mercoledì 10 maggio 2023

Le Emozioni Negative Non Esistono

Non tutto ciò che fa soffrire è per forza negativo, così come non tutto ciò che fa piacere è necessariamente positivo.
Quando si pensa a emozioni quali rabbia, paura e tristezza usando l'etichetta di "emozioni negative" forse si  compie un'operazione sbrigativa e a volte fuorviante, come se tutto il mondo dovesse essere per forza ogni giorno sorridente e le navi dovessero per sempre navigare in un mare calmo e senza onde. 
Concepire qualcosa come negativo, predispone infatti a percepire quel qualcosa come avverso, a cercare di allontanarlo o addirittura ignorarlo.
In questo modo, però, si distrugge a priori  anche il messaggio che quel qualcosa porta con se. 
Lo stesso accade per le emozioni e queste hanno sempre molto da insegnare, ma bisognerebbe essere disposti a interrogarle e ad ascoltarle fino in fondo senza escluderne nessuna. 
Dietro un risentimento, un abbattimento, un'esasperazione o una contrarietà, per esempio, si può nascondere a volte la forza vitale che aiuta a dire basta a certe ingiustizie, a prendere la decisione di abbandonare un progetto poco motivante, o a disporsi in cammino verso nuove avventure.
Senza emozioni la vita è in bianco e nero e non più degna di essere vissuta.
Le emozioni non sono negative.
Negativo è solo il modo in cui si decide di reagire.

lunedì 8 maggio 2023

Gli Dei Ci Invidiano

Il nostro cammino è cosparso di tanti brevi attimi di bellezza, ma spesso riusciamo a coglierne solo una piccola parte, il resto ci sfugge, si acquatta negli infiniti angoli ciechi di un campo visivo spesso limitato.
Eppure, per assurdo, come disse Achille nel film Troy:

"Gli dei ci invidiano, ci invidiano perché siamo mortali, perché ogni attimo può essere l'ultimo per noi." 

E ammettendo per il momento che esistano, se fossero davvero gli immortali che tanto invidiamo, ad invidiare invece noi mortali che abbiamo così pochi attimi? 

Forse è proprio questo il motivo che strappa Ulisse dalle braccia di Calipso sull'isola di Ogigia, e lo spinge di nuovo verso il mare ed il pericolo, rinunciando cosi alla vita eterna; forse oltre alla nostalgia di Penelope e del figlio Telemaco, ad attrarlo era proprio l'insopportabilità di quel tempo tutto uguale, dove nessun attimo è l'ultimo, dove la vita non si può più perdere, e dove non esistendo perdita, non esiste più vera bellezza. 

Una volta, durante un evento TED, Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti disse che lui pensa sempre al tragico. Le parole testuali erano queste:

"Perché nell'ottimismo in realtà c'è un seme di struggimento, perché l'ottimismo non vuol dire evitare il senso del tragico, ma semplicemente affrontare il tragico con un altro atteggiamento. 
Il senso del tragico ce lo portiamo sempre in tasca. O perlomeno io cerco di fare sempre così. È per questo che ridere diventa più bello, che credere diventa più bello, che crederci diventa più bello e che costruire diventa più bello.
Anche perché in fondo alla strada c'è questa certezza che moriremo."

Lui, una delle persone più entusiaste che conosca, che gira con il tragico in tasca? In quell'evento, lui spiegava che è proprio da lì che trae il suo attaccamento alla musica, alla bellezza, alla vita: tenere costantemente presente che siamo mortali, che la morte fa parte integrante della vita. 
È proprio da lì che trae l'ispirazione per guardare il mondo con i suoi occhi pieni di entusiasmo.

Forse è il dolore ad insegnare il tragico, e chiunque abbia vissuto nel dolore gira con il tragico in tasca. 

Ce l'abbiamo sempre lì la bellezza, a due passi, davanti agli occhi, ma è come se la nostra vista fosse sempre ostruita da qualcosa che non ce la fa vedere. 
Poi quando hai la fortuna di trovarla finalmente e di guardarla da vicino, ti accorgi che è sempre qualcosa di estremamente semplice: ha il rumore delle prime gocce d'acqua sull'asfalto quando piove, il calore del tempo nelle parole scambiate con una persona cara, il sapore di un complimento quando non te lo aspettavi, il profumo inebriante dei gelsomini lungo la strada, la semplicità di una domenica con persone amiche, l'aroma del pane appena sfornato o il sorriso che hai strappato alla tristezza di qualcuno.

Il problema è che non è mai facile arrivare fino a lì, e solo pochi ci riescono davvero. 

Negli occhi di quei pochi, quasi sempre, a guardar bene si vede un dolore grande, perché quello serve, per arrivare a vederla, non un grande dolore, ma un dolore grande. 
Occorre uno strappo, per riuscire a sentire del tutto una carezza. 
Giorni al chiuso come in una gabbia, per riuscire ad assaporare ogni attimo di Iibertà. 
Cose che ti vengono tolte, cancellate, spazio bianco che la vita ti crea intorno per poter comporre un verso, perché è proprio come la poesia, la bellezza: ha bisogno di grandi spazi bianchi attorno, di grandi vuoti che ti facciano sentire il pieno. Ha bisogno di un dolore grande che ti faccia il regalo di due occhi di gratitudine. 

sabato 6 maggio 2023

Il Dio di Baruch

Quando Einstein teneva lezioni nelle università degli Stati Uniti, la domanda più ricorrente che gli studenti gli facevano era:
- Crede in Dio?
E lui rispondeva sempre:
– Credo nel Dio di Spinoza.

Baruch de Spinoza era un filosofo olandese considerato uno dei più grandi razionalisti della filosofia del XVII secolo, insieme a Descartes.
Secondo Spinoza, Dio direbbe:

"Smettila di pregare.
Quello che voglio che tu faccia è uscire nel mondo e goderti la vita. Voglio che tu canti, ti diverta e ti goda tutto quello che ho fatto per te.
Smettila di entrare in quei templi bui e freddi che ti sei costruito dicendo che sono la mia casa. La mia casa è in montagna, nei boschi, nei fiumi, nei laghi, nelle spiagge. È lì che vivo e lì esprimo il mio amore per te.
Smettila di incolpare me per la tua vita miserabile; Non ti ho mai detto che c'era qualcosa di sbagliato in te o che eri un peccatore, o che la tua sessualità era una brutta cosa. Il sesso è un regalo che ti ho fatto e con il quale puoi esprimere il tuo amore, la tua estasi, la tua gioia. Quindi non incolpare me per tutto quello che ti hanno fatto credere.
Smettila di leggere presunte sacre scritture che non hanno niente a che fare con me. Se non riesci a leggermi in un'alba, in un paesaggio, nello sguardo dei tuoi amici, negli occhi di tuo figlio... non mi troverai in nessun libro!
Smettila di chiedermi "mi dirai come fare il mio lavoro?" Smettila di avere tanta paura di me. Non ti giudico né ti critico, né mi arrabbio né mi preoccupo. Sono puro amore.
Smettila di chiedere perdono, non c'è niente da perdonare. Se ti ho creato... ti ho riempito di passioni, limiti, piaceri, sentimenti, bisogni, incoerenze... libero arbitrio. Come posso biasimarti se rispondi a qualcosa che ho messo in te? Come posso punirti per essere come sei, se sono io che ti ho creato? Pensi che potrei creare un posto dove bruciare tutti i miei figli che si comportano male per il resto dell'eternità? Che razza di dio lo farebbe?
Rispetta i tuoi coetanei e non fare agli altri ciò che non vuoi per te stesso. 
Tutto ciò che chiedo è che tu presti attenzione nella tua vita, che la prontezza sia la tua guida.

Mia amata creatura, questa vita non è una prova, non un passo sulla via, non una prova, né un preludio al paradiso. Questa vita è l'unica cosa qui e ora ed è tutto ciò di cui hai bisogno.
Ti ho reso assolutamente libero, senza premi o punizioni, senza peccati o virtù, nessuno porta un segno, nessuno tiene un registro.
Sei assolutamente libero di creare nella tua vita paradiso o inferno.

Non posso dirti se c'è qualcosa dopo questa vita, ma posso darti un consiglio. Vivi come se non ci fosse. Come se questa fosse la tua unica possibilità di divertirti, di amare, di esistere di aiutare gli altri. 
Se non c'è niente dopo, allora avrai apprezzato l'opportunità che ti ho dato. E se c'è, stai certo che non ti chiederò se ti sei comportato bene o male, ti chiederò: ti è piaciuto? Ti sei divertito? Cosa ti è piaciuto di più? Cos'hai imparato? 

Smetti di credere in me; credere è supporre, indovinare, immaginare. Non voglio che tu creda in me. Voglio che tu creda in te, perché in te sono io. Voglio che tu mi senta in te quando baci la tua amata, quando rimbocchi la tua bambina, quando accarezzi il tuo cane, quando fai il bagno nel mare.

Smettila di lodarmi. Che tipo di Dio egocentrico pensi che io sia?
Mi annoia essere elogiato. Sono stanco di essere ringraziato. Ti senti grato? Dimostralo prendendoti cura di te stesso, della tua salute, delle tue relazioni, del mondo. Esprimi la tua gioia! Questo è il modo per lodarmi.

Smettila di complicare le cose e di ripetere come un parrocchetto quello che ti è stato insegnato su di me.
A cosa ti servono più miracoli e tante spiegazioni?
L'unica cosa certa è che sei qui, che sei vivo, che questo mondo è pieno di meraviglie."

venerdì 5 maggio 2023

Non si Ama con il Cuore

Non si ama con il cuore, 
si ama con l’anima che si impregna di storia,
non si ama se non si soffre 
e non si ama se non si ha paura di perdere, 
ma quando ami vivi, 
forse male, forse bene, ma vivi.
Allora muori quando smetti di amare, scompari quando non sei più amato.
Se l’amore ti ferisce, cura le cicatrici e credici, sei vivo, 
perché vivi per chi ami e per chi ti ama. 

Alda Merini

A Chi Passa Nel Buio

A chi passa nel buio, 
dico di non mollare.
Ci siamo finiti in molti
lì, in quel posto maledetto
dove il freddo morde le ossa
ed il silenzio piove nel cuore.

A chi sta passa nel buio, 
dico di allontanarsi
da chi dice di muoversi
e smettere di piangere.
Vogliono far del bene, 
ma non sanno.
Quelli, dove siam noi
non son mai stati. 

A chi passa nel buio, 
dico di aver coraggio, 
di stringere i denti, 
e attendere che il sole torni su a brillare.

A chi sta passa nel buio, 
dico di credere, 
nella poesia, 
negli occhi di chi
quella strada li, l’ha ritrovata.
C’è un cielo
che attende
e un panorama 
pieno di sogni mozzafiato. 

giovedì 4 maggio 2023

Quando Ti Relazioni

Gli esseri umani sono l'unica specie (per quanto ne sappiamo, almeno) ad avere una relazione con se stessi, ma soprattutto sono l'unica specie ad avere una relazione con se stessi attraverso gli altri. 
Ovvero: la nostra percezione di cosa pensa chi ci circonda ha un'influenza notevole sul modo in cui vediamo noi stessi.

Qual'è la ragione che ci spinge a scegliere compagni o amici? 
La risposta è semplice: il senso di familiarità, l'impressione di capirsi a un livello viscerale, di ritrovarsi in un altro essere umano e soprattutto di riuscire a cambiare la narrazione di noi stessi quando ci rendiamo conto che qualcuno ci vuole bene, ci accetta, ci approva e ci accoglie sempre e comunque, senza condizioni. E dunque anche noi possiamo concederci di fare lo stesso, è un meccanismo di sopravvivenza potentissimo.

Spesso le relazioni interpersonali più significative sono quelle in cui ci possiamo rispecchiare completamente, in quanto svolgono appieno la loro funzione basilare: mostrarci a noi stessi. Ce ne accorgiamo in particolare quando viviamo un rapporto travolgente e tormentato, per esempio, ma vale per ogni tipo di relazione, perché tutti i problemi che vanno oltre la pura e semplice sopravvivenza ruotano intorno al cardine di come ci relazioniamo con le altre persone, e quindi come ci relazioniamo con noi stessi.

In genere, le relazioni più felici sono quelle in cui adottiamo la narrazione dell'altro, o meglio, la nostra visione di ciò che pensiamo che pensino di noi (un po' contorto, lo so).
Ci sentiamo amati quando ci sentiamo compresi, quando riteniamo che i pensieri dell'altro siano in linea con ciò che abbiamo bisogno di sentire e credere, quando qualcuno esprime la sua stima nei nostri confronti attraverso i gesti e le dimostrazioni d'affetto.

Per questo non riusciamo ad acconterntarci dell'approvazione del primo che passa, ma abbiamo bisogno di riceverla da determinate persone a cui abbiamo attribuito questo potere. Persone con cui abbiamo già stabilito una connessione fisica o psicologica.
Persone che abbiamo scelto come partner, come nostri simili, come anime affini.

Ed ecco la ragione per cui "impara ad amare te stesso prima di amare gli altri" è il consiglio più diffuso, più incomprensibile, eppure più valido che ci sia in circolazione. Non significa semplicemente guardarsi allo specchio e dire: "Dio, quanto mi amo", ma essere abbastanza stabile sulle proprie gambe da non doversi aggrappare a o alla percezione di ciò che pensano gli altri.

Questo è anche il motivo per cui certe persone e situazioni sono in grado di ferirci tanto profondamente: perché ci identifichiamo con loro. L'odio per gli altri è odio per noi stessi. Non ci dobbiamo stupire se, quando finisce un amore, il cuore ci va in mille pezzi. Non è possibile perdere una persona, ma è possibile perdere l'idea che c'eravamo fatti di noi stessi. 

Noi ci vediamo solo attraverso gli occhi degi altri, nel bene e nel male: dunque, se sentiamo che i loro occhi si spostano su un'altra persona, perdiamo identità e stabilità.

La realizzazione più liberatoria a cui si possa arrivare è forse che siamo particelle di un'unica, grande energia luminosa e ci riflettiamo gli uni negli altri per scoprire e capire nuove parti di noi, ma noi stessi siamo fonti di luce, e ogni volta che ci relazioniamo con un'altra persona ci relazioniamo con noi stessi; ogni persona che ti fa sentire "a casa" quando la vedi, in realtà riaccoglie te stesso. 

Questa è la meta di ogni viaggio: fare ritorno a se stessi. Prima lo si capisce, meno ci si affannerà a cercare negli altri qualcosa che non si può trovare. Se si deve colmare un vuoto interiore, è inutile cercare di incastrarci dentro un'altra persona e aspettarsi che combaci perfettamente. Prima lo si capisce, prima si sarà capaci di non lasciarsi influenzare negativamente dal comportamento degli altri: il proprio umore, la propria visione del mondo non dipendono da loro.

Non dipendiamo da nessuno. 
Le relazioni umane non esistono per renderci felici, ma per renderci consapevoli. Quando comprendiamo che è tutto nelle nostre mani, la vita diventa improvvisamente più semplice.

mercoledì 3 maggio 2023

Mais Vincente

C'era un contadino che coltivava mais di ottima qualità. 
Ogni anno vinceva il premio per il miglior mais coltivato.
Un anno un giornalista lo intervistò e imparò qualcosa di interessante su come lo coltivava.
Il giornalista scoprì che il contadino condivideva i semi del suo mais con i suoi vicini.

“Come puoi permetterti di condividere i tuoi semi di mais migliori con i tuoi vicini, quando ogni anno entrano in competizione con il tuo mais?”_ chiese il giornalista.
“Perché, signore”_ disse il contadino _”non lo sa? Il vento raccoglie il polline dal mais in maturazione e lo fa roteare da un campo all’altro. Se i miei vicini coltivano mais inferiore, l’impollinazione incrociata degraderà costantemente la qualità del mio mais. Se voglio coltivare del buon mais, devo aiutare i miei vicini a coltivare del buon mais.”

Così è, credo, con le nostre vite.
Chi vuole vivere bene e in modo significativo dovrebbe contribuire ad arricchire la vita degli altri, perché forse il valore di una vita si misura in base alle vite che tocca.
E chi sceglie di essere sereno forse dovrebbe aiutare gli altri a trovare serenità, perché il benessere di ciascuno è legato al benessere di tutti.

Si potrebbe chiamare potere della collettività, o principio del successo oppure legge della vita, ma il fatto è che nessuno, credo, vinca veramente, finché non si vince tutti.