È un continuum di parole e immagini che arrivano a occupare tutto lo spazio disponibile, fino a saturarlo.
Quelle immagini diventano i pensieri.
È come il sottofondo di una radio interna che trasmette senza pause, Radio NST - Non-Stop Thinking.
II silenzio è il suo opposto.
Nello scarto tra rumore e silenzio c'è la pratica della meditazione.
Non basta infatti spegnere la radio,
chiudersi in una stanza e spegnere la luce per creare una condizione di silenzio. Perché questo sia reale bisogna coltivare la pratica del silenzio, che poi corrisponde alla pratica della meditazione, quotidiana, che porta consapevolezza.
Si è imprigionati nel passato, che torna sotto forma di ricordi o di rimpianti nella mente o nel futuro, nell'ipotesi di ciò che potrebbe essere. Cosi si evita il presente, ed esso sfugge.
La pratica del silenzio invece è focalizzare le proprie energie solo sul presente. Si comincia dal respiro, unico potente uncino in grado di riportare l'attenzione nel momento, nel qui e ora.
Si prosegue una cosa alla volta, ad esempio si cucina osservando cosa si sta preparando o si ascolta musica.
Troppe volte ci si perde nel tentativo di fare più cose contemporaneamente e così si parla al telefono mentre tagliano le verdure o su legge un libro con la televisione accesa.
Ottimizzare il tempo dà solo l'illusione di un risparmio.
È solo con la consapevolezza che viene dall'ascolto del silenzio che possiamo essere più attenti e partecipi al momento presente.
Cosi come si impara a respirare con la meditazione, allo stesso modo si impara ad ascoltare il silenzio. Può volerci del tempo, ma con l'abitudine si riesce a controllare la zona di silenzio difendendola dai rumori esterni.
Allinizio infatti si sentono solo rumori, interferenze che riportano la mente altrove. Poi, piano piano, i rumori si allontanano, e si crea uno spazio interno, solo apparentemente vuoto.
Quello spazio di silenzio è prezioso e va coltivato con cura perché li si manifesta la vera essenza dell'uomo e la libertà di essere. Non solo, trovare e ritrovarsi in quello spazio è l'unica forma di cura
efticace verso se stessi e verso la comunità.
La conquista del silenzio garantisce una maggiore consapevolezza e tutto intorno cambierà forma e sostanza. Sarà la consapevolezza a guidare le azioni e non i pensieri, sarà il desiderio di tornare al
qui e ora che permetterà di scegliere dove stare, cosa fare, a chi dedicare il proprio tempo.
Si smette di perdere tempo, perché si sarà raggiunto un ascolto attivo.
Il silenzio infatti non è un vuoto, come si potrebbe pensare, è piuttosto assenza di suono come avviene nella musica tra una
nota e un'altra. Quella pausa è essa stessa musica ed è da li che, sedate le interferenze, si riesce a sentire il richiamo profondo di sé stessi dove risuona la voce del desiderio più profondo.
Solo allora si potrà raggiungere la consapevolezza.
La consapevolezza ritrovata guida le azioni e si potrà cominciare a vivere la vita in maniera più autentica e profonda.
Tich Nath Hanh
(da: Il Dono del Silenzio)
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