Guardavo le creature e ogni dettaglio intorno, come nient’altro che la riprova di un incanto e di una meraviglia del creato a cui avevo l’immensa fortuna di assistere.
Così vagavo un giorno per valli e ripidi pendii, e tra distese erbose smisurate. Pervaso da un indomito ed innato desiderio di amare, mi imbattei d'un tratto in un profumo così intenso, soave e fine, tanto da deliziare le narici e da catturare la mia attenzione, lasciandomi impietrito.
L'attrazione
La mia curiosità fu enorme, e scrutando attentamente i dintorni tra foglie e verde intenso, mi chiesi che cosa fosse mai capace di suscitare in me una simile attrazione. Mi girai così lì intorno alla ricerca della fonte di tali magnifiche sensazioni, e vidi uno spettacolo della natura senza eguali.
Lì, tra altri arbusti e fili d’erba radi verde acceso, svettava esuberante e variopinto, un bellissimo fiore dai colori intensi e brillanti.
Irrimediabilmente attratto, mi avvicinai colmo di ammirazione, e un desiderio tanto forte cresceva in me invitandomi a toccarlo, a coglierlo e a dirgli anche solo a parole quanto avrei desiderato realizzare il sogno di staccarlo da lì, pur con tutta la mia delicatezza, per portarlo nella mia intimità e starci insieme ogni minuto, beandomi della sua bellezza e di quel suo profumo delicato finché fosse stato possibile.
Ma con tanta difficoltà dovetti resistere a quella egoistica tentazione, per rispetto verso di lui, perché era bello e in qualche modo appagante in fondo anche solo guardarlo e se l’avessi colto o anche solo toccato, sarebbe potuto appassire in poco tempo.
No, non gli dissi quello che sarebbe piaciuto a me, e non lo toccai. Tacqui i miei desideri interessati e di possesso.
Scelsi invece di fare altro. Estasiato dal suo fascino magnetico e sfiorato dalla sua delicatezza, decisi coraggiosamente di rispettarlo, di dedicarmi a lui e di curarlo, e iniziai così a fargli visita.
La cura
Tutti i giorni liberavo del tempo per percorrere nuovamente quella strada per arrivare da lui. E ogni giorno cercavo di guardarlo da altre prospettive e di apprezzarne ogni sfumatura di colore e ogni profumo per coglierne la pura essenza, per beare la mia mente di ciò di cui era fatto ed i miei occhi di ciò che animava siffatta bellezza.
Ogni singolo giorno portai acqua, complimenti e un sorriso pieno di vita e d’amore a quel fiore, la cui sola esistenza mi dava gioia.
Non so se e cosa pensasse in realtà, ma io non potevo fare a meno di manifestargli il mio interesse e il mio affetto. C’era qualcosa in lui che aveva un potere attrattivo su di me, quasi magnetico e il mio desiderio di dargli attenzioni traboccava oltre ogni limite e cresceva ogni giorno di più.
Così, spinto da un’energia invisibile, ogni dì, ogni singola giornata, per settimane e finanche per mesi, incurante del tempo e di qualsiasi sforzo, ero a portargli acqua, cure, attenzioni e gioia, solo perché adoravo farlo, ricevendo in cambio quello spettacolo della natura che da solo era in grado di alimentare la mia volontà di tornare da lui. Non c’era altra spiegazione.
L'apprezzamento
Poi un giorno quasi per caso mi accorsi di qualcosa che accrebbe il mio interesse e che mi restituì soddisfazioni a cui non avevo ancora mai ambito.
Non so se la cosa avesse già iniziato a verificarsi o se quello fosse in realtà il primo giorno in cui accadeva. Di fatto mi accorsi che quel fiore cominciava ad emanare un profumo più intenso del solito. Era strano e più volte pensai che fosse solo una falsa impressione o un’invenzione della mia fantasia che a volte, si sa, gioca brutti scherzi.
Ma non era affatto la mia fantasia, era verità: quel fiore, se mai possibile, era ora ancora più bello, brillante, rigoglioso e profumato di sempre.
Per me era un segnale fortissimo e se prima non me ne ero mai accorto, quella piantina delicata e stupenda sembrava mostrare apprezzamento per il mio interesse e in qualche meraviglioso modo ricambiava le mie attenzioni. Gli piacevo e sembrava quasi che dicesse: “Non mi sono mai sentita così apprezzata e desiderata da nessuno in vita mia!”
E’ inspiegabile a dirsi con le sole parole, ma quando recepii questo messaggio, per me fu una sorta di giubilo, un tripudio e un’estasi.
Mi prese una sorta di raptus d’amore, volevo toglierlo via di lì, trapiantarlo altrove e dargli un vaso enorme tutto per se oppure metterlo nel mio giardino per innaffiarlo e curarlo di più e meglio per tante e tante più volte al giorno. Pensavo di dedicargli uno spazio tutto suo al mio fianco per non abbandonarlo mai più e per far sì che si sentisse sempre più desiderato e apprezzato.
Non stavo più nella pelle e avrei voluto dargli tutte le mie attenzioni e molto altro ancora, amandolo dal più profondo del cuore. In quel momento desiderai di crescere insieme con lui e con lui al fianco per permettere anche a lui e al suo amore di crescere.
La barriera
Mi feci coraggio e provai quello che non avevo ancora mai fatto. Provai a sfiorarlo e ad accarezzarlo per mostrargli tutte le mie più buone intenzioni con tutta la dolcezza di cui ero capace.
Ma nonostante le mie più nobili intenzioni e i miei tentativi, quel fiore reagì in un modo che mi spiazzò completamente. Fu dolce, calmo e sereno, ma allo stesso tempo fermo come non mi sarei mai aspettato. Non si fece toccare, e anzi, una sorta di barriera invisibile ma tangibile, sorse improvvisamente a sua difesa e ne mascherò per un discreto lasso di tempo sia il profumo che la brillantezza.
Provai ancora e diverse volte con tutta la mia tenerezza a carezzarlo delicatamente, ma a nulla servì, perché ogni volta quella barriera invisibile si ergeva come un’arma intorno a lui, come se invisibili sentinelle, percepissero l’avvicinarsi di una potenziale minaccia ponendo in atto rigide misure di protezione nei riguardi di un’infinita ricchezza da salvaguardare.
Più volte mi chiesi se o a chi sarebbe stato mai concesso il privilegio di godere da vicino di tale fortuna, ma la mia domanda non ebbe ovviamente mai risposta.
La minaccia
Cercai tante e più volte e a più riprese di far capire a quella creatura bellissima che la mia vicinanza non poteva e non avrebbe mai dovuto essere interpretata come una minaccia, che avrebbe potuto aprirsi e donarsi a me senza problemi, perché il mio amore era sincero e che avrei solamente desiderato il suo bene, ma a nulla servì ogni mia manifestazione di avvicinamento che venne serenamente ma categoricamente rifiutata.
Il messaggio era chiaro: il fiore voleva restare lì, coerente con se stesso, e sempre nello stesso posto e non avrebbe voluto crescere che libero da qualsiasi condizionamento, senza spostarsi mai ne’ chiedere mai niente a nessuno.
“Non gradiva più le mie attenzioni?”, mi chiesi.
No, tutt’altro, le gradiva eccome!
E ogni volta che ero da lui, gli provavo il mio attaccamento e gli davo le mie attenzioni, lui mostrava sempre di gradire molto e incondizionatamente la mia presenza.
Un dialogo improbabile
Allora un giorno mi feci coraggio e superato l’imbarazzo dell’assurdità, cercai di parlargli.
“Voglio il tuo bene, togliendoti questo scafandro di dosso e cambiando aria crescerai, i tuoi piccoli rami diventeranno più forti e ti riempirai di tanti più fiori. Se ti lascerai andare sarai ancora più profumato, ti sentirai amato e apprezzato ancora di più…e per di più proverai l’infinita gioia di amare e gioirai a tua volta sempre di più. Non è ciò che desideri?”
Nulla! Da quel dialogo unilaterale, non ricavai assolutamente nulla.
Aveva sofferto molto in passato, immaginai, le brezze più rigide dovevano averlo piegato e avergli spezzato i suoi piccoli ramoscelli odorosi, poverino, facendogli perdere molte foglie, arrecandogli tanta sofferenza e lasciandolo un po’ intorpidito tanto da dargli la convinzione di dover aspettare ancora per riprendersi del tutto.
Il cambiamento
Così restò convinto di rimaner dov’era, avrebbe comportato minor dispendio di energie e minori sofferenze. Un cambiamento in fondo, sarebbe stato troppo per lui così abituato a stare sulle sue in un mondo che in qualche modo si era costruito a totale protezione dalle intemperie e da un ambiente esterno rigido e spesso cattivo.
La pazienza
Ma la cosa strana era che gradiva le mie visite, come fossero portatrici di un messaggio di novità e di pace interiore dal quale si sentiva attratto, ma per il quale forse non era ancora pronto.
Capii anche che avrebbe continuato a gradire le mie attenzioni ma solo ed esclusivamente nel modo in cui gliele avevo fino a quel momento fornite e in nessun altro, e in nessuna maniera l’avrei mai spostato da lì e dalle sue convinzioni, fintanto che non avesse deciso autonomamente se e quando farlo.
Quanto tempo sarebbe dovuto trascorrere prima che quel fiore tenero e stupendo si fosse sentito pronto non mi era purtroppo dato saperlo. Dovevo avere solo pazienza. Quanta pazienza? Tanta, tantissima, forse infinita.
La libertà
Riflettendo su queste cose, mi venne istintivamente un moto di tristezza interiore e cominciai a pensare di lasciarlo per sempre lì dov’era, anche se per me quel fiore era una sorta di ossigeno senza il quale non potevo stare.
Quando ero assente per un po’ e poi ritornavo lì, era perché proprio non riuscivo a farne a meno, ne avevo bisogno e per lui era come il primo giorno. Si, all’inizio si stupiva un po’ della mia assenza, ma poi reagiva ogni volta in modo positivo, senza rimpianti ed era sempre molto contento di rivedermi. E questo riempiva di gioia anche a me.
Il coraggio
Non sapevo proprio più cosa fare. Amavo qualcosa che non voleva venirmi incontro in nessun modo. Quel fiore era contento così e sembrava addirittura fosse pronto a vivere il resto della sua vita continuando in quel modo: io da lui, lui in attesa di me.
Mi arrovellai alla ricerca di una soluzione che gli potesse concedere il bene di cui aveva bisogno per vivere meglio e di cui si privava solo per quelle che a me sembravano nient’altro che sue convinzioni limitanti.
Poi un giorno capii una cosa molto importante e della quale non mi ero ancora avveduto.
Compresi che stavo imponendogli un cambiamento, e qualunque esso fosse, non sarebbe stato altro che un mio desiderio egoistico, un’azione forzata e per lui indesiderata.
“Ma io voglio farlo stare meglio!”, pensavo! Ma era solo il mio volere, e, triste a dirsi, non aveva importanza anche se mi sembrava di volere solo il suo bene, perciò avrei dovuto smetterla di cercare di cambiarlo.
Così mi feci questa domanda: “Ce l’avresti il coraggio di rispettare quel fiore fino in fondo, anche se ha deciso di non crescere e di privarti della possibilità di influenzargli la vita nel bene o nel male che sia?”
Ma in quel momento mi risposi che quel coraggio in fondo io non l’avevo proprio e che per me continuare in quel modo era troppo.
I numeri
Così mi ritirai piano e anche se mi dispiaceva da morire, cominciai a pensare un po’ più a me e meno a lui.
Fargli visita richiedeva per me uno sforzo grande ogni volta, ma non ci avevo ancora mai fatto caso, preso com’ero nel vortice d’amore che provavo per lui.
Da quel momento cominciai a far caso anche a tante altre cose che avevo semplicemente trascurato per dedicarmi a lui. Notai mio malgrado che l’impegno, il tempo da liberare, le distanze da percorrere e l'energia che quel fiore assorbiva, erano fatti di numeri rilevanti.
Soffrivo a notare e a quantificare certe cose, il tempo, quel desiderio fisso di averlo con me, quello di chiamarlo, di cercarlo, di dargli amore e di sognarlo ogni giorno. Soprattutto mi faceva male realizzare che a tutte queste cose non corrispondeva in risposta un solo passo verso il mio desiderio di farlo crescere perché non capivo ancora quel suo modo di essere.
Perso in queste riflessioni, mi ritrovai come un pazzo a sognare e a sperare di condividere realmente i miei pensieri con lui, rendendolo partecipe di un dialogo e di una condivisione di vedute a dir poco assurda e realizzai ben presto di dover capire tutto da solo come comportarmi.
Arrivai così a meditare sulle infinite bellezze che vivevo in sua compagnia e a pensare: “Che cosa gretta! Che cosa materiale ridurre l’amore versato liberamente a una mera manciata di numeri!”
E anche se a ben guardare, quei numeri forse avrei dovuto leggerli e interpretarli bene per una semplice legge di conservazione dell’energia, in realtà non ne fui capace. Gettai tanti fogli all’aria e pensai che una manifestazione d’amore, per chiunque sia, è pur sempre fatta d’amore ed è qualcosa di infinitamente più grande ed importante di tanti poveri calcoli dispersi sopra un foglio.
La verità
Lì per lì mi vennero in mente addirittura le parole di San Paolo sull’amore: “L'amore è paziente, è benigno; non è invidioso, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. L'amore non avrà mai fine."
Mi rimase impressa la frase “si compiace della verità.”
Già, ma qual era la verità?
La verità era che mi mancava terribilmente quando non c’era, semplicemente perché avevo bisogno di amarlo.
Il gesto
Così, quando ero ormai proprio sul punto di sentirmi vinto, quando proprio stavo pensando di abbandonarlo per sempre a se stesso e alla sua vita e di cedere alla sua volontà ritirandomi di buon grado in disparte, ecco invece che l’amore incondizionato per lui mi spinse a fare un gesto importante, forse il più importante e che neanche io stesso mi sarei mai aspettato di fare: rispettare la sua volontà, qualunque fosse, anche se a me non piaceva.
Pensai che l’amore non può finire e che il comportamento di quel fiore stupendo, per quanto misterioso ai miei occhi increduli, aveva di sicuro le sue origini nelle vere e più intime ragioni di un cuore dolce e delicato di cui madre natura l’aveva dotato e che probabilmente avrei capito solo col tempo.
Così decisi.
Decisi con tutto l’amore che potevo e che avevo per lui di lasciarlo libero, completamente e definitivamente libero di essere quello che voleva senza alcuna costrizione, ne’ condizionamento da parte mia.
Fu solo allora che il mio amore per lui si completò e divenne autentico.
Un vero amore non avrebbe potuto essere così sincero diversamente, ed è solo così che in realtà avrei voluto e potuto amare per sempre quel fiore.
“Ti voglio libero, sereno e pieno di vita!”, pensai. “Voglio apprezzarti così come sei, vero, bellissimo e sciolto da qualsiasi vincolo che potrebbe intaccare la tua felicità. Libero di decidere cosa fare della tua vita se e solo quando senti il momento di farlo, mai un attimo prima, mai un attimo dopo!”
Scelsi così la cosa più importante è più difficile, il coraggio di amarlo per come era, libero, continuando a mostrandogli il mio amore fin quando me lo avesse concesso.
Solo in tal modo forse, avrei potuto comprendere quel mistero più grande: le ragioni del suo essere libero e ciò che custodiva gelosamente nel cuore, che divennero da quel momento in poi ragioni di vita anche mie.
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