domenica 30 aprile 2023

Quello che Rimane Dentro

"Allora non lo sapevo, ma, quando priviamo i figli delle loro sofferenze, li menomiamo. Insegniamo loro che le emozioni sono sbagliateo spaventose. 
Ma una sensazione è solo una
sensazione, non è giusta o sbagliata. È semplicemente la mia sensazione, oppure la tua, la vostra, insomma di chi la prova. 

È preferibile non usare la logica per cambiare i sentimenti altrui, o tentare di tirar su il morale a chi è triste. È meglio permettergli di avere le sue sensazioni e tenergli compagnia, magari dicendogli: «Raccontami qualcosa di più». 

Prova a resistere alla tentazione di dire quello che ripetevo ai miei figli quando erano turbati perché qualcuno li aveva presi in giro o li aveva esclusi: «So quello che provi». È una bugia. Non si può mai sapere quello che prova un altro. Non sta
accadendo a te. Per essere empatici e d'aiuto, occorre non affrontare la vita interiore altrui come se fosse la tua. È solo un altro modo di derubare gli altri della loro esperienza, tenendoli bloccati.

Ricordo spesso ai miei pazienti che il contrario di depressione è espressione.
Non è quello che esce da te che ti fa stare male, ma quello che rimane dentro.
Di recente parlavo con un uomo, una bella persona, che assiste bambini in strutture di adozione, aiutandoli a superare la perdita di sicurezza e di protezione o l'assenza della famiglia. Gli chiesi cosa motivasse il suo lavoro, e lui mi raccontò una conversazione che aveva avuto con suo padre malato, poco prima che morisse di cancro. Gli aveva domandato: «Perché pensi di avere il cancro?» E suo padre aveva risposto: «Perché non ho mai imparato a piangere».

Certo, sono molti i fattori che contribuiscono al potenziale di ciascuno in salute e malattia, e arrechiamo grandi danni a noi stessi quando crediamo di avere colpa per le nostre malattie o ferite. Ma posso dire con certezza che se non permettiamo a noi stessi di esprimere o di provare certe emozioni, esse rimangono
come imbottigliate, e quello che teniamo dentro di noi influsce sulla chimica del nostro corpo e trova espressione nelle nostre cellule e circuiti neurali."

Edith Eva Eger 
Psicoterapeuta sopravvissuta ai campi di sterminio, oggi scrive e pratica per incoraggiare a modificare pensieri e comportamenti autodistruttivi di quando si è colpiti da un dolore. Anche lei afferma che non è ciò che succede nella vita a contare di più, quanto piuttosto come lo si affronta. 

sabato 29 aprile 2023

La Leggenda dei Sentimenti

Narra la leggenda dei sentimenti che milioni di anni fa, in un posto indefinito sulla Terra, si riunirono le varie virtù e i vizi degli umani.

La noia, perennemente stufa, cominciò a sbadigliare e ad attaccare la sua pigrizia a tutti gli altri. Per evitarla, la follia propose a tutti un gioco divertente. “Giochiamo a nascondino”, disse.
L’intrigo si interessò subito alla proposta mentre la curiosità domandò: “Come si gioca a nascondino?”.
La saggezza spiegò che si trattava di un vecchio intrattenimento, bisognava coprirsi il volto e contare fino a un milione mentre gli altri si nascondevano. 
Al termine della conta, lo scopo era scovare tutti.
Subito l’entusiasmo e l’euforia iniziarono a saltare. Amavano l’idea del gioco. La loro felicità era tale che persino il dubbio decise di partecipare.
Si unì anche l’apatia, che di solito se ne stava in disparte.

Così il gioco ebbe inizio, e con esso l’origine dei sentimenti.


La follia, sempre più esaltata, si offrì di essere la prima a contare.
E così iniziò: “Uno, due tre…”. 
La verità decise di non partecipare, perché non ne vedeva il senso: tanto l’avrebbero trovata comunque.
La superbia disse che il gioco era stupido e che non voleva partecipare.
L’aveva infastidita il fatto che fosse stata la follia a lanciare l’idea, e non lei.
La pigrizia iniziò a correre per nascondersi, ma si stancò subito. Si nascose quindi dietro alla prima roccia che vide. 
Il trionfo, diligente come sempre, scelse l’albero più alto e vi si arrampicò per nascondersi tra le sue fronde. 
Dietro di lui veniva l’invidia, che approfittò della grande ombra del trionfo per nascondersi sotto di lui.
Nel frattempo, la fede spiccò il volo davanti allo stupore di tutti, andando a nascondersi tra le nuvole. Nessuno poteva crederci, soltanto lei poteva essere capace di una simile cosa.
La generosità, dal canto suo, era preoccupata per quelli che non trovavano un nascondiglio. Si mise dunque ad aiutare gli altri, e per poco non fece in tempo a nascondersi.
L’egoismo, al contrario, trovò il nascondiglio perfetto in una caverna e richiuse l’entrata con degli arbusti, così che nessuno potesse entrarvi.


La follia era emozionata. Continuò a contare fino ad arrivare a un milione. Dopodiché, si scoprì il volto e iniziò a cercare i suoi amici.

 
La prima a essere scovata fu la pigrizia, che si trovava a due passi.
Poi trovò la passione e il desiderio, che si erano nascosti in fondo a un vulcano.
In seguito trovò la menzogna, talmente bugiarda che le aveva fatto credere di essersi nascosta in acqua, in realtà si trovava nel centro di un arcobaleno.
La follia era sulle tracce della dimenticanza, ma dimenticò dove conduceva quella pista e decise di lasciarla per dopo.

Amore era l’unico che non era riuscito a nascondersi. Quando vide la follia avvicinarsi, si nascose frettolosamente dietro a degli arbusti. La follia, che non era stupida, si disse: “L’amore è così banale che si sarà nascosto sicuramente fra gli arbusti e le rose”. Poiché le rose hanno le spine, la follia si armò di cesoia e iniziò a tagliarle via. 

D’improvviso si sentì un urlo di dolore: la follia aveva ferito l’amore agli occhi.
Rammaricata per quanto successo, alla follia non venne altro in mente se non mettersi in ginocchio e chiedergli perdono. 

Poiché gli aveva danneggiato la vista, si offrì di fargli da guida da quel momento in poi. Da allora, l’amore è cieco e la follia lo accompagna.

Così finisce la bellissima leggenda, dei sentimenti, che traccia un piccolo quadro divertente di esperienze emotive nelle quali in definitiva tutti in qualche modo prima o poi ci identifichiamo.

Più ho Voglia di Piangere

Più ho voglia di piangere
e più gli uomini si divertono,
ma non importa, io li perdono,
un po’ perché essi non sanno,
un po’ per amor Tuo
e un po’ perché hanno pagato il biglietto. 
Se le mie buffonate servono
ad alleviare le loro pene,
rendi pure questa mia faccia
ancora più ridicola,
ma aiutami a portarla in giro
con disinvoltura. 
C’è tanta gente
che si diverte
a far piangere l’umanità,
noi dobbiamo soffrire
per divertirla. 
Manda, se puoi,
qualcuno su questo mondo, 
capace di far ridere me
come io faccio ridere gli altri. 

Antonio De Curtis (Totò)

Quando ho Cominciato ad Amarmi

​​​​Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, mi sono reso conto che il dolore e la sofferenza emotiva servivano a ricordarmi che stavo vivendo in contrasto con i miei valori. 
Oggi so che questa si chiama autenticità.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, ho capito quanto fosse offensivo voler imporre a qualcun altro i miei desideri, pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta, anche se quella persona ero io.
Oggi so che questo si chiama rispetto.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, ho smesso di desiderare una vita diversa e ho compreso che le sfide che stavo affrontando erano un invito a migliorarmi.
Oggi so che questa si chiama maturità.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, ho capito che in ogni circostanza ero al posto giusto e al momento giusto e che tutto ciò che mi accadeva aveva un preciso significato. Da allora ho imparato ad essere sereno.
Oggi so che questa si chiama fiducia in sé stessi.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, non ho più rinunciato al mio tempo libero e ho smesso di fantasticare troppo su grandiosi progetti futuri. Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e felicità, ciò che mi appassiona e mi rende allegro, e lo faccio a modo mio, rispettando i miei tempi. 
Oggi so che questa si chiama semplicità.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, mi sono liberato di tutto ciò che metteva a rischio la mia salute: cibi, persone, oggetti, situazioni e qualsiasi cosa che mi trascinasse verso il basso allontanandomi da me stesso.
All'inizio lo chiamavo «sano egoismo», ma oggi so che questo si chiama amor proprio.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, ho smesso di voler avere sempre ragione. E cosi facendo ho commesso meno errori.
Oggi so che questa si chiama umiltà.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, mi sono rifiutato di continuare a vivere nel passato o di preoccuparmi del futuro. Oggi ho imparato a vivere nel momento presente, l'unico istante che davvero conta.
Oggi so che questo si chiama benessere.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare, mi sono reso conto che il mio Pensiero può rendermi miserabile e malato. Ma quando ho imparato a farlo dialogare con il mio cuore, l'intelletto è diventato il mio migliore alleato.
Oggi so che questa si chiama saggezza.

I contrasti, i conflitti e i problemi con se stessi e con gli altri, a volte non possono fare a meno di esistere e non bisognerebbe temerli, perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro dando origine a nuovi mondi. 
Oggi so che questa si chiama vita.

Charlie Chaplin

venerdì 28 aprile 2023

Cintura Nera o Cintura Bianca?

Da piccolino ho praticato Judo per un po' e ricordo ancora oggi un discorso che il Maestro faceva a tutte le nuove reclute del Dojo.

Iniziava così...

"Sapete qual è la cintura più difficile da ottenere nelle arti marziali?"

Dopo l'iniziale timidezza, i nuovi praticanti naturalmente rispondevano in coro:

"La NERA, la NERA! È la cintura NERA la più difficile da ottenere!".

Al che il Maestro accennava appena un sorriso e dopo una pausa teatrale rispondeva:

"No. La cintura più difficile da ottenere nelle arti marziali è la cintura che state indossando ora, la cintura BIANCA; la maggior parte delle persone, infatti, spesso non inizia neanche nella vita."

Questa frase catturava sempre l'attenzione delle nuove reclute e a quel punto Lelio gli dava il "colpo finale":

"E sapete cos'è davvero una cintura NERA?!"

Silenzio.

"È una cintura BIANCA che non ha mai smesso di allenarsi."

"INIZIAMO!"

giovedì 27 aprile 2023

Quello che Non Sei

Tu non sei i tuoi anni, né la taglia che indossi, non sei il tuo peso o il colore dei tuoi capelli. Non sei il tuo nome, o le fossette sulle tue guance, i difetti del tuo corpo o i tuoi errori. 
Sei tutti i libri che hai letto, e tutte le parole che dici, sei la tua voce assonnata al mattino ed i sorrisi che provi a nascondere, sei la dolcezza della tua risata, ed ogni lacrima versata, sei il tuo sguardo commosso, sei le canzoni urlate così forte quando ti credevi in solitudine, sei i posti visitati, sei i mille profumi che ricordi, sei la musica che hai dentro, sei tutto ciò che sogni e ciò in cui credi e le persone a cui vuoi bene, che ami, che hai amato e che ti amano, sei le fotografie nella tua stanza ed il futuro che dipingi, e indossi così tanta bellezza ogni mattina, che forse tutto ciò a volte ti sfugge e ti confondi con quello che non sei.

mercoledì 26 aprile 2023

Ai Cavalieri Erranti

A tutti gli illusi, a quelli che parlano al vento. 
Ai pazzi per amore, ai visionari, a coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno. 
Ai reietti, ai respinti, agli esclusi. 
Ai folli veri o presunti. 
Agli uomini di cuore, a coloro che si ostinano a credere nel sentimento puro. 
A tutti quelli che ancora si commuovono. 
Un omaggio ai grandi slanci, alle idee e ai sogni. 
A chi non si arrende mai, a chi viene deriso e giudicato. 
Ai poeti del quotidiano. 
Ai “vincibili” dunque, e anche agli sconfitti che sono pronti a risorgere e a combattere di nuovo. 
Agli eroi dimenticati e ai vagabondi. 
A chi dopo aver combattuto e perso per i propri ideali, ancora si sente invincibile. 
A chi non ha paura di dire quel che pensa. 
A tutti i cavalieri erranti.

M. De Cervantes 

Quando Smettere di Giocare

Non si smette di giocare perché si diventa vecchi, si diventa vecchi perché si smette di giocare.

martedì 25 aprile 2023

Cos'è la Rabbia

Un monaco decise di meditare da solo. Lontano dal suo monastero, prese una barca e se ne andò in mezzo al lago. Chiuse gli occhi e iniziò a meditare.

Dopo diverse ore di silenzio ininterrotto, improvvisamente sentì l'impatto di un'altra barca che colpì la sua. Con gli occhi ancora chiusi, sentì la rabbia salire dentro di sé, e quando aprì gli occhi, era pronto a gridare al barcaiolo che osava interrompere la sua meditazione. Ma appena aperti, vide che davanti a lui c'era solo un'altra barca vuota, slegata, che galleggiava in mezzo al lago vicino alla sua. 

A quel punto il monaco raggiunse la consapevolezza di sé e capì che la rabbia risiedeva dentro di lui; essa doveva solo trovare un oggetto esterno per essere provocata.
In seguito, quando incontró di nuovo qualcuno che lo infastidì provocando la sua rabbia, si ricordó: l'altra persona è solo una barca vuota. La rabbia è dentro di me

Thich Nhat Hanh

lunedì 24 aprile 2023

Pozioni Prodigiose

Se fossi un inventore, una pozione prodigiosa e più che magica creerei. 
In una vasca enorme mescolerei tutti i libri del mondo, quelli di storia, quelli di musica, d'arte, d'amore, di poesia e, se ce ne fossero, anche di gentilezza. 
Con un microfono ed un registratore, raccoglierei poi tutti i pensieri della gente e ne farei un frullato. 
Condirei il tutto con anni e anni di esperienza, colti di qui e di là da ogni angoletto del pianeta per condensarli dentro un serbatoio gigantesco. 
Girerei poi con un mestolone l'intruglio favoloso, farei bollire e distillare il tutto dentro un'ampollina. Ed ecco bella e pronta la pozione della conoscenza.
Chiunque ne beva un po', se fa domande, avrà immediatamente la risposta. Forse non le avrà tutte, ma ci andrà vicino. 
(da inventare in un'altra vita)

domenica 23 aprile 2023

La più Bella Definizione di Nostalgia

La più bella definizione di nostalgia che ho mai sentito, l'ha data una bambina di undici anni. Le righe che seguono sono il racconto del suo medico. 

Come oncologo con 29 anni di esperienza professionale, posso affermare di essere cresciuto e cambiato a causa dei drammi vissuti dai miei pazienti. Non conosciamo la nostra reale dimensione fino a quando, in mezzo alle avversità, non scopriamo di essere capaci di andare molto più in là. 
Ricordo con emozione l’Ospedale Oncologico di Pernambuco, dove ho mosso i primi passi come professionista. Ho iniziato a frequentare l’infermeria infantile e mi sono innamorato dell’oncopediatria.
Ho assistito al dramma dei miei pazienti, piccole vittime innocenti del cancro. Con la nascita della mia prima figlia, ho cominciato a sentirmi a disagio vedendo la sofferenza dei bambini. Fino al giorno in cui un angelo è passato accanto a me! 

Vedo quell’angelo nelle sembianze di una bambina di 11 anni, spossata da due lunghi anni di trattamenti diversi, manipolazioni, iniezioni e tutti i problemi che comportano i programmi chimici e la radioterapia. Ma non ho mai visto cedere quel piccolo angelo. L’ho vista piangere molte volte; ho visto anche la paura nei suoi occhi, ma è umano!

Un giorno sono arrivato in ospedale presto e ho trovato il mio angioletto solo nella stanza. Ho chiesto dove fosse la sua mamma. Ancora oggi non riesco a raccontare la risposta che mi diede senza emozionarmi profondamente. 
“A volte la mia mamma esce dalla stanza per piangere di nascosto in corridoio. Quando sarò morta, penso che la mia mamma avrà nostalgia, ma io non ho paura di morire. Non sono nata per questa vita!”
“Cosa rappresenta la morte per te, tesoro?”, le chiesi. 
“Quando siamo piccoli, a volte andiamo a dormire nel letto dei nostri genitori e il giorno dopo ci svegliamo nel nostro letto, vero? (Mi sono ricordato delle mie figlie, che all’epoca avevano 6 e 2 anni, e con loro succedeva proprio questo)”. 
“È così. Un giorno dormirò e mio Padre verrà a prendermi. Mi risveglierò in casa Sua, nella mia vera vita!” 
Rimasi sbalordito, non sapendo cosa dire. Ero scioccato dalla maturità con cui la sofferenza aveva accelerato la spiritualità di quella bambina.“E la mia mamma avrà nostalgia”, aggiunse. 
Emozionato, trattenendo a stento le lacrime, chiesi: “E cos’è la nostalgia per te, tesoro?”

La nostalgia è l’amore che rimane!
Oggi, a 53 anni, sfido chiunque a dare una definizione migliore, più diretta e più semplice della parola “nostalgia”: è l’amore che rimane! Il mio angioletto se ne è andato già molti anni fa, ma mi ha lasciato una grande lezione che mi ha aiutato a migliorare la mia vita, a cercare di essere più umano e più affettuoso con i miei pazienti, a ripensare ai miei valori. Quando scende la notte, se il cielo è limpido e vedo una stella la chiamo il “mio angelo”, che brilla e risplende in cielo. Immagino che nella sua nuova ed eterna casa sia una stella folgorante. 

Grazie, angioletto, per la vita che ho avuto, per le lezioni che mi hai insegnato, per l’aiuto che mi hai dato. Che bello che esista la nostalgia! L’amore che è rimasto è eterno. 

Dr. Rogério Brandão

sabato 22 aprile 2023

Le Persone Belle

Le persone belle veramente non sono solo quelle esteticamente gradevoli, sono belle quelle
che guardarle solamente
mette in pace con il mondo,
quelle che in uno sguardo solo
celano tutta l’armonia che esiste, quelle senza spigoli, quelle che della gentilezza fanno il loro abito ogni giorno, 
quelle che hanno fatto quasi sempre i conti con il male, optando sempre per il bene,
quelle che da qualsiasi angolo le scruti,
svelano l’immensità che portano di dentro.

venerdì 21 aprile 2023

Con Tutte le Forze

Un ragazzo e suo padre stavano camminando insieme in un bosco. Ad un certo punto si imbatterono in un grosso tronco, che stava bloccando il sentiero. Al che il ragazzo si rivolse a suo padre e disse: "Pensi che possa sollevare questo tronco, babbo?"
Il padre rispose: "Se userai tutte le tue forze, sì, ci riuscirai".
Il ragazzo si rimboccò le maniche, piegò le ginocchia, e mise le mani sotto il tronco. Chiuse le braccia e si sollevò con ogni grammo di forza che aveva in corpo. Ma il tronco non si mosse di un millimetro. Provò ancora e ancora fino a quando, sfinito e senza fiato, si arrese. 
Allora guardò suo padre con disappunto e disse: "Mi avevi detto che sarei riuscito a sollevarlo!"
Suo padre sorrise e disse gentilmente: "Ti avevo detto che saresti riuscito a sollevarlo se avessi usato tutte le tue forze. Ma ti sei dimenticato di chiedermi aiuto.
"Quindi il ragazzo chiese a suo padre di aiutarlo e insieme sollevarono il tronco spostandolo dal sentiero

giovedì 20 aprile 2023

Il Segreto della Felicità


Un mercante, una volta, mandò il figlio ad apprendere il segreto della felicità dal più saggio di tutti gli uomini. Il ragazzo vagò per quaranta giorni nel deserto, finché giunse a un meraviglioso castello in cima a una montagna. Là viveva il Saggio che il ragazzo cercava.Invece di trovare un sant'uomo, però, il nostro eroe entrò in una sala dove regnava un'attività frenetica: mercanti che entravano e uscivano, ovunque gruppetti che parlavano, una orchestrina che suonava dolci melodie. E c'era una tavola imbandita con i più deliziosi piatti di quella regione del mondo. Il Saggio parlava con tutti, e il ragazzo dovette attendere due ore prima che arrivasse il suo turno per essere ricevuto. 
Il Saggio ascoltò attentamente il motivo della visita, ma disse al ragazzo che in quel momento non aveva tempo per spiegargli il segreto della felicità. Gli suggerì di fare un giro per il palazzo e di tornare dopo due ore. Nel frattempo, voglio chiederti un favore, concluse il Saggio, consegnandogli un cucchiaino da tè su cui versò due gocce d'olio. Mentre cammini, porta questo cucchiaino senza versare l'olio. 
Il ragazzo cominciò a salire e scendere le scalinate del palazzo, sempre tenendo gli occhi fissi sul cucchiaino. In capo a due ore, ritornò al cospetto del Saggio. Allora, gli domandò questi, hai visto gli arazzi della Persia che si trovano nella mia sala da pranzo? Hai visto i giardini che il Maestro dei Giardinieri ha impiegato dieci anni a creare? Hai notato le belle pergamene della mia biblioteca?'

Il ragazzo, vergognandosi, confessò di non avere visto niente. La sua unica preoccupazione era stata quella di non versare le gocce d'olio che il Saggio gli aveva affidato. 
Ebbene, allora torna indietro e guarda le meraviglie del mio mondo, disse il Saggio. Non puoi fidarti di un uomo se non conosci la sua casa.Tranquillizzato, il ragazzo prese il cucchiaino e di nuovo si mise a passeggiare per il palazzo, questa volta osservando tutte le opere d'arte appese al soffitto e alle pareti. Notò i giardini, le montagne circostanti, la delicatezza dei fiori, la raffinatezza con cui ogni opera d'arte disposta al proprio posto. Di ritorno al cospetto del Saggio, riferì particolareggiatamente su tutto quello che aveva visto. Ma dove sono le due gocce d'olio che ti ho affidato? domandò il Saggio. 
Guardando il cucchiaino, il ragazzo si accorse di averle versate. Ebbene, questo è l'unico consiglio che ho da darti, concluse il più Saggio dei saggi.Il segreto della felicità consiste nel guardare tutte le meraviglie del mondo senza dimenticare le due gocce d'olio nel cucchiaino."
Paulo Coelho

mercoledì 19 aprile 2023

Cucire è...

"Nonna, cosa si fa se si è disperati?"
"Si cuce bambina mia. A mano, lentamente. Gustandosi ogni onda creata con le proprie dita."
"Cucire fa allontanare la disperazione?"
"No. Cucendo tu la decori. La guardi in faccia. L'affronti. Le dai forma. L'attraversi. E vai oltre."
"Davvero è così potente cucire a mano?"
"Certo cara. La gente non cuce più e per questo è disperata. Le sarte sanno che con ago e filo puoi affrontare qualsiasi situazione buia riuscendo anche a creare dei meravigliosi capolavori. Mentre muovi le tue mani è come se muovessi la tua anima in modo creativo. Se ti lasci trasportare dal ritmo ripetitivo del rammendo e del ricamo entri in un vero e proprio stato meditativo. Riesci a raggiungere altri mondi. Ed il groviglio di fili emotivi dentro di te si ammorbidisce. Senza fare null'altro."
"Cosa s'impara cucendo?"
"Ad affrontare ogni punto. E basta. Senza pensare al punto successivo. Ci si focalizza sul punto presente, ad ogni cucitura. Che poi è quello che ci sfugge nella vita quotidiana. Siamo disperati perché pensiamo sempre al futuro. E così facendo il ricamo diviene disarmonico, confuso, poco curato."
"Si ma nonna... le preoccupazioni e le paure come si fanno a vincere con il cucito?"
"Bambina mia. Non le devi vincere, devi solo accoglierle, e comprenderle. Cucendo tessi la trama della vita con le tue mani, sei tu a creare l'abito adatto a te stessa. Cucendo ti colleghi a quel filo sottilissimo che appartiene a tutta l'umanità e ai suoi misteri. Cucendo ti trasformi in un ragno che tesse la sua ragnatela raccontando silenziosamente al mondo tutti i segreti della vita. Intrecciando i fili, intrecci i tuoi pensieri, le tue emozioni. E ti colleghi al divino che è in te e che tiene in mano l'inizio del filo."

Elena Bernabè

martedì 18 aprile 2023

La Storia dell'Uovo d'Aquila

Un uomo trovò un uovo d’aquila e lo mise nel nido di una chioccia.
L’uovo si schiuse contemporaneamente a quelle della covata, e l’aquilotto crebbe insieme ai pulcini.
Per tutta la vita l’aquila fece quel che facevano i polli del cortile, pensando di essere uno di loro. Frugava il terreno in cerca di vermi e insetti, chiocciava e schiamazzava, scuoteva le ali alzandosi da terra di qualche decimetro.
Trascorsero gli anni, tanti, e l’aquilotto divenne vecchio. Un giorno vide sopra di sé, nel cielo sgombro di nubi, uno splendido uccello che planava, maestoso ed elegante, in mezzo alle forti correnti d’aria, muovendo appena le robuste ali dorate.
Il vecchio aquilotto alzò lo sguardo, stupito. “Chi è quello?” chiese. “E’ l’aquila, il re degli uccelli”, rispose il suo vicino. “Appartiene al cielo. Noi invece apparteniamo alla terra, perché siamo polli.”
E così quell’aquilotto visse e morì come un pollo, perché pensava di essere tale.

A volte mi chiedo se siamo più aquile o più polli. 

lunedì 17 aprile 2023

Alimentazione per le Prestazioni Sportive

Stai per prendere parte ad una competizione sportiva? Stasera hai una partita importante? Hai un allenamento?

Ti è mai capitato di chiederti in queste circostanze:
  • “Che cosa sarebbe meglio mangiare prima dell'allenamento o della competizione? 
  • Qual è il momento migliore per mangiare prima della gara, che cosa e in che quantità?”
Bene, non sarà legge, ma posso garantirti che con queste semplici indicazioni andrai alla grande!

Le ho apprese in tanti anni di attività sportiva, anche intensa, da alcuni medici nutrizionisti e preparatori sportivi, e a queste ormai mi attengo da diversi anni con risultati più che soddisfacenti. 


I 4 vantaggi principali di queste semplici indicazioni:
  1. Avrai una maggior efficienza atletica, cioè migliorerai le tue prestazioni;
  2. Ti sentirai più forma e scattante, rispetto ad altre cose o diete più o meno improvvisate al momento;
  3. Ritarderai il più possibile l’arrivo della stanchezza, anche nel caso di attività intense;
  4. Cosa più importante e spesso molto trascurata, recupererai molto più velocemente.

Ci sarebbe da parlarne per ore, ma ho cercato di fare un condensato, pensando in particolare ad una gara o a un allenamento, previsti in serata, come in genere accade per la pallavolo, ma anche per il calcio, la pallacanestro e altri sport.

Le Fasi Fondamentali di ogni attività sportiva

Ogni sport competitivo ha le seguenti tre fasi importanti con cui devi fare i conti:
  • Prima della gara (dell’allenamento, della partita o della competizione)
  • Durante la gara (l’allenamento, la partita o la competizione)
  • Dopo la gara (l’allenamento, la partita o la competizione)



Linee Guida Generali per il Giorno di Gara
  • Cerca di fare pasti leggeri a base di carboidrati semplici.
  • Pochi grassi perché verrebbero digeriti troppo lentamente.
  • Non troppe proteine perché tendono ad abbassare il PH del sangue rendendolo acido, avvicinando tra l’altro la sensazione di fatica (evitare carne rossa in particolare).
  • Non alimentarti all’ultimo minuto e soprattutto con cibi cui non sei abituato per evitare l’effetto ingolfamento e il rallentamento dei riflessi e della mobilità in genere.
  • Evita, se possibile, alimenti che possono causare eccessiva fermentazione nell’organismo (cipolle, cavoli, legumi) e che possono dare sensazione di gonfiore e pesantezza.
  • Evita, se possibile, eccessivi condimenti con spezie e salse (aumentano l’acidità).
  • Bevi in modo equilibrato acqua, succhi di frutta, latte ed evita bevande alcoliche (hanno effetti depressivi). Cerca di bere spesso, anche se non ne senti il bisogno, fino a 2 l di acqua al giorno.
  • Evita se possibile, per una maggiore stabilità nervosa, anche bevande eccitanti (caffè, te, ginseng, ecc…).
  • Attenzione allo zucchero (saccarosio) e a cibi e bevande zuccherine, consumati in dosi eccessive prima della prestazione, richiamano insulina nel sangue, facendo diminuire drasticamente la glicemia e provocando un calo prematuro delle risorse energetiche. Sarebbero da preferire fruttosio, glucosio o maltodestrine che non alterano sensibilmente la glicemia permettendo un’efficienza fisica più prolungata, oppure amidi (riso, pane,…).
  • Sempre per qualsiasi sportivo: integra l’alimentazione almeno con sali minerali (frutta e verdura) e vitamina C (es: mirtilli, fragole, agrumi, kiwi, frutta in generale o integratori) per ridurre l’effetto dell’acidosi, dei radicali liberi e prevenire possibili contratture.

Colazione
Va fatta sempre e dovrebbe anche essere abbondante. E’ la prima attività “sportiva della giornata” es: latte o yogurt, pane e marmellata o miele, spremuta e/o frutta, anche secca.

Spuntino
Consigliabile a metà mattinata (spremuta o un frutto o anche un piccolo panino o mezza banana).

Pranzo
A base prevalente di carboidrati, pasta, pane, qualche ortaggio o verdura, un frutto limitando eccessivi condimenti. Dolci, con molta moderazione (evita creme, panna e grassi eccessivi)…se glissi è meglio.

Razione di attesa
E’ lo spuntino pre-gara, da consumare da 2½ a 3½ h prima della competizione. Sarebbe bene assumere uno spuntino consistente, ma molto leggero (pane e miele, o un piccolo dolce (es: mezza crostatina o biscotto), o una banana + un succo di frutta) per non arrivare al match con i morsi della fame. Bevi.

Durante la Gara
Durante la competizione o l’allenamento è importante gestire l’idratazione e mantenere il livello di zuccheri nel sangue costante, ma al di sotto della pressione osmotica del plasma. Per questo in gara in gara, sarebbe meglio una bevanda iso-tonica o meglio ancora ipo-tonica (≤ 6g di carboidrati ogni 100 ml: basterebbe sciogliere 6-10 bustine di zucchero in un litro d’acqua, o 10-15 bustine in una bottiglia da un litro e mezzo per ottenere una soluzione energetica e + rapidamente assimilabile, meglio se con fruttosio al posto dello zucchero).

Questo può essere garantito con semplici e brevissimi dosaggi di bevande ipo-toniche saline e zuccherine. Un paio di sorsi di bevanda sportiva (Gatorade, Powerade, …) a intervalli regolari a seconda dell’intensità della prova, andranno più che bene e ti permetteranno di garantire fino alla fine il cosiddetto “guizzo”. (Per approfondimenti sulle bevande sportive saline, se vuoi, puoi leggere questo articolo).

Recupero (dopo la gara)
E’ l’aspetto più importante ed anche sicuramente il più trascurato. Quello dopo la gara.

Nel corso della competizione si brucia tanta energia, immagazzinata anche e soprattutto nei muscoli sotto forma di glicogeno (carboidrati), che viene velocemente consumato e avrà bisogno di essere reintegrato.

Il reintegro del glicogeno muscolare che di norma, con un’alimentazione normale, impiega per completarsi circa 48h, può e dovrebbe essere accelerato e favorito per ottimizzare il recupero post-gara, per non essere particolarmente scarichi soprattutto se ci si allena il giorno dopo.

Per fare un esempio, durante una gara di solito si possono consumare normalmente anche 1.600-3.000 calorie. A conti fatti queste corrispondono a 400-750 g di carboidrati che, nel caso di altra gara ravvicinata, andrebbero assunti abbastanza in fretta. Ma 500 g di carboidrati sono già circa 9 etti di pasta (o anche pane)…un po’ difficili da consumare in poco tempo, anche se ci sono alternative alla pasta.

Come si fa quindi a ricaricare in fretta i muscoli?

Questo aspetto è poco pubblicizzato, ma si può risolvere ottimizzando ogni istante, senza perdere tempo prezioso a partire dalla fine della prestazione.

Subito dopo la gara, da ½ h a 2 h dopo massimo, infatti, c’è un periodo di grazia, perché mai come in questo intervallo temporale, è utilissimo consumare carboidrati ad alto indice glicemico (meglio se liquidi perché più facilmente assimilabili) come bevande dolci, succhi di frutta, e anche banane, perchè gli zuccheri, contrariamente a quanto saremmo abituati a pensare, saranno tutti immagazzinati nei tessuti muscolari e non andranno assolutamente ad accumularsi sotto forma di grasso nell’organismo.

Non bisognerebbe perdere questa grande occasione perché è il momento migliore per recuperare il più velocemente possibile gli zuccheri persi durante l’impegno muscolare. Al di fuori di questa finestra temporale nota comefinestra Arcelli, cioè più tardi, il reintegro di glicogeno può avvenire comunque ingerendo carboidrati, ma in modo molto, molto, molto più lento e il rischio è di abbuffarsi o di arrivare non completamente ricaricati al prossimo allenamento o gara, se questa è ravvicinata.

Inoltre, sarebbe bene ritardare l’assunzione di alimenti difficilmente digeribili (vedi carne, altri cibi grassi, ecc…) a dopo le 2 ore dallo sforzo o al giorno dopo, per non appesantire l’organismo già sufficientemente provato, favorendo così un miglior recupero.

Un Consiglio in Più

Che dire ancora? Che per recupero si intende anche riposo, quindi…a nanna presto!
Ancora e sempre…un abbraccio vincente!
Stefano

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Per approfondire ulteriormente, puoi consultare anche queste fonti:

domenica 16 aprile 2023

Le Radici della Vittoria

Quando ho letto questa storia sono rimasto esterrefatto, non tanto per il contenuto tutto sommato molto semplice, ma per il modo con il quale viene enfatizzata splendidamente l’importanza dello sport fin dalle sue più antiche origini.
Ho deciso per questo motivo che non potevo non condividerla.

“Tanto tempo fa, due tribù erano sul punto di entrare in guerra per un pezzo di terra, quando il primo capo ebbe un’idea.
Invece di combattere, i suoi eroi si sarebbero cimentati in una gara di tiro con l’arco. I vincitori avrebbero ottenuto la terra e nessuno si sarebbe fatto male.
In questo modo appianarono la disputa e, cosa più importante, i due capi divennero ottimi amici e le tribù non si fecero mai più la guerra.”

Sembra una favoletta, vero?
Eppure questa leggenda racconta di come lo sport ha sempre svolto un ruolo fonda­mentale nella vita dei popoli. Gli antichi greci lo sapevano; anche i romani ama­vano lo sport; lo spettacolo eccitante (e raccapricciante) dei gladiatori che mi­suravano le proprie capacità l’uno contro l’altro ha entusiasmato il pubblico per tutto il periodo dell’Impero Romano.
Poi nel Medio Evo, le giostre dei cavalieri e i tornei di tiro con l’arco erano le principali attrazioni dei sontuosi spettacoli che si tenevano annualmente. Più tardi furono inventati giochi come il rugby, il cricket, il calcio, il volley, il basket e tanti altri che oggi richiamano enormi folle di sostenitori.

Inoltre, l’orgoglio nazionale è strettamente collegato ai meriti sportivi di una nazione. Dai, non dirmi che anche tu non ti senti meglio quando gli “eroi sportivi” del nostro paese si comportano egregiamente!
Magari fosse possibile organizzare un duello quando due nazioni si trovano sull’orlo di una guerra!

Pensa che bello se, invece di mobilitare ingenti fondi, armamenti e soldati, Bush avesse sfidato Bin Laden ad una corsa nei sacchi! Oppure se i migliori atleti iraniani, egiziani o arabi, avessero sfidato i migliori atleti americani a braccio di ferro! Se vincono gli Stati Uniti, quest’anno avranno diritto a qualche barile di petrolio in più, ma se vincono gli Arabi, tanti nuovi istituti e scuole saranno costruiti a spese americane nei territori arabi.

Purtroppo questo non succede e ci inventiamo le migliori scuse quando i nostri campioni non vincono una competizione importante:

Il governo non stanzia fondi sufficienti, i nostri amministratori sono troppo antiquati e legati alla burocrazia, non possiamo permetterci strutture al passo coni tempi, non paghiamo abbastanza i nostri atleti migliori, non “laviamo il cervello” ai nostri giovani più promettenti e non li priviamo di un’infanzia “normale”.

Le scuse possono essere davvero infinite. Ma sono valide?

Forse alcune lo sono. L’uva è acerba? Chissà, non l’abbiamo mai assaggiata!

Però in questo modo è come se ci arrendessimo prima di aver combattutto.
Lo sport è davvero importante, però, anche se molto spesso ce ne dimentichiamo.
Perché? Perché ha in sé qualcosa di così importante che persino il denaro ed il tempo impallidi­scono al confronto:

Orgoglio, Passione, Spirito agonistico, Senso della con­quista, Spirito di squadra.

In breve, è il nostro atteggiamento nei confronti della vittoria o della sconfitta.
E’ questo che può fare veramente la differenza, in campo, ma anche fuori dal campo!!!

E come diceva lo scrittore M.Scott Peck:
“Se ti arrendi senza aver mai vinto, resterai quello
che eri all ‘inizio: un perdente”

sabato 15 aprile 2023

Non Guardare il Tabellone

Sei stato mai in ansia perché in gara sei sotto di diversi punti?

E cosa fai in quei momenti?

In parecchi casi, ti viene spontaneo guardare il tabellone del punteggio…e spesso cadere nel vortice delle preoccupazioni è immediato, così come cadere in uno stato di ansia per la paura di perdere.

Cosa fare allora?

A questo proposito, mi piace molto l’atteggiamento e la mentalità di Dan Peterson che, anche se riferito al basket, credo proprio si adatti a qualsiasi sport.

Lo riporto integralmente.

"Il tabellone crea ansia.
Io non lo guardavo mai.
Dicevo ai miei: ”Ehi, non guardate il tabellone!
Guardate i miei occhi! I miei occhi sono il tabellone. Non ho bisogno di guardare lì per sapere il punteggio. Lo so già.
Ma se noi giochiamo a pallacanestro, il tabellone dirà la verità alla fine. Non importa il punteggio. Non importa il tempo che manca. Non importano i falli. 
Importa ciò che facciamo noi in campo!”
Negli ultimi minuti — sopra, sotto o pari — dicevo sempre:
"C’è molto tempo da giocare”. Così toglievo paura.
Sopra? Molto tempo? OK, continuiamo a giocare!
Sotto? Molto tempo? OK, continuiamo a giocare! 
E non ho mai avuto paura degli ultimi minuti.
Non andavano lenti quando eravamo sopra; non andavano veloci quando eravamo sotto. Tutto normale. Molto tempo da giocare. Quindi, niente ansia. Niente panico. Sono io il tabellone! 
Ridurre un grande problema (essere sotto in trasferta con poco tempo da giocare) ad un problema più piccolo (un rimbalzo, una rimessa, un gioco) si chiama ”comportamentalizzazione”. 
Più facile fare 5 passi normali che un balzo lunghissimo. Eliminare la preoccupazione del tabellone aiuta. Intanto, tutti sanno il punteggio. Tutti danno un’occhiata. Ma non bisogna preoccuparsi oltre ogni limite della situazione e drammatizzarla.
Questa è mentalità vincente."

Grande Dan! Sono perfettamente d’accordo...è un po' come tremare guardando la tua pagella...se credi veramente di farcela, allora lì sopra puoi riuscire a farci scrivere quello che vuoi! 
La pagella sei tu!

venerdì 14 aprile 2023

Assenza

L'assenza è un inganno, la mancanza no, quella è un'attesa, un pensiero ossessivo che riempie il cuore.

giovedì 13 aprile 2023

Mentalità Vincente


 
Ti è mai accaduto di essere in grosse difficoltà sia nello sport che nella vita? Di scoraggiarti per una sconfitta o di vedere allontanarsi quella soddisfazione cui oramai avevi un po’ fatto la bocca, dopo tanta preparazione? E di subire in qualche modo un evento inaspettato e negativo che sconvolge decisamente le tue attese? Sicuramente sì, vero?

Beh, anche a me!

Sicuramente sai cosa significa quel senso di scoramento che ti attanaglia e ti costringe ad aver paura di sbagliare la prossima mossa e certe volte ad aver timore di muoverti ancora. Eppure, pensavi di farcela, altre volte ce l’avevi fatta, anche con avversari più ostici!

Vedi altri riuscire dove tu sbagli! …ma come fanno?

Ho affrontato tante difficoltà nella mia vita, sicuramente come te e come tutti, ma ho desiderio di condividere alcuni pensieri nella speranza possano essere utili anche ad altri che, come è già capitato a me, a volte cercano di guadare la palude nel tentativo di raggiungere l’altra sponda.
Praticando attività sportiva, forse ti sarai già accorto che la tecnica è una risorsa estremamente importante per riuscire in qualsiasi disciplina. Ma esistono delle risorse insostituibili dentro ognuno di noi che è altrettanto fondamentale conoscere e non sottovalutare mai.

Sto parlando ad esempio di emozioni e di fiducia in se stessi come risorse insostituibili per insinuare il seme della vittoria in qualunque settore sportivo, …ma anche nella vita.

Il potere della mente, l’immaginazione, i sentimenti, fanno parte imprescindibile della nostra vita e del nostro modo di essere, avendo un ruolo dominante in ogni attività.

Riuscire a prendere in considerazione questi aspetti nella tua vita sportiva, diventarne consapevoli e volgerli a tuo vantaggio significa veramente fare la differenza tra la sconfitta e la vittoria.

Lo studio, la preparazione accurata, la tecnica, l’allenamento continuo e la tattica sono fondamentali nello sport come nella vita, ma c’è qualcosa che va oltre, che ti mette in grado a volte, nonostante le aspettative, di compiere l’impresa, quella che nessuno si aspettava, neanche tu stesso! Vincere!

Lo sport di cui sono appassionato, o forse dovrei dire malato, la pallavolo, mi ha insegnato a desiderare di raggiungere obiettivi per me sempre più importanti, a conoscere i miei limiti e le mie potenzialità e soprattutto a credere in me e negli altri, a confrontarmi con i compagni di squadra, e a condividere con loro sacrifici e soddisfazioni, acquisendo una sensibilità ed un atteggiamento di cui risentono positivamente tutti i rapporti umani che la vita di ogni giorno mi propone, perché non sono tanto importanti i “colpi” che tiri, quanto piuttosto il tuo personalissimo modo di reagire ai “colpi” della vita che può fare di te una persona migliore!

E dopo tanti anni di attività credo di poter dire che è questo, solo questo che ti trasforma in un vincente!

E’ come reagisci che ti definisce, nient’altro!

Lo sport, ma così anche la vita, è secondo me proporsi delle mete, prepararsi e lottare per raggiungerle …e poi? E poi porsene di nuove.

Perché, anche se la meta sembra lontana, difficile, inarrivabile, non sarà tanto il raggiungerla esattamente nel modo in cui volevi che ti darà il successo, quanto i muscoli e l’atteggiamento che svilupperai nell’affrontare con tutto te stesso le prove che essa comporta, che ti trasformeranno letteralmente in un vincente!

Perché sarai così allenato per affrontare la prossima.

Un antico proverbio cinese dice:

“L’uomo è figlio dell’ostacolo”

…perché?

All’inizio ci ho messo un po’ a capirlo, ma ora so che è solo nell’ostacolo che ritrovi te stesso, un nuovo te stesso ogni volta, perché senza difficoltà, senza sfide l’uomo non può vivere! …Semplicemente perché non puoi rinunciare a crescere!

Quando non sarai più stimolato a decidere di proporti una nuova meta, potrai dire che solo allora è sopraggiunta la vecchiaia. Perciò, finché il buon Dio ti da’ salute e finché puoi, non appendere mai le scarpe al chiodo! Non rinunciare mai ad una nuova sfida!

Il fatto che tu sia qui a leggere queste poche righe, mi dice che anche tu, come me, stai cercando di migliorarti, di crescere per dimostrare a te stesso che ce la puoi fare, che non sei un pappamolla come a volte lo sono quegli “pseudo-amici” che si mettono a ridere quando gli dici che vuoi riuscire a saltare 20 cm di più, ad aumentare l’elasticità, a dimagrire 10 kg, a smettere di fumare, a trovare il lavoro dei tuoi sogni, a guadagnare il doppio o comunque a fare meglio, a fare di più, a diventare una persona migliore e ad armarti di santa pazienza per affrontare sacrifici e mettere quei primi mattoncini per costruire la tua muraglia, per fare quei piccoli, costanti e instancabili passi che ti porteranno alla meta …e poi a vincere!

Qualcuno, rimasto purtroppo anonimo, circa duemila anni fa, aveva scritto su un piccolo ma denso e poco conosciuto libretto chiamato “L’imitazione di Cristo”, una frase come questa (poi attribuita erroneamente a un sacco di altra gente anche dei nostri tempi):

“Pensa come se fossi eterno, e comportati come se dovessi render conto stanotte di tutta la tua vita!”

Beh! Mi fa sentire vivo! …e aveva davvero ragione! Ne vale davvero la pena!

Ed è proprio lo sport (sano) uno dei migliori maestri di vita, perché è ancora una delle poche cose assolutamente più democratiche e meritocratiche che ci siano, e ti insegna che se hai impegnato tutto te stesso in un’impresa, sarai premiato comunque, anche in quella che al momento appare una sconfitta, ma che è sempre un passo necessario, spesso indispensabile, per la crescita.

Per questo non devi aver mai paura di cadere!

Perché rialzarsi significa credere, migliorarsi, crescere. Perché già avere la forza di rialzarsi significa vincere!

Mettitelo bene in testa: purché rispetti l’etica umana, qualsiasi sport tu faccia e qualsiasi cosa tu decida di fare nella vita, puoi farcela!
Perché dentro di te c’è una forza vincente, ed è come se ti “condannasse” a vincere!

mercoledì 12 aprile 2023

Numero 1 nello Sport...e nella Vita

Per diventare Numero 1 (nello sport), occorre innanzitutto sapere che cosa distingue questo numero dai numeri 2, 3, 4…

Immagina allora una piramide:

Alla base, si trovano tutti quelli che fanno sport un po’…per sport. Praticano sport per divertimento, nei tornei misti della domenica. Un po’ ci si allena, un po’ ci si diverte, un po’ si va fuori a mangiare pesce il venerdì sera. Non c’è niente di sbagliato e niente da biasimare in tutto ciò, è uno dei tanti modi di vivere lo sport. La gara è una parentesi tra una risata e l’altra. Il risultato non ha grossa importanza. Queste persone non cercano di migliorare ma al massimo di conservare la forma, il giusto compromesso tra fatica e divertimento.

Se qui non ti ritrovi, allora puoi provare a salire un po’:

A questo livello troverai i giocatori che vivono ai margini della vittoria. Si allenano e lavorano duramente ma purtroppo il loro livello non è mai all’altezza. Probabilmente hanno le migliori scarpe tecniche sul mercato ma quando si tratta di entrare in campo e dimostrare potrebbero essere scalzi. Sono spinti da forte passione, unico motivo che ancora li tiene in palestra, ma sono dominati dalla paura di sbagliare e quindi difficilmente miglioreranno.

Se nemmeno a questa altezza ti ritrovi puoi salire ancora un po’:

Qui troverai
buoni giocatori, che lavorano duramente e non sono preoccupati di sbagliare perché il loro obiettivo è migliorare. In gara se devono prendere una decisione la prendono senza preoccuparsi delle conseguenze, l’importante è fare la scelta migliore tra quelle disponibili. Non hanno talento infinito, ma il loro coraggio e la loro costanza li rende dei giocatori forti e abili. Hanno vinto molti trofei e premi personali e sono sempre d'esempio.

Se ancora non ti rivedi in questi atleti, allora sei un talento che sta sulla punta:

Qui hai la fortuna di ritrovare in te doti fisiche eccezionali e la bravura di incentivarle quotidianamente con il duro lavoro e la fatica. Spesso le giocate ti vengono da ispirazione divina e il tuo gioco è fluido e sempre ispirato. Sei uno di quei pochi giocatori al mondo che fanno le cose con facilità ed è un gusto vederti giocare.

Nella mia personale scala, però, c’è un piano in più nella piramide: le fondamenta.

In questa zona, ci sono certi giocatori che non si notano, non si vedono ma sono i più importanti. Forse non sono i più talentuosi ma sono quelli da cui potrai imparare di più nello sport e nella vita, ed ecco perché:

  1. Le loro decisioni non sono mai azzardate ma ponderano la situazione, le condizioni, i tempi e le persone.
  2. Hanno l’ottimismo disegnato in faccia, sanno cos’è la compassione, sanno perdere e sanno vincere. sanno quando perdere è una vittoria.
  3. Ti fanno sentire a tuo agio con loro, non sono troppo mielosi ne’ fanno sentire il loro livello superiore, sono i migliori maestri per te.
  4. Fanno sempre la cosa giusta al momento giusto: mai frasi fuori luogo, mai sottomessi ma mai oppressivi e offensivi. Non ricercano il successo ma perseguono i loro ideali di integrità, umiltà, lealtà, onestà, disponibilità, pazienza, perseveranza.
  5. Dividono i propri successi come merito di tutti e si incolpano delle sconfitte degli altri.
  6. Non si preoccupano di quanti palloni schiacciano a partita, ma di quanti punti riescono a fare coi palloni a disposizione.
  7. Non giocano qualche pallone da 10 e lode, ma ogni pallone almeno da 6!
  8. Non si lamentano mai.
  9. Sono i primi ad arrivare all’allenamento, gli ultimi ad andarsene, e raccolgono i palloni. Tutti gli esercizi sono accolti col sorriso e in tutti danno sempre il massimo.
  10. Non incolpano gli altri per i loro errori, non cercano mai giustificazioni e alibi.
  11. Individuano il problema e non il risultato negativo e sono sempre propositivi.
  12. Anche quando non sono d’accordo con le strategie del proprio allenatore si adoperano a svolgere il compito al massimo e cercano di comprenderlo. In separata sede, privatamente, chiedono chiarimenti.
  13. Non sparlano del tecnico e dei compagni con altri membri dentro o fuori la squadra. La lealtà e la chiarezza sono i loro cardini.
  14. Si fanno portavoce del gruppo quando qualcuno viola le regole o se altri si comportano scorrettamente.
  15. Quando un proprio compagno sbaglia un colpo sono i primi a rincuorarlo e a rassicurarlo. Con loro la fiducia non manca mai.
  16. Amano la pallavolo come sport, come impegno. Non seguono soldi, gloria, successo, ma spesso arrivano come conseguenza della loro passione e del loro impegno.
  17. Imparano da ogni situazione.
  18. Non criticano il coach per questioni personali. Se giocano o no è solo una questione con se stessi e il proprio rendimento.
  19. L’allenatore crede in loro e parla spesso con loro perché essi sono ricettivi, attenti, desiderosi di assecondare le richieste. 
  20. La loro attenzione è massima. Osservano, studiano, ricordano con precisione.
  21. Hanno la motivazione ricamata dentro, non necessitano di stimoli esterni.
  22. Non chiedono mai di riposare.
  23. Non mollano mai.
  24. Il loro stile è contagioso.
  25. Mantengono con il loro sguardo il livello dell’allenamento alto.
  26. Non hai bisogno di riprenderli perché sanno già dove hanno sbagliato.
  27. La loro voce si sente sempre fino alla fine della gara, vinta o persa che sia.
  28. Hanno sempre un sorriso per tutti.
  29. Gli infortuni sono carichi di lavoro supplementare da svolgere, non scuse per limitare il lavoro o sospendere l’allenamento. Gli infortuni non riescono a togliere il sorriso dalla loro espressione.
  30. Imparano da tutto e da tutti.
Ho incontrato molti giocatori e molti campioni, ma sono poca cosa senza i fondamentali.
Ho visto squadre di fenomeni perdere perché prive di questi elementi, ho visto squadrette divenire corazzate per la presenza di uno o due di loro.

Tutti possiamo andare alle fondamenta perché non si parla solo di talento, di qualità fisiche, di prestazioni, ma della persona che porti con te prima dell’atleta.

Non dipende dalla fortuna ma da noi stessi, dalle nostre scelte quotidiane, da ciò che vogliamo essere nelle cose importanti, i valori, gli ideali, il nostro modo di vivere lo sport.

Non importa il livello, ma essere veri campioni, Numeri 1!

martedì 11 aprile 2023

Divario

Il divario tra quello che l'anima ama e la quantità di tempo investita proprio in ciò che l'anima ama, è la dimensione dell'infelicità.
Quanto tempo si dedica a fare ciò che fa risplendere l'anima ed il cuore?
Sarebbe meglio ridurre il divario.