martedì 16 maggio 2023

Mentre Ti Sentivi Solo

Ho immaginato un uomo che morendo, si ritrova improvvisamente al cospetto di Dio il quale gli mostra tutta la sua vita, fotogramma per fotogramma. 
L'uomo ripercorre il suo percorso di vita, tutte le gioie e tutti i suoi dolori e resta colpito dalla presenza delle sue impronte lungo l'intero il cammino. 

A ben guardare, si accorge che in certi tratti c'è un altro paio di impronte a fianco alle sue, ma in altri momenti, invece, cè una sola coppia di impronte sul terreno. 
Così chiede a Dio: 
"A chi appartengono quelle impronte a fianco ai miei passi?" 
«Sono le mie», risponde Dio, «perché ti ho sempre camminato a fianco».

«Allora come mai in alcuni momenti c'è un solo paio di impronte? Mi hai lasciato solo qualche volta, ora che ci penso, ed era proprio quando avevo più bisogno di te». 

«ln quei momenti c'è un solo paio di impronte, è vero, ma non sono tue», risponde Dio, «Sono le mie. Le tue non ci sono infatti, perché in quei momenti, non ti camminavo a fianco, ma ti portavo in braccio». 

lunedì 15 maggio 2023

Finché Non Ce n'è Più

"Non apprezzi davvero il valore del tempo finché non realizzi di non averne più."

È il 1959.

Anthony Burgess, un insegnante di letteratura inglese, crolla a terra durante una delle sue lezioni.

Ricoverato in ospedale, dopo qualche giorno Burgess riceve una notizia devastante: ha un tumore terminale al cervello.

I medici gli danno non più di un anno di vita.

Tutti i suoi sogni e i suoi progetti futuri vengono infranti da quella diagnosi che non gli dà scampo.

Quella condanna a morte, però, fa scattare qualcosa in Burgess.

L'insegnante inglese, in passato, aveva già pubblicato alcuni libri, ma si trattava di un semplice passatempo.

Eppure, negli anni, Anthony si era trastullato con l'idea che in fondo potesse avere il talento per diventare uno scrittore famoso.

Quella speranza, dopotutto, lo aveva aiutato a trascinarsi in una vita che non gli aveva regalato troppe soddisfazioni.

Dimesso dall'ospedale decide allora di lasciare il lavoro per dedicarsi alla scrittura a tempo pieno.

Quando ti rimane un anno di vita, tutte le scuse che ti sei raccontato fin lì per non fare ciò che ami, all'improvviso sembrano meno spaventose.

Nei successivi 12 mesi, Anthony scrive ben cinque libri e mezzo.

Tra questi, "Arancia meccanica", completato in appena tre settimane e destinato a diventare il suo testo più famoso; testo che ispirerà il regista Stanley Kubrick nella realizzazione dell'omonimo capolavoro cinematografico.

Ma il successo letterario non è nulla rispetto a quello che accade a Burgess al termine del suo anno da scrittore a tempo pieno.

La sua salute, infatti, inizia a migliorare notevolmente, e nuovi esami confermano che la diagnosi originale del tumore non era stato altro che un errore medico.

Eppure, proprio quell'errore che inizialmente era sembrato una condanna a morte, ha restituito a Burgess il coraggio di tornare a vivere davvero.

Quella di Burgess è sicuramente una storia incredibile, ma non è una storia unica.

Che si tratti di vittime scampate ad incidenti mortali, sopravvissuti ad attentati terroristici o malati che ritrovano la salute dopo terribili malattie, spesso queste persone vivono la loro nuova vita con un senso di urgenza, entusiasmo e gratitudine.

Allora significa che questo atteggiamento è già lì, dentro di noi.

Superare certi eventi traumatici può essere il catalizzatore per farlo emergere, ma lui sonnecchia da sempre tra i meandri della mente ed è incredibile quanto possa essere facile procrastinare, invece che provare subito questo senso di urgenza, entusiasmo e gratitudine per l'esistenza per tornare a vivere la vita con intensità! 

sabato 13 maggio 2023

Dopo

Messaggio per chi ha mai detto..."Poi lo faccio!"

Il tempo non si trattiene,
spesso consideriamo la vita come un compito da fare che ci portiamo a casa.

Quando uno guarda e... sono già le sei del pomeriggio.
Quando uno guarda ed è già venerdi.
Quando uno guarda ed è già passato un mese. 
Quando uno guarda ed è già pa un anno. 
Quando uno guarda e già sono passati 40 o 50 anni.
Quando uno guarda e si accorge di aver perso un amico.
Quando uno guarda l'amore della propria vita andarsene e accorgersi che è tardi per tornare indietro.

Non smettere di fare qualcosa che ti piace per mancanza di tempo.
Non smettere di avere qualcuno accanto a te.
Non smettere di goderti la solitudine, se ti piace.

Perché i tuoi figli presto non saranno più tuoi e dovrai fare qualcosa col tempo che resta.

Sforzati di eliminare il "dopo"..
Dopo ti chiamo... 
Dopo vediamo... 
Dopo lo faccio...
Dopo lo dico... 
Dopo cambio...
Ci penso dopo..

Lasciamo tutto per dopo come se il dopo fosse il meglio, perché non capiamo che:
Dopo, il caffè si fredda..
Dopo, le priorità cambiano...
Dopo, I'incanto si perde...
Dopo, il presto si trasforma in tardi... 
Dopo, la malinconia passa...
Dopo, le cose cambiano...
Dopo, i figli crescono...
Dopo, la gente invecchia...
Dopo, le promesse si dimenticano...
Dopo, il giorno diventa notte...
Dopo, la vita arriva al capolinea...

Se possibile, non lasciare niente per dopo, perché nell'attesa del dopo puoi perdere i momenti migliori, le esperienze più belle, gli amici più cari, gli amori indimenticabili...

Dopo potrebbe essere tardi.
Il momento di agire è ora.

Forse a nessuna età dovrebbe essere permesso posticipare tanto, e forse c'è anche tempo per rileggere e comprendere meglio questo messaggio,...e forse è meglio non lasciarlo per dopo.

venerdì 12 maggio 2023

E le Stelle Stanno a Guardare

Guardando il blu in una notte tersa non si può non essere attratti dal quel manto tempestato di bellissimi puntini brillanti. 
Quei puntini ovviamente sono stelle, più vicine o più distanti o addirittura in gruppo a formare i disegni delle costellazioni. Pur così numerose, son tutte diverse e la cosa che ce le fa distinguere, dal nostro punto di vista, è una sola, la loro luminosità

Ma cos'è la luminosità di una stella? 
Beh, c'è già chi ci ha pensato nel II secolo a.c., creando niente meno che una classificazione ancora usata ai giorni nostri. Ecco il suo nome e quello che ha scoperto. 

Scientificamente la luminosità di una stella può essere definita come la quantità di energia irradiata dall'astro ogni secondo e si misura in watt, anche se più spesso si parla di magnitudine
L’energia viene dispersa radialmente tutto intorno e mano a mano che ci si allontana dalla stella la luminosità diminuisce con la distanza secondo una formula:
Ogni stella ha una luminosità propria (L nella formula) e una apparente (I) che è proprio quella che percepiamo noi a distanza guardando semplicemente il cielo stellato col telescopio o anche a occhio nudo. 

Dato che è possibile misurare la luminosità mediante un fotometro montato su un telescopio, con questa formula è possibile calcolare la luminosità propria (intrinseca) L di una stella se ne si conosce la distanza dalla Terra (r).

Ma così sembra un po' complicato. Possibile che non ci sia un metodo più semplice? 

Se andiamo indietro nel tempo, scopriamo che c'è qualcuno che già aveva pensato addirittura a creare una scala delle luminosità del cielo intero.

Nel II secolo avanti Cristo si pensava che le stelle fossero incastonate sulla superficie interna di un'enorme sfera, tutte alla stessa distanza, quindi era logico pensare che le stelle più brillanti fossero anche quelle più grandi. L’astronomo greco Ipparco di Nicea catalogò un migliaio di stelle, sulle circa 6000 visibili ad occhio nudo, in base alla loro luminosità. Utilizzò una scala, detta scala delle magnitudini (M), dalla prima magnitudine fino alla sesta. 

Il criterio era quello di catalogare le stelle più brillanti come stelle di prima magnitudine, fino ad arrivare alla sesta magnitudine (classe a cui appartengono stelle debolissime, visibili solo a persone dotate di ottima vista). 
In questa classificazione più è alto il valore di magnitudine, minore è la luminosità della stella.

Geniale! Ma c'è chi, partendo da qui ha saputo far di meglio, anche se solo 167 anni fa. 

Nel 1856, infatti, l’astronomo britannico Pogson osservò che una stella di prima magnitudine è approssimativamente 100 volte più luminosa di una di sesta magnitudine, definì così 5 gradi di magnitudine invece di sei e, nel tentativo di conservare l'analogia con la vecchia classificazione di Ipparco, basata sulla capacità percettiva dell’occhio umano, pose pari a 2 la magnitudine della stella Polare.

La magnitudine definita da Pogson è ovviamente quella apparente, dato che è dedotta da osservazioni da Terra. 
Esiste addirittura una relazione che permette di ricavare il valore della magnitudine propria (assoluta) di una stella (M) in base alla distanza, ma non la cito per evitare complicazioni. 

In questo modo è possibile confrontare tra di loro le magnitudini, rendendo la loro definizione indipendente dalla distanza. 
È un po' come se riuscissimo a confrontare la luminosità di un lampione sotto casa nostra e un faro da stadio posto ad un chilometro. 

Da notare che la magnitudine di una stella è semplicemente un numero (adimensionale) e cresce da valori negativi a positivi, mentre la luminosità è una grandezza fisica e si misura in Watt, l'unità di misura della potenza. 

Nel 1997 fu pubblicato dall'ESA il catalogo stellare riguardante, oltre ad altri numerosi dati, la magnitudine e la distanza di un gran numero di stelle relativamente vicine, in base alle misurazioni effettuate da un satellite in orbita nello spazio, che fu chiamato proprio Hipparcos.

Tra le visibili anche ad occhio nudo, la prima stella cui fu associata una magnitudine fu la Stella Polare, con M=2, mentre il Sole ha magnitudine -26,7. 
La stella più luminosa del cielo è Sirio, con M=-1,33, nella costellazione di Canis Majoris, sempre ben visibile e splendente in ogni sera stellata. 
Una delle più luminose è a seguire Betelgeuse, sul dorso della sagoma di Orione, con M=0,58, ma la stella dal fascino più particolare, col suo caratteristico blu, ancora nella costellazione di Orione e sua spalla, è sicuramente Bellatrix, con M=2,7, e ancora Algol con M=2,12, Mintaka, con M=2,23, Rigel, Vega, Altair e molte, molte altre che non ci si stancherà mai di osservare. 

giovedì 11 maggio 2023

Senza Aspettative


Nulla va mai come si immagina

E questo non perché la vita è ingiusta, ma perché è incerta. 

Lo è sempre stata e sempre lo sarà, e solo quando si accetta che non c'è niente di dritto, nulla può andare storto. 

Così di tanto in tanto occorrerebbe semplicemente vivere, 

senza lottare, né forzare niente,

guardando senza voce ciò che accade, lasciandolo accadere,
permettendo a ciò che è, di esistere,
lasciando cadere ogni tensione,
lasciando che la vita fluisca,
lasciando che la vita accada.


Vivere come?
Senza aspettative,
che per le aspettative arriva sempre inevitabilmente tanta frustrazione.
Muoversi senza, solo così forse potrà arrivar qualcosa,
ad evitare poi che si pretenda
che questo sia così, e che quello sia cosà.
Nessuno al mondo
dovrebbe in alcun modo
mai eseguire ciò che un altro esige,
che finirebbe lì la libertà.

mercoledì 10 maggio 2023

Le Emozioni Negative Non Esistono

Non tutto ciò che fa soffrire è per forza negativo, così come non tutto ciò che fa piacere è necessariamente positivo.
Quando si pensa a emozioni quali rabbia, paura e tristezza usando l'etichetta di "emozioni negative" forse si  compie un'operazione sbrigativa e a volte fuorviante, come se tutto il mondo dovesse essere per forza ogni giorno sorridente e le navi dovessero per sempre navigare in un mare calmo e senza onde. 
Concepire qualcosa come negativo, predispone infatti a percepire quel qualcosa come avverso, a cercare di allontanarlo o addirittura ignorarlo.
In questo modo, però, si distrugge a priori  anche il messaggio che quel qualcosa porta con se. 
Lo stesso accade per le emozioni e queste hanno sempre molto da insegnare, ma bisognerebbe essere disposti a interrogarle e ad ascoltarle fino in fondo senza escluderne nessuna. 
Dietro un risentimento, un abbattimento, un'esasperazione o una contrarietà, per esempio, si può nascondere a volte la forza vitale che aiuta a dire basta a certe ingiustizie, a prendere la decisione di abbandonare un progetto poco motivante, o a disporsi in cammino verso nuove avventure.
Senza emozioni la vita è in bianco e nero e non più degna di essere vissuta.
Le emozioni non sono negative.
Negativo è solo il modo in cui si decide di reagire.

lunedì 8 maggio 2023

Gli Dei Ci Invidiano

Il nostro cammino è cosparso di tanti brevi attimi di bellezza, ma spesso riusciamo a coglierne solo una piccola parte, il resto ci sfugge, si acquatta negli infiniti angoli ciechi di un campo visivo spesso limitato.
Eppure, per assurdo, come disse Achille nel film Troy:

"Gli dei ci invidiano, ci invidiano perché siamo mortali, perché ogni attimo può essere l'ultimo per noi." 

E ammettendo per il momento che esistano, se fossero davvero gli immortali che tanto invidiamo, ad invidiare invece noi mortali che abbiamo così pochi attimi? 

Forse è proprio questo il motivo che strappa Ulisse dalle braccia di Calipso sull'isola di Ogigia, e lo spinge di nuovo verso il mare ed il pericolo, rinunciando cosi alla vita eterna; forse oltre alla nostalgia di Penelope e del figlio Telemaco, ad attrarlo era proprio l'insopportabilità di quel tempo tutto uguale, dove nessun attimo è l'ultimo, dove la vita non si può più perdere, e dove non esistendo perdita, non esiste più vera bellezza. 

Una volta, durante un evento TED, Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti disse che lui pensa sempre al tragico. Le parole testuali erano queste:

"Perché nell'ottimismo in realtà c'è un seme di struggimento, perché l'ottimismo non vuol dire evitare il senso del tragico, ma semplicemente affrontare il tragico con un altro atteggiamento. 
Il senso del tragico ce lo portiamo sempre in tasca. O perlomeno io cerco di fare sempre così. È per questo che ridere diventa più bello, che credere diventa più bello, che crederci diventa più bello e che costruire diventa più bello.
Anche perché in fondo alla strada c'è questa certezza che moriremo."

Lui, una delle persone più entusiaste che conosca, che gira con il tragico in tasca? In quell'evento, lui spiegava che è proprio da lì che trae il suo attaccamento alla musica, alla bellezza, alla vita: tenere costantemente presente che siamo mortali, che la morte fa parte integrante della vita. 
È proprio da lì che trae l'ispirazione per guardare il mondo con i suoi occhi pieni di entusiasmo.

Forse è il dolore ad insegnare il tragico, e chiunque abbia vissuto nel dolore gira con il tragico in tasca. 

Ce l'abbiamo sempre lì la bellezza, a due passi, davanti agli occhi, ma è come se la nostra vista fosse sempre ostruita da qualcosa che non ce la fa vedere. 
Poi quando hai la fortuna di trovarla finalmente e di guardarla da vicino, ti accorgi che è sempre qualcosa di estremamente semplice: ha il rumore delle prime gocce d'acqua sull'asfalto quando piove, il calore del tempo nelle parole scambiate con una persona cara, il sapore di un complimento quando non te lo aspettavi, il profumo inebriante dei gelsomini lungo la strada, la semplicità di una domenica con persone amiche, l'aroma del pane appena sfornato o il sorriso che hai strappato alla tristezza di qualcuno.

Il problema è che non è mai facile arrivare fino a lì, e solo pochi ci riescono davvero. 

Negli occhi di quei pochi, quasi sempre, a guardar bene si vede un dolore grande, perché quello serve, per arrivare a vederla, non un grande dolore, ma un dolore grande. 
Occorre uno strappo, per riuscire a sentire del tutto una carezza. 
Giorni al chiuso come in una gabbia, per riuscire ad assaporare ogni attimo di Iibertà. 
Cose che ti vengono tolte, cancellate, spazio bianco che la vita ti crea intorno per poter comporre un verso, perché è proprio come la poesia, la bellezza: ha bisogno di grandi spazi bianchi attorno, di grandi vuoti che ti facciano sentire il pieno. Ha bisogno di un dolore grande che ti faccia il regalo di due occhi di gratitudine.