lunedì 5 agosto 2024

Presta Attenzione

"Presta attenzione ai tuoi pensieri, perché diventano parole.
Presta attenzione alle tue parole, perché diventano azioni.
Presta attenzione alle tue azioni, perché diventano abitudini.
Presta attenzione alle tue abitudini, perché diventano il tuo carattere.
Presta attenzione al tuo carattere, perché diventa il tuo destino."

Non è chiara l'origine di questa citazione.

C'è chi la fa risalire agli insegnamenti della Torah, c'è chi l'attribuisce all'immancabile filosofo cinese Lao Tzu, e chi ha ritrovato questo testo in un discorso motivazionale degli anni '40 di tal Patrick Overton.

Quale che sia l'origine di questa frase, c'è un dettaglio che molti non notano leggendola...

La prima tessera di questo domino mentale non sono i nostri pensieri, bensì la nostra attenzione.

Non è un caso che venga infatti ripetuta più volte l'espressione "presta attenzione".

L'attenzione, infatti, è l’unica vera variabile esistenziale su cui abbiamo una qualche forma di controllo.

NON possiamo controllare i pensieri che emergono nella nostra mente.

NON possiamo controllare gli eventi che accadono nella nostra vita.

NON possiamo neanche controllare il tempo che continua a fluire indifferente ai nostri sforzi.

Ma l’attenzione sì, l’attenzione e come decidiamo di indirizzarla, è una nostra scelta.

…ed è l’unica scelta che conta davvero.

Sono i pensieri a cui decidiamo di dare attenzione (o meno) a determinare le parole che usiamo nel nostro dialogo interiore.

Queste parole influenzano le azioni che scegliamo o meno di compiere.

La ripetizione di queste azioni rappresenta la collezione delle nostre abitudini quotidiane.

Queste abitudini, infine, determinano la nostra personalità, il nostro atteggiamento mentale e una parte consistente dei risultati che otteniamo nella nostra vita personale e professionale.

Ma parte tutto da lì… da quell’ "occhio di bue" che è la nostra attenzione e su quale parte del nostro teatro esistenziale scegliamo di dirigerla.

sabato 27 luglio 2024

La Canzone del Buon Umore

Il 7 Maggio 2019, la scienza ha stabilito quale canzone può farti stare meglio in assoluto, ovviamente se l'ascolti. È dei Queen, molto probabilmente la conosci, il suo titolo è "Don't stop me now".

Questo brano dei Queen si aggiudica il primo posto nella classifica delle canzoni che hanno un impatto positivo sull’umore.

Secondo uno studio condotto dal neuroscienziato cognitivo Jacob Jolij dell'Università di Groningen, questa celebre traccia è la più incoraggiante del mondo.

La ricerca, commissionata da un noto brand di elettronica, ha analizzato diversi fattori, tra cui i battiti al minuto, la tonalità e gli accordi e secondo Jolij, combinando questi elementi si ottiene la formula per la perfetta ‘feel-good song’.

Ecco la top 10 delle canzoni che mettono di buon umore secondo lo studio:

Queen, "Don't Stop Me Now"
ABBA, "Dancing Queen"
Beach Boys, "Good Vibrations"
Billy Joel, "Uptown Girl"
Survivor, "Eye of the Tiger"
The Monkees, "I'm a Believer"
Cyndi Lauper, "Girls Just Wanna Have Fun"
Bon Jovi, "Livin' on a Prayer"
Gloria Gaynor, "I Will Survive"
Katrina & the Waves, "Walking on Sunshine"

lunedì 22 luglio 2024

Felicità nei Palloncini

Un insegnante un giorno decise di fare un gioco nella sua scuola. 
Passò per tutte le classi del piano la mattina e diede un palloncino ad ogni studente, dicendo di gonfiarlo, scriverci sopra il proprio nome con un pennarello e di gettarlo così nel corridoio fuori dall'aula, quindi pregandoli di aspettarlo fuori alla porta della propria aula all'ora di ricreazione. 

Il professore arrivò puntuale a ricreazione, mescolò rapidamente tutti i palloncini del piano e, tra le facce attonite e in attesa degli studenti disse a gran voce: 
"Ora avete 5 minuti per ritrovare ognuno il proprio palloncino."

I ragazzi si misero di buona lena a cercare tutti insieme ognuno il suo palloncino, ma nonostante una ricerca forsennata, nessuno riuscì a ritrovare il suo.

Allora il professore diede una nuova regola. Disse agli studenti di prendere il primo palloncino che avessero trovato e consegnarlo alla persona il cui nome era scritto sopra. 
In 5 minuti ognuno aveva in mano il proprio palloncino.

Il professore allora disse a quel punto agli studenti: 

"Che cosa possiamo imparare da da questa esperienza?" 
E aggiunse: 
"I palloncini sono come la felicità. Se ognuno cerca la propria, difficilmente la troveremo. Ma se ci preoccupiamo di quella degli altri, troveremo anche la nostra." 

martedì 16 luglio 2024

Pensieri in Fuga, da Dentro l'Abitacolo

Un pensiero saltella nella mente, è ballerino, qualcosa che sento, emerge come magma caldo all'improvviso, nel traffico assordante. 
Vorrei fermarlo, scriverlo, attaccarlo al muro. 
Prendo il telefono? 
Ma no, sono in ritardo, e poi è pericoloso, esito quel mezzo secondo, puntuale il clacson di quello dietro, come se non avessi tanta fretta anch'io, ma c'è una cosa còlta dal prato dei pensieri, che ho capito e che vorrei fissare, devo appuntarla in qualche posto.
Verde, devo muovermi.

Devo, devo, devo, il tempo scorre, ma forse non è il tempo a scorrere veloce, è che quando devi abbandonare quel che senti, per dedicarti a ciò che scorre in fretta sotto gli occhi, forse non è vita. 
La vita è quando fermi il mondo per farlo ciò che senti, per viverlo con la concentrazione necessaria, con tutto te stesso, che sia per un minuto, un'ora o per un giorno, quando ti fermi a vivere dentro istanti eterni che non esiste altro. 

Parcheggio, rallento col pensiero e scrivo queste poche righe, poi riparto. 

lunedì 15 luglio 2024

Le Due Anfore

Un contadino portava l'acqua dalla sorgente al villaggio in due grosse anfore che  trasportava sulle spalle.....faceva questo ogni giorno. 

Una delle anfore, vecchia e piena di fessure, durante il viaggio, perdeva acqua.
L'altra, nuova e perfetta, conservava tutto il contenuto senza perderne neppure una goccia.

L'anfora vecchia e screpolata si sentiva umiliata e inutile, tanto più che l'anfora nuova non perdeva l'occasione di far notare la sua perfezione: 
"Non perdo neanche una stilla d'acqua, io!".

Un mattino, la vecchia anfora si confidò con il padrone: 
"Lo sai, sono cosciente dei miei limiti. Sprechi tempo, fatica e soldi per colpa mia. Quando arriviamo al villaggio io sono mezza vuota. Perdona la mia debolezza e le mie ferite".

Il giorno dopo, durante il viaggio, il padrone si rivolse all'anfora screpolata e le disse: 
"Guarda il bordo della strada".
"E' bellissimo, pieno di fiori".
"Solo grazie a te", disse il padrone. "Sei tu che ogni giorno innaffi il bordo della strada. Io ho comprato un pacchetto di semi di fiori e li ho seminati lungo la strada, e senza saperlo e senza volerlo, tu li innaffi ogni giorno...
La vecchia anfora non lo disse mai a nessuno, ma quel giorno si sentì morire di gioia.

Siamo tutti pieni di ferite e di screpolature, ma se lo vogliamo, possiamo fare meraviglie pur con le nostre imperfezioni.

Bruno Ferrero

sabato 13 luglio 2024

Se Rinascessi


Se rinascessi, 
comincerei daccapo, 
e amerei all'infinito 
sempre e comunque. 

Se un giorno tornerò alla vita,
la casa mia non avrà chiavi,
sempre aperta,
come il mare, la luce, l'aria. 

Che entri la notte 
e che entri il giorno,
la pioggia azzurra, la sera,
il dolce rosso dell'aurora, 
e anche la luna, dolce amante.

Che l'amicizia non trattenga
il passo sulla soglia,
né le rondini il volo,
né l'amore le labbra.

Nessuno si senta risparmiato.

La mia casa,
il cuore mio, mai chiusi.
Che entrino gli uccelli,
il respiro degli amici, l'amore.

venerdì 12 luglio 2024

Uno di Voi è il Messia

Un guru che stava meditando nella sua grotta sull'Himalaya, aprì gli occhi e scoprì un visitatore inatteso seduto di fronte a lui. 
Era l'abate di un famoso monastero,
«Che cosa cerchi qui?» chiese il guru.
L'abate raccontò una triste storia.

Un tempo il monastero era stato famoso
in tutto il mondo occidentale.
Le celle erano piene di giovani postulanti e la chiesa riecheggiava del canto dei monaci. 
Ma poi erano sopraggiunti tempi duri.
La gente non accorreva più in massa ad alimentare il proprio spirito, il flusso di novizi si era arrestato e la chiesa era immersa nel silenzio.
Erano restati solo un pugno di monaci,
i quali accudivano ai propri doveri con il cuore gonfio di tristezza.

Quello che l'abate voleva sapere era questo:
«È a causa di un nostro peccato che il monastero si è ridotto in questo stato?»
«Si», rispose il guru, «un peccato di ignoranza».
«E di che peccato si tratta?»
«Uno di voi è il Messia sotto false spoglie
e voi non lo sapete». 
Dopo aver detto questo, il guru chiuse gli occhi e ritornò in meditazione.

Lungo tutto il difficile viaggio di ritorno
al monastero, il cuore dell'abate batteva forte al pensiero che il Messia, il Messia in persona, era ritornato sulla terra ed era proprio lì, nel monastero.
Come mai non l'aveva riconosciuto?
E chi poteva essere? Fratel Cuoco? Fratel Sagrestano? Fratel Tesoriere? Fratel Priore? No, lui no, ahimè, aveva troppi
difetti.
Ma il guru aveva detto che era nascosto
sotto false spoglie.
Forse quei difetti erano un travestimento?
A pensarci bene, tutti al monastero avevano dei difetti.
Eppure uno di loro era il Messia!

Al suo ritorno, radunò i monaci e li informò di ciò che aveva scoperto.
Essi si guardarono l'un l'altro increduli.
II Messia? Qui? Incredibile! Ma a quanto pare era lì in incognito. Allora, forse...
E se fosse stato il tale? O il talaltro, laggiù? Oppure quell'altro...

Una cosa era certa: se il Messia era lì sotto mentite spoglie, non sarebbe stato facile riconoscerlo.
Cosi si misero a trattare chiunque con rispetto e considerazione. 
"Non si può mai sapere», pensavano dentro di sé quando avevano a che fare con chiunque dei loro confratelli: "Magari è proprio questo". 

Il risultato fu che l'atmosfera del convento divenne tutto un vibrare di gioia. 
Presto dozzine di aspiranti vennero a chiedere di entrare nell'ordine, e la chiesa tornò a riecheggiare dei santi e lieti canti dei monaci, i quali irradiavano lo spirito dell'Amore.

A che serve avere gli occhi, se il cuore è cieco?

Anthony De Mello
La Preghiera della Rana, 1997