venerdì 12 luglio 2024

Uno di Voi è il Messia

Un guru che stava meditando nella sua grotta sull'Himalaya, aprì gli occhi e scoprì un visitatore inatteso seduto di fronte a lui. 
Era l'abate di un famoso monastero,
«Che cosa cerchi qui?» chiese il guru.
L'abate raccontò una triste storia.

Un tempo il monastero era stato famoso
in tutto il mondo occidentale.
Le celle erano piene di giovani postulanti e la chiesa riecheggiava del canto dei monaci. 
Ma poi erano sopraggiunti tempi duri.
La gente non accorreva più in massa ad alimentare il proprio spirito, il flusso di novizi si era arrestato e la chiesa era immersa nel silenzio.
Erano restati solo un pugno di monaci,
i quali accudivano ai propri doveri con il cuore gonfio di tristezza.

Quello che l'abate voleva sapere era questo:
«È a causa di un nostro peccato che il monastero si è ridotto in questo stato?»
«Si», rispose il guru, «un peccato di ignoranza».
«E di che peccato si tratta?»
«Uno di voi è il Messia sotto false spoglie
e voi non lo sapete». 
Dopo aver detto questo, il guru chiuse gli occhi e ritornò in meditazione.

Lungo tutto il difficile viaggio di ritorno
al monastero, il cuore dell'abate batteva forte al pensiero che il Messia, il Messia in persona, era ritornato sulla terra ed era proprio lì, nel monastero.
Come mai non l'aveva riconosciuto?
E chi poteva essere? Fratel Cuoco? Fratel Sagrestano? Fratel Tesoriere? Fratel Priore? No, lui no, ahimè, aveva troppi
difetti.
Ma il guru aveva detto che era nascosto
sotto false spoglie.
Forse quei difetti erano un travestimento?
A pensarci bene, tutti al monastero avevano dei difetti.
Eppure uno di loro era il Messia!

Al suo ritorno, radunò i monaci e li informò di ciò che aveva scoperto.
Essi si guardarono l'un l'altro increduli.
II Messia? Qui? Incredibile! Ma a quanto pare era lì in incognito. Allora, forse...
E se fosse stato il tale? O il talaltro, laggiù? Oppure quell'altro...

Una cosa era certa: se il Messia era lì sotto mentite spoglie, non sarebbe stato facile riconoscerlo.
Cosi si misero a trattare chiunque con rispetto e considerazione. 
"Non si può mai sapere», pensavano dentro di sé quando avevano a che fare con chiunque dei loro confratelli: "Magari è proprio questo". 

Il risultato fu che l'atmosfera del convento divenne tutto un vibrare di gioia. 
Presto dozzine di aspiranti vennero a chiedere di entrare nell'ordine, e la chiesa tornò a riecheggiare dei santi e lieti canti dei monaci, i quali irradiavano lo spirito dell'Amore.

A che serve avere gli occhi, se il cuore è cieco?

Anthony De Mello
La Preghiera della Rana, 1997

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