mercoledì 31 maggio 2023

I Tratti del Dolore

Lo riconosci subito chi ha avuto già un dolore.
Un dolore vero, grande, qualcosa che segna un prima e un dopo.
Qualcosa che ti ha portato a un centimetro dalla morte, non solo corporale, ma poi non sei morto.
Qualcosa che un secondo prima eri bambina/o e uno dopo ti sei svegliato già grande.
Qualcosa che, anche se passano gli anni, non se ne va e si mostra ogni tanto nei dettagli, in certi sguardi, nella grafia, piccolino ma c’è, è lì e parla con te.

Li riconosci subito quelli che hanno avuto un vero dolore e non perché sono più stronzi, non perché hanno la scorza più dura: io non li sopporto quelli che con la scusa del dolore diventano più cattivi.
No, il vero tratto distintivo di chi ha sofferto per davvero è che, in fondo, è: gentile.
C’è come un velo di clemenza sopra tutti i gesti.

Chi ha sofferto davvero non infierisce mai, non calpesta, sta attento a tutto, osserva.
Se può evita di ferire e se non può, preferisce ferire sé stesso.

martedì 30 maggio 2023

Per Non Arrugginire

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi, i giorni si trasformano in anni…
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea d’arrivo c’è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c’è un’altra delusione.
Fino a quando sei vivo/a, sentiti vivo/a.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
Insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!

Madre Teresa di Calcutta

domenica 28 maggio 2023

Veltman e l'Ascensore Pieno

Un giorno il fisico olandese Martinus Veltman entrò in un ascensore già pieno di gente.
Quando il pulsante venne premuto, scattò l'allarme che segnalava il superamento del massimo carico consentito.
Dato che Veltman era la persona più pesante nell'ascensore (il fisico, un omone dal carattere pragmatico, era piuttosto largo di girovita), e anche l'ultimo ad essere entrato, tutti gli occhi caddero su di lui.
Chiunque, dotato di buon senso, sarebbe uscito dall'ascensore, borbottando delle scuse imbarazzanti.
Ma Veltman no.
Non era assolutamente disposto a cedere.
Conosceva il principio di equivalenza di Einstein, alla base della relatività generale: una persona in caduta libera non sente il proprio peso.
Quindi, sapeva quello che avrebbe dovuto fare.
"Al mio "sì", premete!", esclamò.
Quindi, spiccò un balzo verso l'alto e subito in aria gridò: "Sì!".
Qualcuno premette il pulsante del piano all'istante e l'ascensore iniziò a salire.
Quando Veltman toccò di nuovo il pavimento, l'ascensore aveva già raggiunto abbastanza velocità da restare in moto...e infatti portò tutti a destinazione. 

sabato 27 maggio 2023

E Si Diventa una Cosa Sola

Te l'hanno mai detto che la natura è la miglior medicina per tutti i mali?

Sentire il canto dell'acqua che scorre nel ruscello, guardare la danza delle foglie che cadono, sentire il profumo avvolgente dei fiori, osservare le meravigliose farfalle, la sintonia dei canti degli uccellini. La natura, i boschi, il verde, i corsi d'acqua, le montagne, sono un paradiso sia d'inverno che d'estate. Un paradiso sulla Terra, dove senti veramente che la vita scorre nelle vene. 
Ti abbandoni completamente e abbracci la natura e la natura abbraccia te. 
E capisci che si diventa una cosa sola.

venerdì 26 maggio 2023

Ucronia e Utopia

Nello spazio e nel tempo si può prendere una laurea oppure imparare a lavorare per qualcuno o fare impresa, ma non si può evadere dalla "prigione" di una visione del mondo che a ben guardare è imposta più o meno a tutti, come con una forma di ipnosi planetaria. 
E non si può utilizzare la stessa visione del mondo che consente di prendere una laurea per liberarsi dall’ipnosi, perché quella visione del mondo fa parte dell'ipnosi. 

Da una qualunque prigione si può teoricamente evadere, ma come si può evadere da sé stessi? Come si può evadere da una visione del mondo?

Si può tentare di evadere, ma il rischio è quello di utilizzare inconsapevolmente la vecchia visione del mondo, perché in fondo è l’unica che si conosce. 
Cosa bisogna fare allora, per riuscire a liberarsi e scendere dalla ruota che gira come quella di un topolino nella gabbia? 

Se la prospettiva da cui si percepisce il mondo è mentale e spazio-temporale (e lo è), allora c'è un solo modo per ingannare i carcerieri: non spostarsi nello spazio e non aspettarsi nulla nel tempo

La prigione è la stessa mente e il suo modo di agire è spazio-temporale. Ogni metodo per uscire dalla mente è mentale esso stesso, pertanto fa ancora parte della trappola dell'ipnosi. 
Ci si può liberare solo fuori dal tempo, in Ucronia (dal greco ou=non cronos=tempo) e fuori dalla spazio, in Utopia (dal greco ou=non topos=spazio), cioè qui e ora. 

Qui e Ora è la soluzione che libera: vivere consapevolmente nel presente.

giovedì 25 maggio 2023

Perché Vibrare in Alto

La malattia ha una vibrazione di 5,5 Hz, non esiste seriamente sopra i 25,5 Hz.
Le ragioni per avere basse vibrazioni possono essere: stanchezza, paura, tensione nervosa, rabbia. 
Ecco perché occorre vibrare in alto, smettere di guardare costantemente notiziari, anche se per un breve periodo, così che la frequenza vibrante non scenda. 

La frequenza della Terra è 27.4 Hz ma ci sono posti che vibrano in media a livelli inferiori, come ospedali, centri commerciali, bar, locali notturni, carceri, metropolitane, uffici, ecc…

Alcune frequenze di vibrazione tipiche di sensazioni umane:
Dolore da 0.1 a 2 Hz
Paura da 0.2 a 2.2 Hz
Irritazione da 0.9 a 6,8 Hz
Chiasso da 0.6 a 2,2 Hz
Orgoglio 0.8 a Hz
Abbandono 1,5 Hz
Superiorità 1.9 Hz
Gratitudine 150 Hz
Compassione 150 Hz 
Amore: da 205 Hz

Vibrare in alto è davvero molto importante! 

528 Hz, noto come tono 'Miracolo', è un'onda sonora che può causare cambiamenti significativi e straordinari nelle funzioni biologiche. 
È documentato che a tale frequenza si attiva anche la riparazione del DNA.

Vivere - Sorridere - Giocare - Dipingere - Cantare - Suonare - Ballare - Godere della vita - Meditare - Fare Yoga, Taí chi o Qi Gong - Stare al Sole - Godersi la natura - Nutrirsi di cibo che la Terra dona, come semi, grano, cereali, frutti e acqua, aiuta a vibrare più in alto!

Non so ancora cosa sia scientificamente questa vibrazione, e da ingegnere forse mi accanisco a farmi troppe domande, tra cui "è la frequenza di cosa?", ma ammetto la mia ignoranza in materia e il concetto ed il senso qualitativo delle parole sono bellissimi, tanto da andare oltre e voler approfondire...e approfondiró. 

mercoledì 24 maggio 2023

La Parte più Importante

Quando ero piccolo, mia madre mi chiese quale fosse la parte più importante del corpo. Mi piaceva moltissimo ascoltare musica, come ai miei amici del resto. Sul momento pensai che l’udito fosse molto importante per gli esseri umani, così risposi:

– “Le orecchie“.

– “Alcune persone sono sorde, eppure vivono felicemente” – rispose mia madre.

Dopo qualche tempo, mia madre mi rifece la stessa domanda:

– “Qual è la parte più importante del corpo umano?“.

Io intanto ci avevo pensato e credevo di avere la risposta giusta:

– “Vedere è meraviglioso ed è molto importante per tutti, quindi… gli occhi“.

Lei mi guardò e disse:

– “Molti sono ciechi e se la cavano benissimo“.

Pensavo che fosse solo una specie di gioco tra me e mia madre. Poi però un giorno, tristissimo per me, morì mio nonno. Era una persona molto importante per me. L’amavo tantissimo. Ero distrutta dal dolore.

Quel giorno mia madre mi disse:

– “Oggi è il giorno giusto perché tu possa capire la risposta alla domanda. La parte più importante del corpo sono le spalle“.

Sorpresa, dissi:

– “Perché sostengono la testa?”

– “No” – rispose mia madre – “Perché su di esse possono appoggiare la testa gli amici o le persone care quando piangono. Tutti abbiamo bisogno di una spalla su cui piangere, in alcuni momenti della nostra vita“.

Quella volta scoprii quale fosse la parte più importante del mio corpo, perché in quel momento, quella che aveva bisogno di una spalla su cui piangere ero io.

Abbi spalle sempre pronte ad accogliere gli amici e le persone che ami. Potranno dimenticare ciò che dici, potranno dimenticare ciò che fai, ma non dimenticheranno mai le spalle che accolgono il loro dolore.

Bruno Ferrero

martedì 23 maggio 2023

Quando Fa Male Il Corpo

Non è il sale.
Non sono le farine.
Non è la bibita gassata.
Non è lo zucchero.
Non è il cibo.
Non è il glutine.
E non è la postura. 
Sono le tue emozioni!!
Sono le tue decisioni!!

Ti fa male perché non hai ancora imparato a divertirti, perché accumuli vecchi odi e rabbia.
Ti fa male perché ti rifiuti di sviluppare la tua vitalità ed elasticità del corpo, perché lo punisci con dipendenze e immaturità emotiva.

Ti fa male il corpo perché rifiuti il presente e permetti ai ricordi di definirti. 
Ti fa male perché non chiudi i cerchi della vita e ti vesti da vittima nel dramma che hai creato. 
Ti fa male perché ami la ferita che non vuoi guarire.

Ti fa male il corpo perché hai ceduto all'apatia e ti sei lasciato vincere. 
Ti fa male perché hai dubbi di meritare una vita senza traumi e ali per volare. 
Ti fa male perché hai ceduto la tua voce al clan di famiglia.
Ti fa male il corpo perché non vivi in pace.
Ti fa male il corpo perché non hai il coraggio di darti più valore.

Ti fa male perché taci quando devi urlare. Perché incolpi l'amore della tua ossessione di dominare. Perché esigi un rispetto che non osi generare.
Ti fa male il corpo perché confondi una relazione con un ring in cui poterti sfogare.

Ti fa male perché non hai il coraggio di connetterti con la tua divinità. Perché hai paura della libertà.
Ti fa male il corpo perché non ti permetti di ricordare che sei nato per crescere e oltrepassare l'amore che sei già.
Ti fa male il corpo perché non investi in silenzio né fai pace con la tua solitudine e con il tuo buio.

Sei un essere d'amore in continua evoluzione. 
Smettila di incastrarti, frenarti e atrofizzarti. 
Sveglia la tua magia e il tuo potere. 

Fai valere l'amore che sei già.

lunedì 22 maggio 2023

Il Mondo è un Posto Strano

Felicità è argomento che dovrebbe stare a cuore, forse più di ogni altro, eppure è un tema ovvio ma taciuto.
Tra noi chiediamo: 
“Come va?" 
"Il lavoro?” 
”Eh, tiriamo avanti“ oppure “Bene“
Che in gran parte bene poi non è. 

E ”Sei felice?” quando lo chiediamo? Mai. 

Se lo facciamo, lo sguardo ricevuto è tipo:
”Ma che domanda fai?” a metà tra il “Come ti permetti ” e il ”Ma come fai a essere felice in questo obbrobrio?”

D’altronde, se è una domanda che non poniamo mai, come facciamo a pretendere che altri ci rispondano?
Sarebbe interessante invece, rispondere e ancor più poter rispondere sinceramente ”SI", che infine non son le cose da raggiungere a rendere felici, ma il viaggio che si fa per arrivarci. E allora siamo già felici. 

Ma il mondo è un posto strano.

Felicità è un fine sensato, forse l'unico. 
Per l’ovvia, irrefrenabile pulsione a volerla raggiungere anche solo per un po', e poi perché è la panacea dei mali. 
La persona felice infatti non rompe le scatole agli altri, non ruba tempo e armonia, non sottrae energie, non è molesta, e anzi, è estremamente contagiosa.

Ma il mondo è un posto strano, un grande giardino di specchi e se cerchiamo di essere felici non pensando agli altri, la meta sembra diventare irraggiungibile.

Felicità arriva comunque invece, se badiamo a quella altrui: è un colpo che va solo di sponda.

Il mondo è un posto strano.
Complessissimo e semplice, e come una grande carambola, usando il gergo del biliardo. 
E come se i tiri diretti non valessero, tutto funziona solo vivendo di rimbalzo, se curiamo chi abbiamo davanti, chi è vicino, o chi è più debole.
Rivolte lì le cure, quello siamo noi e guariamo. 
E il resto, le preoccupazioni, le lotte, e tutti quei pensieri, è come se non servissero più o meglio non ci fossero mai stati.

Accarezzando, siamo accarezzati, coccolando, ci coccoliamo: provare, funziona.

Il mondo è un posto strano. 
E pure buffo. 
E magico. 
E bellissimo.

sabato 20 maggio 2023

Quando Inviti a Tavola uno Zoppo

Da te posso venire senza
indossare maschere o recitare,
senza svendere neanche
la più piccola parte del mio mondo interiore.
Con te non devo giustificarmi, 
non devo difendermi, 
né dare dimostrazioni.
Ti sono grato perché mi accetti come sono.
Che fare di un amico che mi giudica?
Se invito uno zoppo a tavola,
lo prego di accomodarsi, 
non certo di danzare.

Antoine de Saint-Exupéry 
a Leone Werth, dedicatario de Il piccolo principe

mercoledì 17 maggio 2023

Quante Parole ha la Risposta a Questa Domanda?

È una domanda insidiosa, ma giocando un po' con la matematica possiamo almeno cercare una risposta formalmente corretta, cioè coerente con quello che afferma. 

A queste condizioni, le risposte valide sono molte. La più semplice è: "Una." In questo caso infatti la risposta consiste di una sola parola, proprio come afferma.

Una risposta alternativa è: "Ne ha tre". Che infatti ha tre parole.

E ancora: "La risposta a questa domanda ha otto parole." 

Incredibile e curioso come tre risposte diverse diano tre numeri diversi di parole, ma in realtà siano tutte giuste.

Si possono anche inventare risposte più lunghe, come: "Se mi chiedi quante parole ha la risposta alla tua domanda, ebbene, la mia risposta è che le parole sono ventuno". E cosi via.
Una risposta meno precisa, ma altrettanto valida, è: "Un numero dispari". Le parole di questa risposta sono tre, quindi larisposta è corretta, cosi come sarebbe corretto anche rispondere:
"Un numero dispari di parole".

E se invece delle parole si considerano le lettere? 
Quante lettere ha la risposta a questa domanda?

Anche in questo caso è corretto rispondere "Un numero dispari", infatti la frase ha 15 lettere; ma, allo stesso tempo, è giusta anche la risposta "Un numero pari", frase formata da 12 lettere.

Questa, quindi, è forse l'unica domanda che ammette come risposta sia "Un numero pari" sia "Un numero dispari"!

Insomma, a una domanda del genere si possono trovare tante risposte originali, tutte valide. La più ingenua, e allo stesso tempo disarmante, è però quella che danno spesso i bambini: con le dita della mano, senza dire una parola, mimando col pugno un piccolo zero.

martedì 16 maggio 2023

Mentre Ti Sentivi Solo

Ho immaginato un uomo che morendo, si ritrova improvvisamente al cospetto di Dio il quale gli mostra tutta la sua vita, fotogramma per fotogramma. 
L'uomo ripercorre il suo percorso di vita, tutte le gioie e tutti i suoi dolori e resta colpito dalla presenza delle sue impronte lungo l'intero il cammino. 

A ben guardare, si accorge che in certi tratti c'è un altro paio di impronte a fianco alle sue, ma in altri momenti, invece, cè una sola coppia di impronte sul terreno. 
Così chiede a Dio: 
"A chi appartengono quelle impronte a fianco ai miei passi?" 
«Sono le mie», risponde Dio, «perché ti ho sempre camminato a fianco».

«Allora come mai in alcuni momenti c'è un solo paio di impronte? Mi hai lasciato solo qualche volta, ora che ci penso, ed era proprio quando avevo più bisogno di te». 

«ln quei momenti c'è un solo paio di impronte, è vero, ma non sono tue», risponde Dio, «Sono le mie. Le tue non ci sono infatti, perché in quei momenti, non ti camminavo a fianco, ma ti portavo in braccio». 

lunedì 15 maggio 2023

Finché Non Ce n'è Più

"Non apprezzi davvero il valore del tempo finché non realizzi di non averne più."

È il 1959.

Anthony Burgess, un insegnante di letteratura inglese, crolla a terra durante una delle sue lezioni.

Ricoverato in ospedale, dopo qualche giorno Burgess riceve una notizia devastante: ha un tumore terminale al cervello.

I medici gli danno non più di un anno di vita.

Tutti i suoi sogni e i suoi progetti futuri vengono infranti da quella diagnosi che non gli dà scampo.

Quella condanna a morte, però, fa scattare qualcosa in Burgess.

L'insegnante inglese, in passato, aveva già pubblicato alcuni libri, ma si trattava di un semplice passatempo.

Eppure, negli anni, Anthony si era trastullato con l'idea che in fondo potesse avere il talento per diventare uno scrittore famoso.

Quella speranza, dopotutto, lo aveva aiutato a trascinarsi in una vita che non gli aveva regalato troppe soddisfazioni.

Dimesso dall'ospedale decide allora di lasciare il lavoro per dedicarsi alla scrittura a tempo pieno.

Quando ti rimane un anno di vita, tutte le scuse che ti sei raccontato fin lì per non fare ciò che ami, all'improvviso sembrano meno spaventose.

Nei successivi 12 mesi, Anthony scrive ben cinque libri e mezzo.

Tra questi, "Arancia meccanica", completato in appena tre settimane e destinato a diventare il suo testo più famoso; testo che ispirerà il regista Stanley Kubrick nella realizzazione dell'omonimo capolavoro cinematografico.

Ma il successo letterario non è nulla rispetto a quello che accade a Burgess al termine del suo anno da scrittore a tempo pieno.

La sua salute, infatti, inizia a migliorare notevolmente, e nuovi esami confermano che la diagnosi originale del tumore non era stato altro che un errore medico.

Eppure, proprio quell'errore che inizialmente era sembrato una condanna a morte, ha restituito a Burgess il coraggio di tornare a vivere davvero.

Quella di Burgess è sicuramente una storia incredibile, ma non è una storia unica.

Che si tratti di vittime scampate ad incidenti mortali, sopravvissuti ad attentati terroristici o malati che ritrovano la salute dopo terribili malattie, spesso queste persone vivono la loro nuova vita con un senso di urgenza, entusiasmo e gratitudine.

Allora significa che questo atteggiamento è già lì, dentro di noi.

Superare certi eventi traumatici può essere il catalizzatore per farlo emergere, ma lui sonnecchia da sempre tra i meandri della mente ed è incredibile quanto possa essere facile procrastinare, invece che provare subito questo senso di urgenza, entusiasmo e gratitudine per l'esistenza per tornare a vivere la vita con intensità! 

sabato 13 maggio 2023

Dopo

Messaggio per chi ha mai detto..."Poi lo faccio!"

Il tempo non si trattiene,
spesso consideriamo la vita come un compito da fare che ci portiamo a casa.

Quando uno guarda e... sono già le sei del pomeriggio.
Quando uno guarda ed è già venerdi.
Quando uno guarda ed è già passato un mese. 
Quando uno guarda ed è già pa un anno. 
Quando uno guarda e già sono passati 40 o 50 anni.
Quando uno guarda e si accorge di aver perso un amico.
Quando uno guarda l'amore della propria vita andarsene e accorgersi che è tardi per tornare indietro.

Non smettere di fare qualcosa che ti piace per mancanza di tempo.
Non smettere di avere qualcuno accanto a te.
Non smettere di goderti la solitudine, se ti piace.

Perché i tuoi figli presto non saranno più tuoi e dovrai fare qualcosa col tempo che resta.

Sforzati di eliminare il "dopo"..
Dopo ti chiamo... 
Dopo vediamo... 
Dopo lo faccio...
Dopo lo dico... 
Dopo cambio...
Ci penso dopo..

Lasciamo tutto per dopo come se il dopo fosse il meglio, perché non capiamo che:
Dopo, il caffè si fredda..
Dopo, le priorità cambiano...
Dopo, I'incanto si perde...
Dopo, il presto si trasforma in tardi... 
Dopo, la malinconia passa...
Dopo, le cose cambiano...
Dopo, i figli crescono...
Dopo, la gente invecchia...
Dopo, le promesse si dimenticano...
Dopo, il giorno diventa notte...
Dopo, la vita arriva al capolinea...

Se possibile, non lasciare niente per dopo, perché nell'attesa del dopo puoi perdere i momenti migliori, le esperienze più belle, gli amici più cari, gli amori indimenticabili...

Dopo potrebbe essere tardi.
Il momento di agire è ora.

Forse a nessuna età dovrebbe essere permesso posticipare tanto, e forse c'è anche tempo per rileggere e comprendere meglio questo messaggio,...e forse è meglio non lasciarlo per dopo.

venerdì 12 maggio 2023

E le Stelle Stanno a Guardare

Guardando il blu in una notte tersa non si può non essere attratti dal quel manto tempestato di bellissimi puntini brillanti. 
Quei puntini ovviamente sono stelle, più vicine o più distanti o addirittura in gruppo a formare i disegni delle costellazioni. Pur così numerose, son tutte diverse e la cosa che ce le fa distinguere, dal nostro punto di vista, è una sola, la loro luminosità

Ma cos'è la luminosità di una stella? 
Beh, c'è già chi ci ha pensato nel II secolo a.c., creando niente meno che una classificazione ancora usata ai giorni nostri. Ecco il suo nome e quello che ha scoperto. 

Scientificamente la luminosità di una stella può essere definita come la quantità di energia irradiata dall'astro ogni secondo e si misura in watt, anche se più spesso si parla di magnitudine
L’energia viene dispersa radialmente tutto intorno e mano a mano che ci si allontana dalla stella la luminosità diminuisce con la distanza secondo una formula:
Ogni stella ha una luminosità propria (L nella formula) e una apparente (I) che è proprio quella che percepiamo noi a distanza guardando semplicemente il cielo stellato col telescopio o anche a occhio nudo. 

Dato che è possibile misurare la luminosità mediante un fotometro montato su un telescopio, con questa formula è possibile calcolare la luminosità propria (intrinseca) L di una stella se ne si conosce la distanza dalla Terra (r).

Ma così sembra un po' complicato. Possibile che non ci sia un metodo più semplice? 

Se andiamo indietro nel tempo, scopriamo che c'è qualcuno che già aveva pensato addirittura a creare una scala delle luminosità del cielo intero.

Nel II secolo avanti Cristo si pensava che le stelle fossero incastonate sulla superficie interna di un'enorme sfera, tutte alla stessa distanza, quindi era logico pensare che le stelle più brillanti fossero anche quelle più grandi. L’astronomo greco Ipparco di Nicea catalogò un migliaio di stelle, sulle circa 6000 visibili ad occhio nudo, in base alla loro luminosità. Utilizzò una scala, detta scala delle magnitudini (M), dalla prima magnitudine fino alla sesta. 

Il criterio era quello di catalogare le stelle più brillanti come stelle di prima magnitudine, fino ad arrivare alla sesta magnitudine (classe a cui appartengono stelle debolissime, visibili solo a persone dotate di ottima vista). 
In questa classificazione più è alto il valore di magnitudine, minore è la luminosità della stella.

Geniale! Ma c'è chi, partendo da qui ha saputo far di meglio, anche se solo 167 anni fa. 

Nel 1856, infatti, l’astronomo britannico Pogson osservò che una stella di prima magnitudine è approssimativamente 100 volte più luminosa di una di sesta magnitudine, definì così 5 gradi di magnitudine invece di sei e, nel tentativo di conservare l'analogia con la vecchia classificazione di Ipparco, basata sulla capacità percettiva dell’occhio umano, pose pari a 2 la magnitudine della stella Polare.

La magnitudine definita da Pogson è ovviamente quella apparente, dato che è dedotta da osservazioni da Terra. 
Esiste addirittura una relazione che permette di ricavare il valore della magnitudine propria (assoluta) di una stella (M) in base alla distanza, ma non la cito per evitare complicazioni. 

In questo modo è possibile confrontare tra di loro le magnitudini, rendendo la loro definizione indipendente dalla distanza. 
È un po' come se riuscissimo a confrontare la luminosità di un lampione sotto casa nostra e un faro da stadio posto ad un chilometro. 

Da notare che la magnitudine di una stella è semplicemente un numero (adimensionale) e cresce da valori negativi a positivi, mentre la luminosità è una grandezza fisica e si misura in Watt, l'unità di misura della potenza. 

Nel 1997 fu pubblicato dall'ESA il catalogo stellare riguardante, oltre ad altri numerosi dati, la magnitudine e la distanza di un gran numero di stelle relativamente vicine, in base alle misurazioni effettuate da un satellite in orbita nello spazio, che fu chiamato proprio Hipparcos.

Tra le visibili anche ad occhio nudo, la prima stella cui fu associata una magnitudine fu la Stella Polare, con M=2, mentre il Sole ha magnitudine -26,7. 
La stella più luminosa del cielo è Sirio, con M=-1,33, nella costellazione di Canis Majoris, sempre ben visibile e splendente in ogni sera stellata. 
Una delle più luminose è a seguire Betelgeuse, sul dorso della sagoma di Orione, con M=0,58, ma la stella dal fascino più particolare, col suo caratteristico blu, ancora nella costellazione di Orione e sua spalla, è sicuramente Bellatrix, con M=2,7, e ancora Algol con M=2,12, Mintaka, con M=2,23, Rigel, Vega, Altair e molte, molte altre che non ci si stancherà mai di osservare. 

giovedì 11 maggio 2023

Senza Aspettative


Nulla va mai come si immagina

E questo non perché la vita è ingiusta, ma perché è incerta. 

Lo è sempre stata e sempre lo sarà, e solo quando si accetta che non c'è niente di dritto, nulla può andare storto. 

Così di tanto in tanto occorrerebbe semplicemente vivere, 

senza lottare, né forzare niente,

guardando senza voce ciò che accade, lasciandolo accadere,
permettendo a ciò che è, di esistere,
lasciando cadere ogni tensione,
lasciando che la vita fluisca,
lasciando che la vita accada.


Vivere come?
Senza aspettative,
che per le aspettative arriva sempre inevitabilmente tanta frustrazione.
Muoversi senza, solo così forse potrà arrivar qualcosa,
ad evitare poi che si pretenda
che questo sia così, e che quello sia cosà.
Nessuno al mondo
dovrebbe in alcun modo
mai eseguire ciò che un altro esige,
che finirebbe lì la libertà.

mercoledì 10 maggio 2023

Le Emozioni Negative Non Esistono

Non tutto ciò che fa soffrire è per forza negativo, così come non tutto ciò che fa piacere è necessariamente positivo.
Quando si pensa a emozioni quali rabbia, paura e tristezza usando l'etichetta di "emozioni negative" forse si  compie un'operazione sbrigativa e a volte fuorviante, come se tutto il mondo dovesse essere per forza ogni giorno sorridente e le navi dovessero per sempre navigare in un mare calmo e senza onde. 
Concepire qualcosa come negativo, predispone infatti a percepire quel qualcosa come avverso, a cercare di allontanarlo o addirittura ignorarlo.
In questo modo, però, si distrugge a priori  anche il messaggio che quel qualcosa porta con se. 
Lo stesso accade per le emozioni e queste hanno sempre molto da insegnare, ma bisognerebbe essere disposti a interrogarle e ad ascoltarle fino in fondo senza escluderne nessuna. 
Dietro un risentimento, un abbattimento, un'esasperazione o una contrarietà, per esempio, si può nascondere a volte la forza vitale che aiuta a dire basta a certe ingiustizie, a prendere la decisione di abbandonare un progetto poco motivante, o a disporsi in cammino verso nuove avventure.
Senza emozioni la vita è in bianco e nero e non più degna di essere vissuta.
Le emozioni non sono negative.
Negativo è solo il modo in cui si decide di reagire.

lunedì 8 maggio 2023

Gli Dei Ci Invidiano

Il nostro cammino è cosparso di tanti brevi attimi di bellezza, ma spesso riusciamo a coglierne solo una piccola parte, il resto ci sfugge, si acquatta negli infiniti angoli ciechi di un campo visivo spesso limitato.
Eppure, per assurdo, come disse Achille nel film Troy:

"Gli dei ci invidiano, ci invidiano perché siamo mortali, perché ogni attimo può essere l'ultimo per noi." 

E ammettendo per il momento che esistano, se fossero davvero gli immortali che tanto invidiamo, ad invidiare invece noi mortali che abbiamo così pochi attimi? 

Forse è proprio questo il motivo che strappa Ulisse dalle braccia di Calipso sull'isola di Ogigia, e lo spinge di nuovo verso il mare ed il pericolo, rinunciando cosi alla vita eterna; forse oltre alla nostalgia di Penelope e del figlio Telemaco, ad attrarlo era proprio l'insopportabilità di quel tempo tutto uguale, dove nessun attimo è l'ultimo, dove la vita non si può più perdere, e dove non esistendo perdita, non esiste più vera bellezza. 

Una volta, durante un evento TED, Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti disse che lui pensa sempre al tragico. Le parole testuali erano queste:

"Perché nell'ottimismo in realtà c'è un seme di struggimento, perché l'ottimismo non vuol dire evitare il senso del tragico, ma semplicemente affrontare il tragico con un altro atteggiamento. 
Il senso del tragico ce lo portiamo sempre in tasca. O perlomeno io cerco di fare sempre così. È per questo che ridere diventa più bello, che credere diventa più bello, che crederci diventa più bello e che costruire diventa più bello.
Anche perché in fondo alla strada c'è questa certezza che moriremo."

Lui, una delle persone più entusiaste che conosca, che gira con il tragico in tasca? In quell'evento, lui spiegava che è proprio da lì che trae il suo attaccamento alla musica, alla bellezza, alla vita: tenere costantemente presente che siamo mortali, che la morte fa parte integrante della vita. 
È proprio da lì che trae l'ispirazione per guardare il mondo con i suoi occhi pieni di entusiasmo.

Forse è il dolore ad insegnare il tragico, e chiunque abbia vissuto nel dolore gira con il tragico in tasca. 

Ce l'abbiamo sempre lì la bellezza, a due passi, davanti agli occhi, ma è come se la nostra vista fosse sempre ostruita da qualcosa che non ce la fa vedere. 
Poi quando hai la fortuna di trovarla finalmente e di guardarla da vicino, ti accorgi che è sempre qualcosa di estremamente semplice: ha il rumore delle prime gocce d'acqua sull'asfalto quando piove, il calore del tempo nelle parole scambiate con una persona cara, il sapore di un complimento quando non te lo aspettavi, il profumo inebriante dei gelsomini lungo la strada, la semplicità di una domenica con persone amiche, l'aroma del pane appena sfornato o il sorriso che hai strappato alla tristezza di qualcuno.

Il problema è che non è mai facile arrivare fino a lì, e solo pochi ci riescono davvero. 

Negli occhi di quei pochi, quasi sempre, a guardar bene si vede un dolore grande, perché quello serve, per arrivare a vederla, non un grande dolore, ma un dolore grande. 
Occorre uno strappo, per riuscire a sentire del tutto una carezza. 
Giorni al chiuso come in una gabbia, per riuscire ad assaporare ogni attimo di Iibertà. 
Cose che ti vengono tolte, cancellate, spazio bianco che la vita ti crea intorno per poter comporre un verso, perché è proprio come la poesia, la bellezza: ha bisogno di grandi spazi bianchi attorno, di grandi vuoti che ti facciano sentire il pieno. Ha bisogno di un dolore grande che ti faccia il regalo di due occhi di gratitudine. 

sabato 6 maggio 2023

Il Dio di Baruch

Quando Einstein teneva lezioni nelle università degli Stati Uniti, la domanda più ricorrente che gli studenti gli facevano era:
- Crede in Dio?
E lui rispondeva sempre:
– Credo nel Dio di Spinoza.

Baruch de Spinoza era un filosofo olandese considerato uno dei più grandi razionalisti della filosofia del XVII secolo, insieme a Descartes.
Secondo Spinoza, Dio direbbe:

"Smettila di pregare.
Quello che voglio che tu faccia è uscire nel mondo e goderti la vita. Voglio che tu canti, ti diverta e ti goda tutto quello che ho fatto per te.
Smettila di entrare in quei templi bui e freddi che ti sei costruito dicendo che sono la mia casa. La mia casa è in montagna, nei boschi, nei fiumi, nei laghi, nelle spiagge. È lì che vivo e lì esprimo il mio amore per te.
Smettila di incolpare me per la tua vita miserabile; Non ti ho mai detto che c'era qualcosa di sbagliato in te o che eri un peccatore, o che la tua sessualità era una brutta cosa. Il sesso è un regalo che ti ho fatto e con il quale puoi esprimere il tuo amore, la tua estasi, la tua gioia. Quindi non incolpare me per tutto quello che ti hanno fatto credere.
Smettila di leggere presunte sacre scritture che non hanno niente a che fare con me. Se non riesci a leggermi in un'alba, in un paesaggio, nello sguardo dei tuoi amici, negli occhi di tuo figlio... non mi troverai in nessun libro!
Smettila di chiedermi "mi dirai come fare il mio lavoro?" Smettila di avere tanta paura di me. Non ti giudico né ti critico, né mi arrabbio né mi preoccupo. Sono puro amore.
Smettila di chiedere perdono, non c'è niente da perdonare. Se ti ho creato... ti ho riempito di passioni, limiti, piaceri, sentimenti, bisogni, incoerenze... libero arbitrio. Come posso biasimarti se rispondi a qualcosa che ho messo in te? Come posso punirti per essere come sei, se sono io che ti ho creato? Pensi che potrei creare un posto dove bruciare tutti i miei figli che si comportano male per il resto dell'eternità? Che razza di dio lo farebbe?
Rispetta i tuoi coetanei e non fare agli altri ciò che non vuoi per te stesso. 
Tutto ciò che chiedo è che tu presti attenzione nella tua vita, che la prontezza sia la tua guida.

Mia amata creatura, questa vita non è una prova, non un passo sulla via, non una prova, né un preludio al paradiso. Questa vita è l'unica cosa qui e ora ed è tutto ciò di cui hai bisogno.
Ti ho reso assolutamente libero, senza premi o punizioni, senza peccati o virtù, nessuno porta un segno, nessuno tiene un registro.
Sei assolutamente libero di creare nella tua vita paradiso o inferno.

Non posso dirti se c'è qualcosa dopo questa vita, ma posso darti un consiglio. Vivi come se non ci fosse. Come se questa fosse la tua unica possibilità di divertirti, di amare, di esistere di aiutare gli altri. 
Se non c'è niente dopo, allora avrai apprezzato l'opportunità che ti ho dato. E se c'è, stai certo che non ti chiederò se ti sei comportato bene o male, ti chiederò: ti è piaciuto? Ti sei divertito? Cosa ti è piaciuto di più? Cos'hai imparato? 

Smetti di credere in me; credere è supporre, indovinare, immaginare. Non voglio che tu creda in me. Voglio che tu creda in te, perché in te sono io. Voglio che tu mi senta in te quando baci la tua amata, quando rimbocchi la tua bambina, quando accarezzi il tuo cane, quando fai il bagno nel mare.

Smettila di lodarmi. Che tipo di Dio egocentrico pensi che io sia?
Mi annoia essere elogiato. Sono stanco di essere ringraziato. Ti senti grato? Dimostralo prendendoti cura di te stesso, della tua salute, delle tue relazioni, del mondo. Esprimi la tua gioia! Questo è il modo per lodarmi.

Smettila di complicare le cose e di ripetere come un parrocchetto quello che ti è stato insegnato su di me.
A cosa ti servono più miracoli e tante spiegazioni?
L'unica cosa certa è che sei qui, che sei vivo, che questo mondo è pieno di meraviglie."

venerdì 5 maggio 2023

Non si Ama con il Cuore

Non si ama con il cuore, 
si ama con l’anima che si impregna di storia,
non si ama se non si soffre 
e non si ama se non si ha paura di perdere, 
ma quando ami vivi, 
forse male, forse bene, ma vivi.
Allora muori quando smetti di amare, scompari quando non sei più amato.
Se l’amore ti ferisce, cura le cicatrici e credici, sei vivo, 
perché vivi per chi ami e per chi ti ama. 

Alda Merini

A Chi Passa Nel Buio

A chi passa nel buio, 
dico di non mollare.
Ci siamo finiti in molti
lì, in quel posto maledetto
dove il freddo morde le ossa
ed il silenzio piove nel cuore.

A chi sta passa nel buio, 
dico di allontanarsi
da chi dice di muoversi
e smettere di piangere.
Vogliono far del bene, 
ma non sanno.
Quelli, dove siam noi
non son mai stati. 

A chi passa nel buio, 
dico di aver coraggio, 
di stringere i denti, 
e attendere che il sole torni su a brillare.

A chi sta passa nel buio, 
dico di credere, 
nella poesia, 
negli occhi di chi
quella strada li, l’ha ritrovata.
C’è un cielo
che attende
e un panorama 
pieno di sogni mozzafiato. 

giovedì 4 maggio 2023

Quando Ti Relazioni

Gli esseri umani sono l'unica specie (per quanto ne sappiamo, almeno) ad avere una relazione con se stessi, ma soprattutto sono l'unica specie ad avere una relazione con se stessi attraverso gli altri. 
Ovvero: la nostra percezione di cosa pensa chi ci circonda ha un'influenza notevole sul modo in cui vediamo noi stessi.

Qual'è la ragione che ci spinge a scegliere compagni o amici? 
La risposta è semplice: il senso di familiarità, l'impressione di capirsi a un livello viscerale, di ritrovarsi in un altro essere umano e soprattutto di riuscire a cambiare la narrazione di noi stessi quando ci rendiamo conto che qualcuno ci vuole bene, ci accetta, ci approva e ci accoglie sempre e comunque, senza condizioni. E dunque anche noi possiamo concederci di fare lo stesso, è un meccanismo di sopravvivenza potentissimo.

Spesso le relazioni interpersonali più significative sono quelle in cui ci possiamo rispecchiare completamente, in quanto svolgono appieno la loro funzione basilare: mostrarci a noi stessi. Ce ne accorgiamo in particolare quando viviamo un rapporto travolgente e tormentato, per esempio, ma vale per ogni tipo di relazione, perché tutti i problemi che vanno oltre la pura e semplice sopravvivenza ruotano intorno al cardine di come ci relazioniamo con le altre persone, e quindi come ci relazioniamo con noi stessi.

In genere, le relazioni più felici sono quelle in cui adottiamo la narrazione dell'altro, o meglio, la nostra visione di ciò che pensiamo che pensino di noi (un po' contorto, lo so).
Ci sentiamo amati quando ci sentiamo compresi, quando riteniamo che i pensieri dell'altro siano in linea con ciò che abbiamo bisogno di sentire e credere, quando qualcuno esprime la sua stima nei nostri confronti attraverso i gesti e le dimostrazioni d'affetto.

Per questo non riusciamo ad acconterntarci dell'approvazione del primo che passa, ma abbiamo bisogno di riceverla da determinate persone a cui abbiamo attribuito questo potere. Persone con cui abbiamo già stabilito una connessione fisica o psicologica.
Persone che abbiamo scelto come partner, come nostri simili, come anime affini.

Ed ecco la ragione per cui "impara ad amare te stesso prima di amare gli altri" è il consiglio più diffuso, più incomprensibile, eppure più valido che ci sia in circolazione. Non significa semplicemente guardarsi allo specchio e dire: "Dio, quanto mi amo", ma essere abbastanza stabile sulle proprie gambe da non doversi aggrappare a o alla percezione di ciò che pensano gli altri.

Questo è anche il motivo per cui certe persone e situazioni sono in grado di ferirci tanto profondamente: perché ci identifichiamo con loro. L'odio per gli altri è odio per noi stessi. Non ci dobbiamo stupire se, quando finisce un amore, il cuore ci va in mille pezzi. Non è possibile perdere una persona, ma è possibile perdere l'idea che c'eravamo fatti di noi stessi. 

Noi ci vediamo solo attraverso gli occhi degi altri, nel bene e nel male: dunque, se sentiamo che i loro occhi si spostano su un'altra persona, perdiamo identità e stabilità.

La realizzazione più liberatoria a cui si possa arrivare è forse che siamo particelle di un'unica, grande energia luminosa e ci riflettiamo gli uni negli altri per scoprire e capire nuove parti di noi, ma noi stessi siamo fonti di luce, e ogni volta che ci relazioniamo con un'altra persona ci relazioniamo con noi stessi; ogni persona che ti fa sentire "a casa" quando la vedi, in realtà riaccoglie te stesso. 

Questa è la meta di ogni viaggio: fare ritorno a se stessi. Prima lo si capisce, meno ci si affannerà a cercare negli altri qualcosa che non si può trovare. Se si deve colmare un vuoto interiore, è inutile cercare di incastrarci dentro un'altra persona e aspettarsi che combaci perfettamente. Prima lo si capisce, prima si sarà capaci di non lasciarsi influenzare negativamente dal comportamento degli altri: il proprio umore, la propria visione del mondo non dipendono da loro.

Non dipendiamo da nessuno. 
Le relazioni umane non esistono per renderci felici, ma per renderci consapevoli. Quando comprendiamo che è tutto nelle nostre mani, la vita diventa improvvisamente più semplice.

mercoledì 3 maggio 2023

Mais Vincente

C'era un contadino che coltivava mais di ottima qualità. 
Ogni anno vinceva il premio per il miglior mais coltivato.
Un anno un giornalista lo intervistò e imparò qualcosa di interessante su come lo coltivava.
Il giornalista scoprì che il contadino condivideva i semi del suo mais con i suoi vicini.

“Come puoi permetterti di condividere i tuoi semi di mais migliori con i tuoi vicini, quando ogni anno entrano in competizione con il tuo mais?”_ chiese il giornalista.
“Perché, signore”_ disse il contadino _”non lo sa? Il vento raccoglie il polline dal mais in maturazione e lo fa roteare da un campo all’altro. Se i miei vicini coltivano mais inferiore, l’impollinazione incrociata degraderà costantemente la qualità del mio mais. Se voglio coltivare del buon mais, devo aiutare i miei vicini a coltivare del buon mais.”

Così è, credo, con le nostre vite.
Chi vuole vivere bene e in modo significativo dovrebbe contribuire ad arricchire la vita degli altri, perché forse il valore di una vita si misura in base alle vite che tocca.
E chi sceglie di essere sereno forse dovrebbe aiutare gli altri a trovare serenità, perché il benessere di ciascuno è legato al benessere di tutti.

Si potrebbe chiamare potere della collettività, o principio del successo oppure legge della vita, ma il fatto è che nessuno, credo, vinca veramente, finché non si vince tutti. 

martedì 2 maggio 2023

Si Può Inseguire la Felicità?

Alan Watts, un filosofo del secolo scorso, diceva che il desiderio di sicurezza e la sensazione di insicurezza sono due facce della stessa medaglia. 
In parole povere è come dire che trattenere il respiro significa rimanere senza fiato, o, venendo al tema del post, che desiderare l'appagamento significa non possederlo e se desidero la felicità significa che non la ho. 

Però essere felici in effetti non è qualcosa che si può trovare in un cassetto o in qualche altro posto, perché non è un oggetto, forse è qualcosa che "si diventa".

È banale, ma in realtà a mio avviso spiega un po' l'insensatezza che si cela dietro alla famosa "ricerca della felicità". 
L'idea che le persone siano destinate a una felicità ininterrotta è a dirla tutta, squisitamente moderna, un po' americana e per lo più distruttiva.

A guardarlo bene, il desiderio di vivere per sempre felici e contenti è il vero motore del consumismo, nonché la nostra più grande consolazione al pensiero della morte, e ci fa andare avanti a braccetto con la paura esistenziale della fine e della sofferenza ed è forse la ragione del modo in cui abbiamo plasmato e strutturato la società contemporanea. 
La frustrazione collettiva sembra essere infatti il principale motore delle persone e la ricerca della felicità non si può e non si deve mai fermare.

In effetti, inseguire la felicità nel senso più diffuso del termine, significherebbe essere tenuti in vita unicamente da momenti "positivi", anziché cercare di innalzare uno standard di felicità di base individuale legato a una maggior consapevolezza e a un'armonia interiore. Ma motivarsi con la speranza di raggiungere un benessere continuativo non è solo un atteggiamento tossico, bensì è una missione impossibile.

Per essere felici, bisognerebbe smettere di sforzarsi di esserlo. 

La felicità non è purtroppo una cosa da prendere, ma una conseguenza naturale di altre azioni: arriva quando ci si mette alla prova, quando si fa qualcosa di significativo, di bello, di importante e denso di significato, che spesso comporta un impegno, una responsabilità e a volte anche sofferenza e dolore. 

È molto più saggio spesso trascorrere la propria vita ad approfondire le proprie conoscenze o ad affinare il proprio modo di pensare, per accrescere di volta in volta la propria consapevolezza, anziché rincorrere transitori momenti di euforia. 
È molto più saggio abbracciare il malessere che accompagna i grandi cambiamenti e le trasformazioni profonde. 
È molto più saggio a volte buttare la bilancia dalla finestra invece che usarla per raggiungere un equilibrio malato e utopico. 
È molto più saggio lanciarsi in imprese difficili che fanno sentire vulnerabili e spaventati, anziché evitarle perché si preferisce il conforto effimero di ciò che già si conosce.

Perché una cosa è certa: fuggire dalla sofferenza equivale a fuggire dalla felicità. Sono due forze opposte con la medesima
funzione. Se si cerca di anestetizzarsi al dolore, si finirà per non sentire più niente. Si finirà per correre dietro all'illusione di una felicità vuota che non può riempire il cuore, e rimarrà solo l'ombra della persona che si era destinati a diventare.

lunedì 1 maggio 2023

E Resta il Grano

E' di quel vento leggero che soffia sul grano
Che tieni chiuso nel petto lo stesso suono
Che scompiglia le nuvole che hai nel cuore
E rovescia le carte e fa troppo rumore

E' dalla linea di sole da sotto alla porta
Che prende forma la luce che avevi sepolta
Che si divora le ombre per farle morire
Ricominci da capo e cominci a sentire

E resta il grano a dondolare
Che l'uragano è finito e ora puoi riposare
E resta il grano a dondolare
Che l'uragano è finito e ora puoi riposare

E' quando tutto si tace a battaglia finita
Che riconosci che è oro ogni ferita
E ti sorprendi nell'atto di benedire
Tutto il dolore e la forza di farlo fiorire

E resta il grano a dondolare
Che l'uragano è finito e ora puoi riposare
E resta il grano a dondolare
Che l'uragano è finito e ora puoi respirare
Erica Boschiero
https://youtu.be/MjukbkrpkIU

Il Nutrimento dell'Amore

Se la musica è il nutrimento dell'amore, bisogna continuare a suonare.
William Shakespeare