani sotto il tronco. Chiuse le braccia e si sollevò con ogni grammo di forza che aveva in corpo. Ma il tronco non si mosse di un millimetro. Provò ancora e ancora fino a quando, sfinito e senza fiato, si arrese. 
Allora guardò suo padre con disappunto e disse: "Mi avevi detto che sarei riuscito a sollevarlo!"
Suo padre sorrise e disse gentilmente: "Ti avevo detto che saresti riuscito a sollevarlo se avessi usato tutte le tue forze. Ma ti sei dimenticato di chiedermi aiuto.
"Quindi il ragazzo chiese a suo padre di aiutarlo e insieme sollevarono il tronco spostandolo dal sentiero

giovedì 20 aprile 2023

Il Segreto della Felicità


Un mercante, una volta, mandò il figlio ad apprendere il segreto della felicità dal più saggio di tutti gli uomini. Il ragazzo vagò per quaranta giorni nel deserto, finché giunse a un meraviglioso castello in cima a una montagna. Là viveva il Saggio che il ragazzo cercava.Invece di trovare un sant'uomo, però, il nostro eroe entrò in una sala dove regnava un'attività frenetica: mercanti che entravano e uscivano, ovunque gruppetti che parlavano, una orchestrina che suonava dolci melodie. E c'era una tavola imbandita con i più deliziosi piatti di quella regione del mondo. Il Saggio parlava con tutti, e il ragazzo dovette attendere due ore prima che arrivasse il suo turno per essere ricevuto. 
Il Saggio ascoltò attentamente il motivo della visita, ma disse al ragazzo che in quel momento non aveva tempo per spiegargli il segreto della felicità. Gli suggerì di fare un giro per il palazzo e di tornare dopo due ore. Nel frattempo, voglio chiederti un favore, concluse il Saggio, consegnandogli un cucchiaino da tè su cui versò due gocce d'olio. Mentre cammini, porta questo cucchiaino senza versare l'olio. 
Il ragazzo cominciò a salire e scendere le scalinate del palazzo, sempre tenendo gli occhi fissi sul cucchiaino. In capo a due ore, ritornò al cospetto del Saggio. Allora, gli domandò questi, hai visto gli arazzi della Persia che si trovano nella mia sala da pranzo? Hai visto i giardini che il Maestro dei Giardinieri ha impiegato dieci anni a creare? Hai notato le belle pergamene della mia biblioteca?'

Il ragazzo, vergognandosi, confessò di non avere visto niente. La sua unica preoccupazione era stata quella di non versare le gocce d'olio che il Saggio gli aveva affidato. 
Ebbene, allora torna indietro e guarda le meraviglie del mio mondo, disse il Saggio. Non puoi fidarti di un uomo se non conosci la sua casa.Tranquillizzato, il ragazzo prese il cucchiaino e di nuovo si mise a passeggiare per il palazzo, questa volta osservando tutte le opere d'arte appese al soffitto e alle pareti. Notò i giardini, le montagne circostanti, la delicatezza dei fiori, la raffinatezza con cui ogni opera d'arte disposta al proprio posto. Di ritorno al cospetto del Saggio, riferì particolareggiatamente su tutto quello che aveva visto. Ma dove sono le due gocce d'olio che ti ho affidato? domandò il Saggio. 
Guardando il cucchiaino, il ragazzo si accorse di averle versate. Ebbene, questo è l'unico consiglio che ho da darti, concluse il più Saggio dei saggi.Il segreto della felicità consiste nel guardare tutte le meraviglie del mondo senza dimenticare le due gocce d'olio nel cucchiaino."
Paulo Coelho

mercoledì 19 aprile 2023

Cucire è...

"Nonna, cosa si fa se si è disperati?"
"Si cuce bambina mia. A mano, lentamente. Gustandosi ogni onda creata con le proprie dita."
"Cucire fa allontanare la disperazione?"
"No. Cucendo tu la decori. La guardi in faccia. L'affronti. Le dai forma. L'attraversi. E vai oltre."
"Davvero è così potente cucire a mano?"
"Certo cara. La gente non cuce più e per questo è disperata. Le sarte sanno che con ago e filo puoi affrontare qualsiasi situazione buia riuscendo anche a creare dei meravigliosi capolavori. Mentre muovi le tue mani è come se muovessi la tua anima in modo creativo. Se ti lasci trasportare dal ritmo ripetitivo del rammendo e del ricamo entri in un vero e proprio stato meditativo. Riesci a raggiungere altri mondi. Ed il groviglio di fili emotivi dentro di te si ammorbidisce. Senza fare null'altro."
"Cosa s'impara cucendo?"
"Ad affrontare ogni punto. E basta. Senza pensare al punto successivo. Ci si focalizza sul punto presente, ad ogni cucitura. Che poi è quello che ci sfugge nella vita quotidiana. Siamo disperati perché pensiamo sempre al futuro. E così facendo il ricamo diviene disarmonico, confuso, poco curato."
"Si ma nonna... le preoccupazioni e le paure come si fanno a vincere con il cucito?"
"Bambina mia. Non le devi vincere, devi solo accoglierle, e comprenderle. Cucendo tessi la trama della vita con le tue mani, sei tu a creare l'abito adatto a te stessa. Cucendo ti colleghi a quel filo sottilissimo che appartiene a tutta l'umanità e ai suoi misteri. Cucendo ti trasformi in un ragno che tesse la sua ragnatela raccontando silenziosamente al mondo tutti i segreti della vita. Intrecciando i fili, intrecci i tuoi pensieri, le tue emozioni. E ti colleghi al divino che è in te e che tiene in mano l'inizio del filo."

Elena Bernabè

martedì 18 aprile 2023

La Storia dell'Uovo d'Aquila

Un uomo trovò un uovo d’aquila e lo mise nel nido di una chioccia.
L’uovo si schiuse contemporaneamente a quelle della covata, e l’aquilotto crebbe insieme ai pulcini.
Per tutta la vita l’aquila fece quel che facevano i polli del cortile, pensando di essere uno di loro. Frugava il terreno in cerca di vermi e insetti, chiocciava e schiamazzava, scuoteva le ali alzandosi da terra di qualche decimetro.
Trascorsero gli anni, tanti, e l’aquilotto divenne vecchio. Un giorno vide sopra di sé, nel cielo sgombro di nubi, uno splendido uccello che planava, maestoso ed elegante, in mezzo alle forti correnti d’aria, muovendo appena le robuste ali dorate.
Il vecchio aquilotto alzò lo sguardo, stupito. “Chi è quello?” chiese. “E’ l’aquila, il re degli uccelli”, rispose il suo vicino. “Appartiene al cielo. Noi invece apparteniamo alla terra, perché siamo polli.”
E così quell’aquilotto visse e morì come un pollo, perché pensava di essere tale.

A volte mi chiedo se siamo più aquile o più polli.