martedì 12 settembre 2023

Il Domani è un Riflesso del Tuo Oggi

O amato viaggiatore del tempo eterno, il tuo domani fu già scritto, in un tempo remoto.
Ma non temere, poiché il tuo cammino è nelle tue mani, stai scegliendo ora, in questo istante.

Il tuo domani è il riflesso della 
tua presenza di oggi, della tua centratura.

Le tue azioni, le tue scelte, i tuoi pensieri, come il sole che risplende nel cielo, sono uno specchio della direzione che la tua anima prenderà.

La tua attenzione determina la tua direzione.

Poni l'attenzione sul cuore, o anima coraggiosa, eleva la coscienza verso altezze incommensurabili.
Come le radici di un albero che si snodano nella terra, sedimenta la saggezza nel tuo cuore, la tua dimora eterna.

Nel cuore risiede la forza del tuo essere, la connessione profonda con l'essenza dell'universo.
Ascolta il richiamo dell'anima, la voce interiore, che ti guida verso la tua destinazione finale.

E la nostra destinazione finale
è sempre il qui e ora. 
Questo istante.
L'adesso senza tempo.

Non lasciare che la paura o l'incertezza ti ostacolino, sii il capitano della tua nave, il condottiero del tuo destino.

Con coraggio e determinazione, 
affronta le sfide, e scoprirai il vero potere che risiede dentro di te.

Il tuo domani è come un telaio di meraviglia, intessuto con i fili della tua presenza e consapevolezza, fili che puoi solo intrecciare adesso.

Sii conscio delle tue scelte, dei tuoi pensieri e delle tue azioni, e vedrai il tuo domani fiorire in splendore e grandezza.

Un fiore che seminerai ora e adesso.

Abbraccia il tuo potere, sii il maestro del tuo destino, il custode del tuo cuore.
Il tuo domani attende ed è pronto ad accoglierti, e tu, con la tua presenza, lo trasformerai in un capolavoro senza tempo.

lunedì 21 agosto 2023

Ottimizzare il Tempo è un'Illusione

Pensieri, ansie, paure e desideri sono solo alcuni dei rumori che risuonano costanti nella mente. 
È un continuum di parole e immagini che arrivano a occupare tutto lo spazio disponibile, fino a saturarlo.
Quelle immagini diventano i pensieri. 
È come il sottofondo di una radio interna che trasmette senza pause, Radio NST - Non-Stop Thinking.
II silenzio è il suo opposto. 
Nello scarto tra rumore e silenzio c'è la pratica della meditazione. 
Non basta infatti spegnere la radio,
chiudersi in una stanza e spegnere la luce per creare una condizione di silenzio. Perché questo sia reale bisogna coltivare la pratica del silenzio, che poi corrisponde alla pratica della meditazione, quotidiana, che porta consapevolezza.
Si è imprigionati nel passato, che torna sotto forma di ricordi o di rimpianti nella mente o nel futuro, nell'ipotesi di ciò che potrebbe essere. Cosi si evita il presente, ed esso sfugge. 
La pratica del silenzio invece è focalizzare le proprie energie solo sul presente. Si comincia dal respiro, unico potente uncino in grado di riportare l'attenzione nel momento, nel qui e ora. 
Si prosegue una cosa alla volta, ad esempio si cucina osservando cosa si sta preparando o si ascolta musica.
Troppe volte ci si perde nel tentativo di fare più cose contemporaneamente e così si parla al telefono mentre tagliano le verdure o su legge un libro con la televisione accesa.
Ottimizzare il tempo dà solo l'illusione di un risparmio.
È solo con la consapevolezza che viene dall'ascolto del silenzio che possiamo essere più attenti e partecipi al momento presente.

Cosi come si impara a respirare con la meditazione, allo stesso modo si impara ad ascoltare il silenzio. Può volerci del tempo, ma con l'abitudine si riesce a controllare la zona di silenzio difendendola dai rumori esterni.
Allinizio infatti si sentono solo rumori, interferenze che riportano la mente altrove. Poi, piano piano, i rumori si allontanano, e si crea uno spazio interno, solo apparentemente vuoto.

Quello spazio di silenzio è prezioso e va coltivato con cura perché li si manifesta la vera essenza dell'uomo e la libertà di essere. Non solo, trovare e ritrovarsi in quello spazio è l'unica forma di cura
efticace verso se stessi e verso la comunità.
La conquista del silenzio garantisce una maggiore consapevolezza e tutto intorno cambierà forma e sostanza. Sarà la consapevolezza a guidare le azioni e non i pensieri, sarà il desiderio di tornare al
qui e ora che permetterà di scegliere dove stare, cosa fare, a chi dedicare il proprio tempo.
Si smette di perdere tempo, perché si sarà raggiunto un ascolto attivo.

Il silenzio infatti non è un vuoto, come si potrebbe pensare, è piuttosto assenza di suono come avviene nella musica tra una
nota e un'altra. Quella pausa è essa stessa musica ed è da li che, sedate le interferenze, si riesce a sentire il richiamo profondo di sé stessi dove risuona la voce del desiderio più profondo.
Solo allora si potrà raggiungere la consapevolezza. 

La consapevolezza ritrovata guida le azioni e si potrà cominciare a vivere la vita in maniera più autentica e profonda.

Tich Nath Hanh 
(da: Il Dono del Silenzio) 

mercoledì 16 agosto 2023

A Cosa Serve un Cuore Grande

Era spietato, senza scrupoli e senza pietà, e cercare, scovare, imprigionare e uccidere era il suo mestiere.
Il suo nome era Saul, ma per il mondo è e resterà San Paolo e io mi chiedo come possa un uomo così crudele arrivare a scrivere qualcosa di così puro e in antitesi col suo trascorso se non attraverso una trasformazione del cuore!
È di quella parte di testo trascendente, semplice e prezioso contenuto nella sua lettera ai Corinzi, che sto parlando.

Potrebbe sembrare banale ad una prima lettura, ma è invece toccante, profondo, variopinto, leggero e intenso allo stesso tempo come il volo di una farfalla (è qui:  https://bit.ly/3l4nYJp).
In esso l'amore puro, semplice e senza interessi, né aspettative, al quale tendiamo innatamente e che tutti, se non ne abbiamo già avuto la fortuna, vorremmo sperimentare almeno una volta nella vita.

Ma allora mi chiedo anche: quanto grande può arrivare ad essere un cuore? È qualcosa che si può sviluppare? Da che cosa dipende? 

Ovviamente una risposta pronta non ce l'ho, ma nella pagina di un antico testo di Thich Nhat Hanh, un monaco vietnamita scomparso lo scorso gennaio, ho trovato questa semplice storia che parla di sofferenza e che mi è sembrato calzasse a pennello.

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Affrontare la Sofferenza 
Un giorno il giovane novizio Rahula, chiese al Buddha come affrontare la sofferenza nella sua vita, e ricevette questa risposta:

“Supponi di avere una tazza di acqua pura; se hai una manciata di sale e la versi nell’acqua mescolandola, non la puoi più bere, perché è troppo salata. Ma se prendi la stessa quantità di sale e la versi in un fiume, vedrai che il fiume è così ampio che non sarà contaminato e tutti potremo continuare a bere l’acqua del fiume. Il fiume è vastissimo, perciò ha la capacità di ricevere, di accogliere e trasformare.

Così se i nostri cuori sono grandi e vasti, potremo fare la stessa cosa. Noi soffriamo in realtà perché i nostri cuori sono ancora piccoli: vuol dire che la nostra comprensione e la nostra compassione sono ancora troppo limitate”.

Poi gli disse ancora: 

“Pratica l’essere come la terra. Perché non importa cosa ci si possa versare sopra, latte, crema, fiori, profumo o urina ed escrementi, la terra non discriminerà. Riceverà ogni cosa e non soffrirà. Perché la terra è grande e può trasformare tutte queste cose in fiori ed erba verde. Così sia la tua pratica, allo scopo di essere come la terra”.

Chi ha un cuore grande potrà anche abbracciare negatività, mancanze e forse anche insulti nei suoi riguardi perché sarà in grado di ricevere tutto e trasformarlo in cose buone e rigogliose. È questa la forza più grande e ad ognuno è dato il modo di scoprire come generarla e rigenerarla in sé.

Poi San Paolo aggiunge un giorno:

 
"L' amore è benigno", cioè generoso. È una fase costruttiva che va alla ricerca del bene altrui.
E ancora: "Non è invidioso, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. L'amore non avrà mai fine."

Sarebbe davvero perfetto viverlo così, se non esistessero quei momenti in cui arriva il tarlo delle attese, quello del cercare un piccolo o grande torna conto personale, quello di notare mancanze piuttosto che doni e si ricade. È lì che nonostante tutto si riaffaccia la trappola della sofferenza, ed è un’insidia sottile a cui a volte è difficile resistere.

Credo che ognuno, se non c'è già riuscito, debba fare il suo personalissimo percorso per scoprire come coltivare il proprio cuore e in mezzo ovviamente ci sono anch'io, che ogni volta che cado, mi riscopro a volerne uno più grande, molto ma molto più grande! 

domenica 6 agosto 2023

Laszlo e le Palline nella Pozzanghera

Un tubicino esagonale di plastica trasparente, con dentro un altro tubicino di plastica pieno di un liquido pastoso colorato, nero o di un altro colore. All’estremità di questo è infilato un piccolo cono di ottone sul cui apice è incastonata una piccolissima sferetta di metallo che, fatta scorrere su un foglio di carta, lascia una traccia che non macchia, perché si asciuga subito. 

È la Bic, un oggetto da 50 centesimi, pari a un mezzo caffè, a una sigaretta o al terzo di un biglietto d'autobus, ma per raggiungere questa forma quasi perfetta ci sono voluti venti anni di lavoro, vari fallimenti commerciali, procedimenti legali, sofferenze e dispiaceri vari.

Prima che la famosa penna biro arrivasse sul mercato, per scrivere c’erano solo i pennini e le stilografiche, oltre naturalmente alla macchina coi tasti.

La sua invenzione si deve all'idea geniale di Lásló József Bíró, un giornalista argentino-ungherese che un giorno osservando un gruppo di ragazzini giocare a biglie in una pozzanghera, notó che le sfere, quando uscivano dall’acqua, lasciavano al suolo una striscia umida e regolare.

Per il suo lavoro, Bíró aveva bisogno di scrivere velocemente e senza interruzioni, mentre l’uso della stilografica richiedeva continue ricariche d’inchiostro e un’attenzione particolare alle frequenti macchie. 

A partire dalla sua osservazione, Bíró cominció a farsi un sacco di domande: 

- E invece che di vetro le sfere fossero di acciaio? 
- E se si sfruttasse questo modo singolare di lasciare tracce? 
- E se invece dell'acqua fosse inchiostro? 

Sviluppò così una piccola sfera d’acciaio da inserire all’estremità di un tubetto pieno di un liquido scuro, in modo che ruotando, la sfera trasferisse il colore su di un foglio di carta. Nasceva la prima biro sperimentale. 

Lásló Bíró, aveva avuto una grande idea, ma non aveva soldi a sufficienza per trasformarla in qualcosa di concreto e duraturo e soprattutto per divulgare la sua idea al mondo. 
Cominció così a spargere la voce e a cercare qualcuno che gli fornisse i mezzi. I tempi erano duri, ma dopo innumerevoli peripezie nel periodo a ridosso della Grande Guerra, inontrò il barone italo-francese Marcel Bich, nato a Torino nel 1914, che fiutò al volo l'affare, mettendosi immediatamente al lavoro. 

L’invenzione della penna a sfera, fu così brevettata nel 1938 e diffusa a livello internazionale da Bich, che ne perfezionò il processo produttivo, abbattendo i costi stimati da Biró del 90%. 

Dopo due anni di lavoro Bich lanciò così il suo modello: la Bic Cristal. 
Le innovazioni da lui introdotte furono piccole, ma decisive: l’involucro era di plastica trasparente così da consentire di scorgere il livello dell’inchiostro nel tubicino; il contenitore non era più tondo ma esagonale, cosa importantissima poiché non rotolava più giù dai banchi di scuola inclinati; un piccolo forellino rendeva la pressione atmosferica interna ed esterna identica, così da non bloccare la discesa dell’inchiostro; la pasta inchiostro divenne quasi perfetta; la punta e la pallina furono realizzati con sofisticati strumenti di precisione con tolleranze inferiori a cinque millesimi di millimetro. 

Negli anni successivi i miglioramenti di questo piccolo oggetto furono numerosi in tutti i suoi tre aspetti principali: meccanica, inchiostro e materiali. Da tutto il mondo arrivarono richieste per migliorare e velocizzare il modo di scrivere, tanto da rendere la bic così solida e affidabile che ancora ai giorni nostri non riusciamo a fare a meno di usarla. 

Sembra impossibile che la comune penna a sfera, quella che spesso non abbiamo degnato neanche di considerazione quando la prendevamo in mano per una firma in un ufficio pubblico, abbia avuto un'elaborazione così lunga e complessa. 
Ma se si guardano anche altri semplici oggetti di uso quotidiano, si capisce come la tecnologia sia un processo a volte davvero lento e complicato e come dietro ogni storia di successo ci siano sempre uno o più incontri risolutori. 

domenica 16 luglio 2023

Quell' Angolo di Te

Guidami negli angoli di te dove non corri, 
dove hai paura di smarrirti,
tienimi per mano, 
e se ti fa sentire meno sola, 
portami in un passato di ferite, 
in quei timori 
che ad affrontarli in due sono di meno, 
portami in quelle cose chiuse 
che non c'era altra soluzione, 
in quei pugni rabbiosi, 
tra quelle braccia piene di dolore, 
in quegli sguardi in basso, 
dove alle volte va il coraggio, 
in quelle notti insonni 
di pensieri che diluviano incessanti, 
portami dentro, 
in quella tua bellezza 
che chiudendo gli occhi, 
possa trovarmi 
in qualche angolo di te che ti do luce, 
come una nuova alba 
dietro la tempesta.

mercoledì 5 luglio 2023

L'Anima Antica

Lascialo andare il pensiero del futuro, 
non sei qui per caso.
Il corpo è solo un abito 
che indossi per un po'
prima di abbandonarlo,
ma dietro c'è l'eterno.
Osserva e percepisci 
ciò che sei realmente, 
ed una fede senza nome
che non si può spiegare emerge in te. 
Chi sente questa fede, 
non cercherà parole,
ti riconoscerà da vibrazioni, 
dai battiti del cuore.
Ecco perché lasciare andare
il cruccio di quello che accadrà.
Lascia il futuro, 
mettilo a riposo.
Dimora nel presente.
Dietro il vestito
c'è abbondanza e amore, 
e gioia e pace. 
Dietro il vestito è
ciò di cui sei fatto, 
non devi andare
in nessun luogo per scoprirlo,
perché sta proprio lì, dove sei ora.

sabato 24 giugno 2023

Elogio alla Lentezza

C'è un'origine affascinante dietro la parola "lentezza": molti dizionari ravvisano un'origine comune fra questa e il verbo lenire. 
Lenire ha a che fare con la cura: si leniscono le ferite con un po' di cotone, si lenisce un dolore ascoltando una bella musica, delle labbra dischiuse in un bacio o un abbraccio possono infondere calma e lenire un'angoscia.

Lentezza è allora un insieme di calma e cura: anzi la calma come cura, il passo che rallenta e permette al cuore di ritrovare il suo battito, al polmone di tornare al suo respiro, al corpo di rispondere al male che ogni tanto fa il mondo.

William Henry Davies era un poeta vagabondo, forse non troppo noto, ma fonte di ispirazione per molti autori contemporanei. La sua vita passò con la valigia in mano attraverso un numero inimmaginabile di esperienze tra Regno Unito e Stati Uniti, compreso dormire per la strada, vivere in una palude e perdere una gamba. Non frequentò mai accademie, non si adeguó quasi a nessuna regola e visse e scrisse sempre ai margini della società.
Una delle sue poesie più famose si
intitola "Leisure", che tradotto in italiano potrebbe significare "Tempo libero", ma che forse, per senso e suono, sarebbe più corretto tradurre con "Lentezza". 
Eccola:

Che vita è questa se, sempre in pensiero, 
non cè mai tempo per fermarsi a guardare il mondo, per davvero? 
Non ce n'è per stare in piedi sotto i rami, come fan le pecore e le mucche, che stanno lì anche se le chiami.
Non ce n'è per camminare in mezzo ai boschi a cercare dove gli scoiattoli celano le noci, in quali posti.
Non ce n'è per accorgersi, nelle giornate più belle, di tutte quelle luci nei ruscelli, come fossero una notte piena di stelle. 
Non ce n'è per voltarci verso la bellezza a guardar con cura come muove i piedi la sua infinita danza
Non ce n'è per attendere finché la bocca chiuda il cerchio del sorriso che dagli occhi sboccia.
Davvero vita povera è la vita se, sempre in pensiero, non c'è mai tempo per fermarsi a guardare il mondo per davvero. 

Gli anni di Davies erano quelli in cui, nel mondo occidentale, stava nascendo qualcosa di veramente nuovo, stava sbocciando un concetto che prima non c'era mai stato: quello di tempo libero

Per l'uomo antico, a meno che non facesse parte di classi privilegiate, non esisteva nulla che si potesse chiamare così. In certe culture esisteva un giorno libero, ad esempio la domenica, ma era diverso: quello era "tempo sacro", destinato all'inattività per motivi religiosi più che per diritto.

Quando però si sviluppó la nuova società industriale metropolitana, quando nacquero professioni con ritmi nuovi e serrati di lavoro, qualcosa di inedito affiorò nelle giornate della gente. Qualcosa che prima apparteneva solo a chi, per nascita o per fortuna, non aveva l'obbligo di lavorare: il tempo da dedicare a sé, ai propri hobby e ai propri svaghi.

D'altro canto, oggi le attività quotidiane si intensificano, aumentano le occasioni di incontro con gli altri, l'agenda si riempie di impegni, commissioni, lavori e tutto diventa un fare
Questo genera una reazione opposta e inaspettata di fronte al tempo: si presenta in noi una sorta di horror vacui, di paura del vuoto, ed è per questo che l'apparente tempo libero viene molto spesso riempito di impegni, attività, pensieri. 
Il tempo si è sì liberato da attività, ma non è mai del tutto libero o svuotato di cose da fare.

I versi di Davies indagano proprio questa difficoltà odierna assai diffusa a relazionarsi con il tempo vuoto, che è l'unica cornice che ci permetterebbe di riacquisire un legame con l'infinita bellezza che ci vive intorno.

L'Istituto di Neuroscienza del CNR, dopo studi rigorosi, ha pubblicato un interessante saggio attraverso il quale si giunge alla conclusione che il nostro cervello non è programmato per la velocità cui è chiamato dagli attuali ritmi della nostra vita. Frenesia ed eccesso di attività sono per il cervello umano qualcosa, se non di innaturale, almeno di contrario alle impostazioni evolutive. 

La società però, evolve di gran lunga più rapidamente del cervello, e da qui nasce la sensazione costante di fatica e di  stanchezza che molti hanno a "stare al passo" con i tempi, che sembrano per giunta accelerare sempre più. 

Esistono tuttavia persone più refrattarie a questo imperativo di velocità: persone che non si adeguano, e che si ostinano ad andare lente, a far le cose piano, a metterci mezz' ora per fare quello che altri fanno in due minuti e mezzo. Ma sono lente solo per la massa, perché in realtà stanno solo rispettando più di noi i tempi dettati dal cervello.

Tutte queste persone devote alla dea lentezza risultano sempre in qualche nodo disturbanti per il resto della società e per questo finiscono spesso ai margini, considerate in qualche modo pericolose o votate al fallimento: come del resto accadde a Davies stesso. 

I giapponesi usano una parola: "michikusa", che definiscono in questo modo: è il vagabondare, il passeggiare senza meta. Qui c'è la via e l'erba, a significare quei germogli spontanei che spuntano sul ciglio delle strade. Significa perdere tempo e insieme guadagnare esperienze inaspettate.

Forse i lenti sono gli unici sani, noi quelli fuori di noi, gettati lontano dai nostri veri ritmi, e perciò spesso incapaci di cogliere davvero quello che è davanti, di sentire per intero il valore del tempo che ci è dato in prestito.

Forse è proprio cosi, forse la lentezza è un modo per allargare gli attimi in minuti che a noi normalmente sembrano secoli, per distenderli, per farci entrar più tempo. 

"Molti studiano come allungare la vita, quando invece bisognerebbe allargarla", diceva Luciano De Crescenzo

Forse allargare la vita significa saperla prendere con lentezza, farcene star molta di più nello stesso spazio, prendere un attimo e farlo durare per vivere e apprezzare la bellezza così com'è lì tutt'intorno, smettendo di sprecare il tempo a fare solamente ciò che è utile.

giovedì 15 giugno 2023

Bluma e il Cameriere Infallibile

Un giorno del 1927, a Berlino, un folto gruppo di professori, dottorandi e studenti della vicina Università andarono in un ristorante e ordinarono ognuno una consumazione e una bevanda. 
Il cameriere si limitò a prendere nota di tutto mentalmente, non prendendo nessun appunto e i commensali pensarono che difficilmente si sarebbe ricordato tutto. 
Dopo una breve attesa, però, tutti ricevettero esattamente quello che avevano ordinato, anche chi aveva chiesto delle varianti alle pietanze. 
Quando uscì dal ristorante, la psicologa sovietica Bluma Wulfovna Zeigarnik, membro della Scuola di psicologia sperimentale di Berlino, si accorse di aver lasciato all'interno la sua borsa e tornò indietro per chiedere al cameriere dalla memoria prodigiosa se l'avesse trovata. Sorprendentemente, però, l'uomo sembrava non ricordarsi assolutamente di lei né di dove fosse seduta. 
"Com'è possibile che non ricordi nulla, proprio lei che ha una memoria prodigiosa?" chiese la psicologa. 
"Tengo a mente ogni ordine fino a quando non lo servo a tavola", rispose il cameriere. 

Kurt Lewin, professore di Bluma e pioniere della psicologia sociale, le spiegò di aver notato che i camerieri ricordavano meglio le ordinazioni non ancora pagate rispetto a quelle che potevano considerarsi concluse e questa osservazione portò la psicologa a interrogarsi sul fatto che i compiti non finiti avessero uno status differente all'interno della nostra memoria e, per questo motivo, venissero ricordati meglio.

Facendo una serie di esperimenti, Zeigarnik si accorse che tutti, più o meno, "funzioniamo" come il cameriere: le persone ricordano maggiormente i particolari delle attività che non sono ancora state completate, rispetto a quelle che hanno completato. Il fatto che il compito rimanga incompiuto per un certo periodo di tempo fa in modo che il ricordo venga immagazzinato nella memoria in un modo diverso e più efficace. 

Come ha spiegato più di recente la psicologa Stephanie Sarkis, il nostro cervello ha bisogno di chiudere il cerchio, di completare ciò che ha iniziato. 
Dal nome di chi l'ha scoperto, oggi questo concetto è noto come "effetto Zeigarnik" ed è estremamanete importante. 

In uno studio recente ad esempio, a un gruppo di soggetti venne chiesto di completare un puzzle ma non venne dato loro abbastanza tempo per completarlo. Il novanta per cento dei soggetti del test decise di completare comunque il puzzle ben dopo che la ricerca si fu interrotta. Semplicemente non potevano lasciare il puzzle incompleto! 

Adesso sappiamo anche perché quando una canzone alla radio si interrompe mentre la stiamo ascoltando, il nostro cervello continua a riproporcela nella testa, al fine di completarla. Questo approccio, che può sembrare controintuitivo, è invece un ottimo modo per saperne di più su come funzionano i nostri "ingranaggi" psico-cognitivi. 

Oggi questo principio, oltre che nell'istruzione, è applicato anche nella pubblicità e nelle serie TV. 
Hai presente le pubblicità basate su domande senza risposta come, ad esempio: "Vuoi risparmiare sul tuo piano telefonico? Scopri come fare andando sul sito XXY") oppure le serie TV che lasciano appesi sul più bello con un colpo di scena? 

Il principio è sempre lo stesso: quando si viene interrotti dopo che si è iniziato a fare qualcosa, diventa difficile concentrarsi su qualcos'altro fino a quando non si ricomincia a occuparsi dell'attività che si è lasciata a metà. Trattenere nella memoria un compito non completato provoca una sorta di ansia che impedisce al cervello di concentrarsi efficientemente su altri processi cognitivi.

L'effetto Zeigarnik può migliorare anche la produttività. 

Ad esempio,  quando non si ha voglia di fare qualcosa, si dovrebbe comunque e dedicarcisi anche solo per pochi minuti senza procrastinare
La base del perché questo sforzo ripaga è proprio l'effetto Zeigarnik che porta una persona ad aumentare la sua motivazione a completare un lavoro solo per il fatto di averlo inziato.

Anche la famosa tecnica che prevede di dedicarsi a un compito in maniera assolutamente focalizzata per un tot di minuti per poi prendersi una pausa e ricominciare nello stesso modo, si basa sullo stesso effetto. Interrompere un compito allo scadere dei minuti previsti, qualunque cosa si stia facendo, ci mette nelle condizioni di non vedere l'ora di riprenderlo.

Un altro esempio? 
Bluma Zeigarnik, che analizzava i processi mnemonici già negli anni '20 e '30, anticipando il lavoro della psicologia cognitiva che sarebbe venuta solo dopo, ipotizzò anche che gli studenti ricordassero più cose se facevano pause frequenti mentre studiavano perché fermarsi mentre ci si dedica a un'attività aiuta a mantenere una continua tensione specifica verso quell'attività. 

In quest'ottica, è meglio dedicare allo studio di qualcosa che si vuole imparare un'ora al giorno per quattro giorni invece che quattro ore in una sola giornata
Un altro modo intelligente di ottimizzare il tempo.

L'effetto Zeigarnik può anche aiutare a sbloccare la creatività per tirar fuori le idee migliori, basta iniziare a pensare a un argomento o a un problema irrisolto e poi fare qualcosa di non correlato in cui si possa lasciar vagare la mente come, ad esempio, lavare i piatti, pulire l'appartamento, fare una passeggiata senza telefono.

"Queste erano tutte situazioni che mi sono capitate durante la doccia, mentre guidavo, mentre facevo la mia passeggiata quotidiana e che alla fine ho trasformato in libri"
(Steven King)

L'ultimo "trucchetto" che funziona proprio perché si basa sulla scoperta della psicologa russa è quello di compilare, alla fine di una giornata, una lista delle cose che vogliamo fare il giorno dopo, organizzandole per priorità. Sarà un po' come averle iniziate. 

Organizzarsi in questo modo, isola ogni progetto da affrontare, calma il subconscio e permette di lavorare in maniera più produttiva.

...e quando non si riesce a smettere di pensare a tutto quello che c'è fare, prima di farsi prendere da un'altra cosa, fare una bella lista di ciò che c'è da affrontare dopo

domenica 11 giugno 2023

I Leoni si Muovono da Soli

La società sembra non tollerare l'individualità, forse perché l'individualità non è comune come può esserlo una figura uguale alla stragrande maggioranza delle altre, tipo una pecora in un gregge. 
L'individualità ha in un certo senso la qualità del leone, e il leone si muove da solo. 

La pecora è un po' come la folla; spera che stare lì nel mezzo la faccia sentire a suo agio: tra la folla, si sente protetta, al sicuro. Se qualcuno la attacca, tra la folla, pensa, ci si può salvare, ed essere lasciata sola la rende vulnerabile.
I leoni si muovono invece in solitudine. 

Ognuno di noi nasce leone, ma la società continua a schiavizzare, facendo di tutto per programmare la mente più simile possibile a quella di una pecora, a quella di una figura che si uniforma. Questo può dare personalità, forse anche piacevole, simpatica, comoda, ma nella maggior parte dei casi molto ubbidiente. 

La società sembra volere gente che obbedisce, più che persone che si impegnano per la libertà. 
E come in un ricatto, fa leva sul fatto che ognuno, pur di soddisfare i propri interessi personali, è in qualche modo disposto, pur se spesso in modo inconsapevole, alla sottomissione. 

C'è un'antica storia zen su un leone cresciuto da una pecora, che continuava a credere di essere una pecora, fino a quando non fu catturato da un vecchio leone e trascinato ad affacciarsi da un pozzo per vedere la propria immagine riflessa sulla superficie dell'acqua sottostante. 

Molti di noi si comportano spesso come questo leone. Succede quando l'idea che abbiamo di noi stessi non deriva dalla nostra esperienza diretta, ma dalle opinioni degli altri. 

Quando la "personalità" imposta dall'esterno va a sostituire la personalità che potrebbe essere invece cresciuta dentro, in quel caso diventiamo un'altra pecora del gregge, incapace di muoversi liberamente e non consapevole della sua vera identità.

Sarebbe ora di guardare il proprio riflesso nel pozzo e fare un passo indietro dai condizionamenti che gli altri, anche se inconsapevolmente, impongono. 

È ora di ballare, correre, muoversi e fare tutto il necessario per risvegliare il leone o la leonessa che sonnecchia dentro. 

venerdì 9 giugno 2023

Salvato dai Carafa

Il 28 maggio 1606 a Roma, Caravaggio uccise in duello Ranuccio Tomassoni, a causa di un punto conteso nel gioco della pallacorda, antenato del tennis. Ma i veri motivi erano altri: pesanti debiti di gioco, l'amore di una donna (Fillide Melandroni) e anche questioni politiche. La Francia e la Spagna si contendevano la supremazia sull'Italia e sull'intera Europa. Ranuccio era filo-spagnolo, mentre Caravaggio era un protetto dell'ambasciata di Francia. 

Caravaggio fu condannato alla pena di morte per decapitazione, che poteva essere eseguita da chiunque lo avesse riconosciuto per strada. Il pittore fuggì da Roma, in direzione di Napoli, sotto la protezione della potente famiglia Carafa-Colonna. 

Il soggiorno napoletano fu un periodo prolifico e sereno per Michelangelo Merisi. Qui dipinse la "Flagellazione di Cristo", oggi conservata presso il Museo di Capodimonte nella città partenopea. Spettacolare utilizzo di luce quasi accecante, che sottolinea con grande drammaticità l'emergere, tra contrasti netti e laceranti di luci e ombre, della figura umana e divina di Cristo.

giovedì 8 giugno 2023

Pensare Meno

Pensare meno serve a curare l’anima. 
È importante.
C'è da imparare a farlo.
Pensare meno non è 
essere superficiali, 
distratti o assenti.
No. 
Pensare di meno vuol dire alleggerire, 
allentar la presa, 
lasciare andare lo sbagliato, 
chiudere porte da troppo spalancate. 
Vivere di più.
Pensare meno vuol dir 
prendersi cura di se stessi, 
far sì che il cuore possa riprender fiato.
Pensare meno
è passeggiarsi dentro, 
prendersi per mano, 
perdersi in una strada qualunque
della felicità
e sentirsi a casa.

mercoledì 7 giugno 2023

Profezia delle Parole

Azzardo una profezia. 
Come adesso stanno sparendo a una a una le edicole, perché nessuno legge più i quotidiani, così in un futuro non tanto lontano (2040, 2050?) spariranno tutte le librerie perché nessuno leggerà più i libri. 
E non finirà qui. 
Arriverà un momento in cui la gente non userà più le parole e per parlare avrà un vocabolario limitato di 500-1000 termini, non sapendo più il significato di tantissimi termini come ad esempio "accidia", "baluginio", "demagogo", "grottesco", "scrupolo", "tabù", volubile", "vulnerabile", "zelo" e così via. 
I dizionari saranno degli oggetti misteriosi e, sfogliandoli, si ignorerà il significato di almeno il 99% delle parole contenute. Sarà il penultimo stadio prima dell'ultimo: il linguaggio fatto di grugniti, emoticon e gesti.

Già adesso questo impoverimento del linguaggio, questa semplificazione del complesso, questa riduzione delle emozioni e dei pensieri a dei puri segni senza un vero significato, sta avvenendo in diversi posti, tra cui Instagram. 

Ho analizzato il profilo di circa 100 spunte blu (vip e influencer) ed è tutto un susseguirsi di: "My favorite place", "Settimana meravigliosa", "Red Passion", "Verso nuove avventure", "Buon risveglio a tutti", "Ready to go",, "L'ora più bella", "Best of these days", "Sunset vibes", "Miami Style", "Details", "Day 3", "Woman in black", "Happy!", "Night out" e così via all'infinito. 
Ho trovato fino a 300 espressioni simili, che rimbalzano da un profilo all'altro di Instagram, creando un villaggio globale del vuoto. 

Sotto una foto in notturna, una influencer scrive "About last night" e questa espressione la troviamo ripetuta in centinaia di altri profili di influencer. 
Si va a Roma e l'unica cosa che si sa dire è "Quanto sei bella #Roma" oppure "Roma città eterna", o "#Napule o sole o mare". 

E' tutto un dire senza esprimere nulla, è un pensare privo di pensieri, è un essere felici non mostrando una vera felicità. 

Loro sono solo l'avanguardia, presto la maggioranza li seguirà, prima sui social, poi nella realtà. Quando? Difficile dirlo, va tutto così veloce oggi, sicuramente prima del nuovo secolo.

Quelli come me che vivono di parole, che sarebbero disposti a difendere una parola - come un re difende il suo popolo - diventeranno una minoranza, emarginata e incomprensibile. Farò la fine dei gettoni del telefono, dei dischi in vinile e delle antiche fotografie in bianco e nero."

lunedì 5 giugno 2023

Il Genio che Amava i Piccioni

L’uomo che ha fatto la luce, letteralmente, l’esempio perfetto di una mente brillante che ha vissuto in un mondo che non era pronto per lui. Nato in Serbia nel 1856, ha trasformato il modo in cui vediamo e usiamo l’elettricità, ed era tutto fuorché noioso. Sto parlando di Nikola Tesla. 

Mai sentito parlare della corrente alternata? Sì, quella cosa che fa funzionare praticamente tutto quello che usiamo oggi, dalle lampadine, ai televisori, ai frigoriferi e a qualsiasi altro elettrodomestico. Ebbene, bisogna ringraziare Tesla, come per le trasmissioni radio, per il campo magnetico rotante, e per altri ben 278 brevetti rilasciati in 25 paesi. 
Eppure, nonostante queste enormi scoperte, è anche se il suo nome fu dato all'unità di misura dell'induzione elettromagnetica, l’inventore passò gran parte della sua vita in povertà. Ironico, no?

L’uomo che ha elettrificato il mondo non aveva abbastanza soldi per pagare le bollette.
Tesla, comunque, era anche un vero personaggio. Aveva una memoria fotografica impressionante, parlava otto lingue, lavorava 20 ore al giorno e la cosa più curiosa è che era completamente ossessionato dai piccioni. Sì, amava tanto questi uccelli che, si dice, di uno di questi in particolare, fosse addirittura innamorato. 

Eppure, nonostante tutto, Tesla è rimasto in gran parte dimenticato fino a tempi relativamente recenti. Ecco perché sarebbe il momento di dare a questo genio eccentrico e incompreso il riconoscimento che merita. 
Hollywood, stai ascoltando?

sabato 3 giugno 2023

La Cattedrale

Qua e là degli uomini, col capo chino e le spalle incurvate verso terra, spaccavano grossi frammenti di roccia per ricavare dei blocchi di pietra da costruzione.

Un pellegrino si avvicinò al primo degli uomini.

Lo guardò con compassione. Polvere e sudore lo rendevano irriconoscibile.
“Che cosa fai?”, chiese il pellegrino.
“Non lo vedi?”, rispose l’uomo sgarbatamente, senza neanche sollevare il capo. “Mi sto ammazzando di fatica”.

Si imbatté presto in un secondo spaccapietre.
Era altrettanto stanco, ferito, impolverato.
“Che cosa fai?”, chiese, anche a lui, il pellegrino.
“Non lo vedi? Lavoro da mattina a sera per mantenere mia moglie e i miei bambini”, rispose l’uomo.

Più avanti c’era un terzo spaccapietre.
Era mortalmente affaticato, come gli altri.
“Che cosa fai?” chiese il pellegrino.
“Non lo vedi?”, rispose l’uomo sorridendo con fierezza.
“Sto costruendo una cattedrale“, indicando poco più avanti il cantiere sul quale si affaccendavano tante altre persone e lavoratori tra pietre e colonne. 

In molti sanno cosa, alcuni sanno come, ma il perché ti rende fiero. 
Bruno Ferrero 

mercoledì 31 maggio 2023

I Tratti del Dolore

Lo riconosci subito chi ha avuto già un dolore.
Un dolore vero, grande, qualcosa che segna un prima e un dopo.
Qualcosa che ti ha portato a un centimetro dalla morte, non solo corporale, ma poi non sei morto.
Qualcosa che un secondo prima eri bambina/o e uno dopo ti sei svegliato già grande.
Qualcosa che, anche se passano gli anni, non se ne va e si mostra ogni tanto nei dettagli, in certi sguardi, nella grafia, piccolino ma c’è, è lì e parla con te.

Li riconosci subito quelli che hanno avuto un vero dolore e non perché sono più stronzi, non perché hanno la scorza più dura: io non li sopporto quelli che con la scusa del dolore diventano più cattivi.
No, il vero tratto distintivo di chi ha sofferto per davvero è che, in fondo, è: gentile.
C’è come un velo di clemenza sopra tutti i gesti.

Chi ha sofferto davvero non infierisce mai, non calpesta, sta attento a tutto, osserva.
Se può evita di ferire e se non può, preferisce ferire sé stesso.

martedì 30 maggio 2023

Per Non Arrugginire

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi, i giorni si trasformano in anni…
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea d’arrivo c’è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c’è un’altra delusione.
Fino a quando sei vivo/a, sentiti vivo/a.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
Insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!

Madre Teresa di Calcutta

domenica 28 maggio 2023

Veltman e l'Ascensore Pieno

Un giorno il fisico olandese Martinus Veltman entrò in un ascensore già pieno di gente.
Quando il pulsante venne premuto, scattò l'allarme che segnalava il superamento del massimo carico consentito.
Dato che Veltman era la persona più pesante nell'ascensore (il fisico, un omone dal carattere pragmatico, era piuttosto largo di girovita), e anche l'ultimo ad essere entrato, tutti gli occhi caddero su di lui.
Chiunque, dotato di buon senso, sarebbe uscito dall'ascensore, borbottando delle scuse imbarazzanti.
Ma Veltman no.
Non era assolutamente disposto a cedere.
Conosceva il principio di equivalenza di Einstein, alla base della relatività generale: una persona in caduta libera non sente il proprio peso.
Quindi, sapeva quello che avrebbe dovuto fare.
"Al mio "sì", premete!", esclamò.
Quindi, spiccò un balzo verso l'alto e subito in aria gridò: "Sì!".
Qualcuno premette il pulsante del piano all'istante e l'ascensore iniziò a salire.
Quando Veltman toccò di nuovo il pavimento, l'ascensore aveva già raggiunto abbastanza velocità da restare in moto...e infatti portò tutti a destinazione. 

sabato 27 maggio 2023

E Si Diventa una Cosa Sola

Te l'hanno mai detto che la natura è la miglior medicina per tutti i mali?

Sentire il canto dell'acqua che scorre nel ruscello, guardare la danza delle foglie che cadono, sentire il profumo avvolgente dei fiori, osservare le meravigliose farfalle, la sintonia dei canti degli uccellini. La natura, i boschi, il verde, i corsi d'acqua, le montagne, sono un paradiso sia d'inverno che d'estate. Un paradiso sulla Terra, dove senti veramente che la vita scorre nelle vene. 
Ti abbandoni completamente e abbracci la natura e la natura abbraccia te. 
E capisci che si diventa una cosa sola.

venerdì 26 maggio 2023

Ucronia e Utopia

Nello spazio e nel tempo si può prendere una laurea oppure imparare a lavorare per qualcuno o fare impresa, ma non si può evadere dalla "prigione" di una visione del mondo che a ben guardare è imposta più o meno a tutti, come con una forma di ipnosi planetaria. 
E non si può utilizzare la stessa visione del mondo che consente di prendere una laurea per liberarsi dall’ipnosi, perché quella visione del mondo fa parte dell'ipnosi. 

Da una qualunque prigione si può teoricamente evadere, ma come si può evadere da sé stessi? Come si può evadere da una visione del mondo?

Si può tentare di evadere, ma il rischio è quello di utilizzare inconsapevolmente la vecchia visione del mondo, perché in fondo è l’unica che si conosce. 
Cosa bisogna fare allora, per riuscire a liberarsi e scendere dalla ruota che gira come quella di un topolino nella gabbia? 

Se la prospettiva da cui si percepisce il mondo è mentale e spazio-temporale (e lo è), allora c'è un solo modo per ingannare i carcerieri: non spostarsi nello spazio e non aspettarsi nulla nel tempo

La prigione è la stessa mente e il suo modo di agire è spazio-temporale. Ogni metodo per uscire dalla mente è mentale esso stesso, pertanto fa ancora parte della trappola dell'ipnosi. 
Ci si può liberare solo fuori dal tempo, in Ucronia (dal greco ou=non cronos=tempo) e fuori dalla spazio, in Utopia (dal greco ou=non topos=spazio), cioè qui e ora. 

Qui e Ora è la soluzione che libera: vivere consapevolmente nel presente.

giovedì 25 maggio 2023

Perché Vibrare in Alto

La malattia ha una vibrazione di 5,5 Hz, non esiste seriamente sopra i 25,5 Hz.
Le ragioni per avere basse vibrazioni possono essere: stanchezza, paura, tensione nervosa, rabbia. 
Ecco perché occorre vibrare in alto, smettere di guardare costantemente notiziari, anche se per un breve periodo, così che la frequenza vibrante non scenda. 

La frequenza della Terra è 27.4 Hz ma ci sono posti che vibrano in media a livelli inferiori, come ospedali, centri commerciali, bar, locali notturni, carceri, metropolitane, uffici, ecc…

Alcune frequenze di vibrazione tipiche di sensazioni umane:
Dolore da 0.1 a 2 Hz
Paura da 0.2 a 2.2 Hz
Irritazione da 0.9 a 6,8 Hz
Chiasso da 0.6 a 2,2 Hz
Orgoglio 0.8 a Hz
Abbandono 1,5 Hz
Superiorità 1.9 Hz
Gratitudine 150 Hz
Compassione 150 Hz 
Amore: da 205 Hz

Vibrare in alto è davvero molto importante! 

528 Hz, noto come tono 'Miracolo', è un'onda sonora che può causare cambiamenti significativi e straordinari nelle funzioni biologiche. 
È documentato che a tale frequenza si attiva anche la riparazione del DNA.

Vivere - Sorridere - Giocare - Dipingere - Cantare - Suonare - Ballare - Godere della vita - Meditare - Fare Yoga, Taí chi o Qi Gong - Stare al Sole - Godersi la natura - Nutrirsi di cibo che la Terra dona, come semi, grano, cereali, frutti e acqua, aiuta a vibrare più in alto!

Non so ancora cosa sia scientificamente questa vibrazione, e da ingegnere forse mi accanisco a farmi troppe domande, tra cui "è la frequenza di cosa?", ma ammetto la mia ignoranza in materia e il concetto ed il senso qualitativo delle parole sono bellissimi, tanto da andare oltre e voler approfondire...e approfondiró. 

mercoledì 24 maggio 2023

La Parte più Importante

Quando ero piccolo, mia madre mi chiese quale fosse la parte più importante del corpo. Mi piaceva moltissimo ascoltare musica, come ai miei amici del resto. Sul momento pensai che l’udito fosse molto importante per gli esseri umani, così risposi:

– “Le orecchie“.

– “Alcune persone sono sorde, eppure vivono felicemente” – rispose mia madre.

Dopo qualche tempo, mia madre mi rifece la stessa domanda:

– “Qual è la parte più importante del corpo umano?“.

Io intanto ci avevo pensato e credevo di avere la risposta giusta:

– “Vedere è meraviglioso ed è molto importante per tutti, quindi… gli occhi“.

Lei mi guardò e disse:

– “Molti sono ciechi e se la cavano benissimo“.

Pensavo che fosse solo una specie di gioco tra me e mia madre. Poi però un giorno, tristissimo per me, morì mio nonno. Era una persona molto importante per me. L’amavo tantissimo. Ero distrutta dal dolore.

Quel giorno mia madre mi disse:

– “Oggi è il giorno giusto perché tu possa capire la risposta alla domanda. La parte più importante del corpo sono le spalle“.

Sorpresa, dissi:

– “Perché sostengono la testa?”

– “No” – rispose mia madre – “Perché su di esse possono appoggiare la testa gli amici o le persone care quando piangono. Tutti abbiamo bisogno di una spalla su cui piangere, in alcuni momenti della nostra vita“.

Quella volta scoprii quale fosse la parte più importante del mio corpo, perché in quel momento, quella che aveva bisogno di una spalla su cui piangere ero io.

Abbi spalle sempre pronte ad accogliere gli amici e le persone che ami. Potranno dimenticare ciò che dici, potranno dimenticare ciò che fai, ma non dimenticheranno mai le spalle che accolgono il loro dolore.

Bruno Ferrero

martedì 23 maggio 2023

Quando Fa Male Il Corpo

Non è il sale.
Non sono le farine.
Non è la bibita gassata.
Non è lo zucchero.
Non è il cibo.
Non è il glutine.
E non è la postura. 
Sono le tue emozioni!!
Sono le tue decisioni!!

Ti fa male perché non hai ancora imparato a divertirti, perché accumuli vecchi odi e rabbia.
Ti fa male perché ti rifiuti di sviluppare la tua vitalità ed elasticità del corpo, perché lo punisci con dipendenze e immaturità emotiva.

Ti fa male il corpo perché rifiuti il presente e permetti ai ricordi di definirti. 
Ti fa male perché non chiudi i cerchi della vita e ti vesti da vittima nel dramma che hai creato. 
Ti fa male perché ami la ferita che non vuoi guarire.

Ti fa male il corpo perché hai ceduto all'apatia e ti sei lasciato vincere. 
Ti fa male perché hai dubbi di meritare una vita senza traumi e ali per volare. 
Ti fa male perché hai ceduto la tua voce al clan di famiglia.
Ti fa male il corpo perché non vivi in pace.
Ti fa male il corpo perché non hai il coraggio di darti più valore.

Ti fa male perché taci quando devi urlare. Perché incolpi l'amore della tua ossessione di dominare. Perché esigi un rispetto che non osi generare.
Ti fa male il corpo perché confondi una relazione con un ring in cui poterti sfogare.

Ti fa male perché non hai il coraggio di connetterti con la tua divinità. Perché hai paura della libertà.
Ti fa male il corpo perché non ti permetti di ricordare che sei nato per crescere e oltrepassare l'amore che sei già.
Ti fa male il corpo perché non investi in silenzio né fai pace con la tua solitudine e con il tuo buio.

Sei un essere d'amore in continua evoluzione. 
Smettila di incastrarti, frenarti e atrofizzarti. 
Sveglia la tua magia e il tuo potere. 

Fai valere l'amore che sei già.

lunedì 22 maggio 2023

Il Mondo è un Posto Strano

Felicità è argomento che dovrebbe stare a cuore, forse più di ogni altro, eppure è un tema ovvio ma taciuto.
Tra noi chiediamo: 
“Come va?" 
"Il lavoro?” 
”Eh, tiriamo avanti“ oppure “Bene“
Che in gran parte bene poi non è. 

E ”Sei felice?” quando lo chiediamo? Mai. 

Se lo facciamo, lo sguardo ricevuto è tipo:
”Ma che domanda fai?” a metà tra il “Come ti permetti ” e il ”Ma come fai a essere felice in questo obbrobrio?”

D’altronde, se è una domanda che non poniamo mai, come facciamo a pretendere che altri ci rispondano?
Sarebbe interessante invece, rispondere e ancor più poter rispondere sinceramente ”SI", che infine non son le cose da raggiungere a rendere felici, ma il viaggio che si fa per arrivarci. E allora siamo già felici. 

Ma il mondo è un posto strano.

Felicità è un fine sensato, forse l'unico. 
Per l’ovvia, irrefrenabile pulsione a volerla raggiungere anche solo per un po', e poi perché è la panacea dei mali. 
La persona felice infatti non rompe le scatole agli altri, non ruba tempo e armonia, non sottrae energie, non è molesta, e anzi, è estremamente contagiosa.

Ma il mondo è un posto strano, un grande giardino di specchi e se cerchiamo di essere felici non pensando agli altri, la meta sembra diventare irraggiungibile.

Felicità arriva comunque invece, se badiamo a quella altrui: è un colpo che va solo di sponda.

Il mondo è un posto strano.
Complessissimo e semplice, e come una grande carambola, usando il gergo del biliardo. 
E come se i tiri diretti non valessero, tutto funziona solo vivendo di rimbalzo, se curiamo chi abbiamo davanti, chi è vicino, o chi è più debole.
Rivolte lì le cure, quello siamo noi e guariamo. 
E il resto, le preoccupazioni, le lotte, e tutti quei pensieri, è come se non servissero più o meglio non ci fossero mai stati.

Accarezzando, siamo accarezzati, coccolando, ci coccoliamo: provare, funziona.

Il mondo è un posto strano. 
E pure buffo. 
E magico. 
E bellissimo.

sabato 20 maggio 2023

Quando Inviti a Tavola uno Zoppo

Da te posso venire senza
indossare maschere o recitare,
senza svendere neanche
la più piccola parte del mio mondo interiore.
Con te non devo giustificarmi, 
non devo difendermi, 
né dare dimostrazioni.
Ti sono grato perché mi accetti come sono.
Che fare di un amico che mi giudica?
Se invito uno zoppo a tavola,
lo prego di accomodarsi, 
non certo di danzare.

Antoine de Saint-Exupéry 
a Leone Werth, dedicatario de Il piccolo principe

mercoledì 17 maggio 2023

Quante Parole ha la Risposta a Questa Domanda?

È una domanda insidiosa, ma giocando un po' con la matematica possiamo almeno cercare una risposta formalmente corretta, cioè coerente con quello che afferma. 

A queste condizioni, le risposte valide sono molte. La più semplice è: "Una." In questo caso infatti la risposta consiste di una sola parola, proprio come afferma.

Una risposta alternativa è: "Ne ha tre". Che infatti ha tre parole.

E ancora: "La risposta a questa domanda ha otto parole." 

Incredibile e curioso come tre risposte diverse diano tre numeri diversi di parole, ma in realtà siano tutte giuste.

Si possono anche inventare risposte più lunghe, come: "Se mi chiedi quante parole ha la risposta alla tua domanda, ebbene, la mia risposta è che le parole sono ventuno". E cosi via.
Una risposta meno precisa, ma altrettanto valida, è: "Un numero dispari". Le parole di questa risposta sono tre, quindi larisposta è corretta, cosi come sarebbe corretto anche rispondere:
"Un numero dispari di parole".

E se invece delle parole si considerano le lettere? 
Quante lettere ha la risposta a questa domanda?

Anche in questo caso è corretto rispondere "Un numero dispari", infatti la frase ha 15 lettere; ma, allo stesso tempo, è giusta anche la risposta "Un numero pari", frase formata da 12 lettere.

Questa, quindi, è forse l'unica domanda che ammette come risposta sia "Un numero pari" sia "Un numero dispari"!

Insomma, a una domanda del genere si possono trovare tante risposte originali, tutte valide. La più ingenua, e allo stesso tempo disarmante, è però quella che danno spesso i bambini: con le dita della mano, senza dire una parola, mimando col pugno un piccolo zero.

martedì 16 maggio 2023

Mentre Ti Sentivi Solo

Ho immaginato un uomo che morendo, si ritrova improvvisamente al cospetto di Dio il quale gli mostra tutta la sua vita, fotogramma per fotogramma. 
L'uomo ripercorre il suo percorso di vita, tutte le gioie e tutti i suoi dolori e resta colpito dalla presenza delle sue impronte lungo l'intero il cammino. 

A ben guardare, si accorge che in certi tratti c'è un altro paio di impronte a fianco alle sue, ma in altri momenti, invece, cè una sola coppia di impronte sul terreno. 
Così chiede a Dio: 
"A chi appartengono quelle impronte a fianco ai miei passi?" 
«Sono le mie», risponde Dio, «perché ti ho sempre camminato a fianco».

«Allora come mai in alcuni momenti c'è un solo paio di impronte? Mi hai lasciato solo qualche volta, ora che ci penso, ed era proprio quando avevo più bisogno di te». 

«ln quei momenti c'è un solo paio di impronte, è vero, ma non sono tue», risponde Dio, «Sono le mie. Le tue non ci sono infatti, perché in quei momenti, non ti camminavo a fianco, ma ti portavo in braccio». 

lunedì 15 maggio 2023

Finché Non Ce n'è Più

"Non apprezzi davvero il valore del tempo finché non realizzi di non averne più."

È il 1959.

Anthony Burgess, un insegnante di letteratura inglese, crolla a terra durante una delle sue lezioni.

Ricoverato in ospedale, dopo qualche giorno Burgess riceve una notizia devastante: ha un tumore terminale al cervello.

I medici gli danno non più di un anno di vita.

Tutti i suoi sogni e i suoi progetti futuri vengono infranti da quella diagnosi che non gli dà scampo.

Quella condanna a morte, però, fa scattare qualcosa in Burgess.

L'insegnante inglese, in passato, aveva già pubblicato alcuni libri, ma si trattava di un semplice passatempo.

Eppure, negli anni, Anthony si era trastullato con l'idea che in fondo potesse avere il talento per diventare uno scrittore famoso.

Quella speranza, dopotutto, lo aveva aiutato a trascinarsi in una vita che non gli aveva regalato troppe soddisfazioni.

Dimesso dall'ospedale decide allora di lasciare il lavoro per dedicarsi alla scrittura a tempo pieno.

Quando ti rimane un anno di vita, tutte le scuse che ti sei raccontato fin lì per non fare ciò che ami, all'improvviso sembrano meno spaventose.

Nei successivi 12 mesi, Anthony scrive ben cinque libri e mezzo.

Tra questi, "Arancia meccanica", completato in appena tre settimane e destinato a diventare il suo testo più famoso; testo che ispirerà il regista Stanley Kubrick nella realizzazione dell'omonimo capolavoro cinematografico.

Ma il successo letterario non è nulla rispetto a quello che accade a Burgess al termine del suo anno da scrittore a tempo pieno.

La sua salute, infatti, inizia a migliorare notevolmente, e nuovi esami confermano che la diagnosi originale del tumore non era stato altro che un errore medico.

Eppure, proprio quell'errore che inizialmente era sembrato una condanna a morte, ha restituito a Burgess il coraggio di tornare a vivere davvero.

Quella di Burgess è sicuramente una storia incredibile, ma non è una storia unica.

Che si tratti di vittime scampate ad incidenti mortali, sopravvissuti ad attentati terroristici o malati che ritrovano la salute dopo terribili malattie, spesso queste persone vivono la loro nuova vita con un senso di urgenza, entusiasmo e gratitudine.

Allora significa che questo atteggiamento è già lì, dentro di noi.

Superare certi eventi traumatici può essere il catalizzatore per farlo emergere, ma lui sonnecchia da sempre tra i meandri della mente ed è incredibile quanto possa essere facile procrastinare, invece che provare subito questo senso di urgenza, entusiasmo e gratitudine per l'esistenza per tornare a vivere la vita con intensità! 

sabato 13 maggio 2023

Dopo

Messaggio per chi ha mai detto..."Poi lo faccio!"

Il tempo non si trattiene,
spesso consideriamo la vita come un compito da fare che ci portiamo a casa.

Quando uno guarda e... sono già le sei del pomeriggio.
Quando uno guarda ed è già venerdi.
Quando uno guarda ed è già passato un mese. 
Quando uno guarda ed è già pa un anno. 
Quando uno guarda e già sono passati 40 o 50 anni.
Quando uno guarda e si accorge di aver perso un amico.
Quando uno guarda l'amore della propria vita andarsene e accorgersi che è tardi per tornare indietro.

Non smettere di fare qualcosa che ti piace per mancanza di tempo.
Non smettere di avere qualcuno accanto a te.
Non smettere di goderti la solitudine, se ti piace.

Perché i tuoi figli presto non saranno più tuoi e dovrai fare qualcosa col tempo che resta.

Sforzati di eliminare il "dopo"..
Dopo ti chiamo... 
Dopo vediamo... 
Dopo lo faccio...
Dopo lo dico... 
Dopo cambio...
Ci penso dopo..

Lasciamo tutto per dopo come se il dopo fosse il meglio, perché non capiamo che:
Dopo, il caffè si fredda..
Dopo, le priorità cambiano...
Dopo, I'incanto si perde...
Dopo, il presto si trasforma in tardi... 
Dopo, la malinconia passa...
Dopo, le cose cambiano...
Dopo, i figli crescono...
Dopo, la gente invecchia...
Dopo, le promesse si dimenticano...
Dopo, il giorno diventa notte...
Dopo, la vita arriva al capolinea...

Se possibile, non lasciare niente per dopo, perché nell'attesa del dopo puoi perdere i momenti migliori, le esperienze più belle, gli amici più cari, gli amori indimenticabili...

Dopo potrebbe essere tardi.
Il momento di agire è ora.

Forse a nessuna età dovrebbe essere permesso posticipare tanto, e forse c'è anche tempo per rileggere e comprendere meglio questo messaggio,...e forse è meglio non lasciarlo per dopo.

venerdì 12 maggio 2023

E le Stelle Stanno a Guardare

Guardando il blu in una notte tersa non si può non essere attratti dal quel manto tempestato di bellissimi puntini brillanti. 
Quei puntini ovviamente sono stelle, più vicine o più distanti o addirittura in gruppo a formare i disegni delle costellazioni. Pur così numerose, son tutte diverse e la cosa che ce le fa distinguere, dal nostro punto di vista, è una sola, la loro luminosità

Ma cos'è la luminosità di una stella? 
Beh, c'è già chi ci ha pensato nel II secolo a.c., creando niente meno che una classificazione ancora usata ai giorni nostri. Ecco il suo nome e quello che ha scoperto. 

Scientificamente la luminosità di una stella può essere definita come la quantità di energia irradiata dall'astro ogni secondo e si misura in watt, anche se più spesso si parla di magnitudine
L’energia viene dispersa radialmente tutto intorno e mano a mano che ci si allontana dalla stella la luminosità diminuisce con la distanza secondo una formula:
Ogni stella ha una luminosità propria (L nella formula) e una apparente (I) che è proprio quella che percepiamo noi a distanza guardando semplicemente il cielo stellato col telescopio o anche a occhio nudo. 

Dato che è possibile misurare la luminosità mediante un fotometro montato su un telescopio, con questa formula è possibile calcolare la luminosità propria (intrinseca) L di una stella se ne si conosce la distanza dalla Terra (r).

Ma così sembra un po' complicato. Possibile che non ci sia un metodo più semplice? 

Se andiamo indietro nel tempo, scopriamo che c'è qualcuno che già aveva pensato addirittura a creare una scala delle luminosità del cielo intero.

Nel II secolo avanti Cristo si pensava che le stelle fossero incastonate sulla superficie interna di un'enorme sfera, tutte alla stessa distanza, quindi era logico pensare che le stelle più brillanti fossero anche quelle più grandi. L’astronomo greco Ipparco di Nicea catalogò un migliaio di stelle, sulle circa 6000 visibili ad occhio nudo, in base alla loro luminosità. Utilizzò una scala, detta scala delle magnitudini (M), dalla prima magnitudine fino alla sesta. 

Il criterio era quello di catalogare le stelle più brillanti come stelle di prima magnitudine, fino ad arrivare alla sesta magnitudine (classe a cui appartengono stelle debolissime, visibili solo a persone dotate di ottima vista). 
In questa classificazione più è alto il valore di magnitudine, minore è la luminosità della stella.

Geniale! Ma c'è chi, partendo da qui ha saputo far di meglio, anche se solo 167 anni fa. 

Nel 1856, infatti, l’astronomo britannico Pogson osservò che una stella di prima magnitudine è approssimativamente 100 volte più luminosa di una di sesta magnitudine, definì così 5 gradi di magnitudine invece di sei e, nel tentativo di conservare l'analogia con la vecchia classificazione di Ipparco, basata sulla capacità percettiva dell’occhio umano, pose pari a 2 la magnitudine della stella Polare.

La magnitudine definita da Pogson è ovviamente quella apparente, dato che è dedotta da osservazioni da Terra. 
Esiste addirittura una relazione che permette di ricavare il valore della magnitudine propria (assoluta) di una stella (M) in base alla distanza, ma non la cito per evitare complicazioni. 

In questo modo è possibile confrontare tra di loro le magnitudini, rendendo la loro definizione indipendente dalla distanza. 
È un po' come se riuscissimo a confrontare la luminosità di un lampione sotto casa nostra e un faro da stadio posto ad un chilometro. 

Da notare che la magnitudine di una stella è semplicemente un numero (adimensionale) e cresce da valori negativi a positivi, mentre la luminosità è una grandezza fisica e si misura in Watt, l'unità di misura della potenza. 

Nel 1997 fu pubblicato dall'ESA il catalogo stellare riguardante, oltre ad altri numerosi dati, la magnitudine e la distanza di un gran numero di stelle relativamente vicine, in base alle misurazioni effettuate da un satellite in orbita nello spazio, che fu chiamato proprio Hipparcos.

Tra le visibili anche ad occhio nudo, la prima stella cui fu associata una magnitudine fu la Stella Polare, con M=2, mentre il Sole ha magnitudine -26,7. 
La stella più luminosa del cielo è Sirio, con M=-1,33, nella costellazione di Canis Majoris, sempre ben visibile e splendente in ogni sera stellata. 
Una delle più luminose è a seguire Betelgeuse, sul dorso della sagoma di Orione, con M=0,58, ma la stella dal fascino più particolare, col suo caratteristico blu, ancora nella costellazione di Orione e sua spalla, è sicuramente Bellatrix, con M=2,7, e ancora Algol con M=2,12, Mintaka, con M=2,23, Rigel, Vega, Altair e molte, molte altre che non ci si stancherà mai di osservare. 

giovedì 11 maggio 2023

Senza Aspettative


Nulla va mai come si immagina

E questo non perché la vita è ingiusta, ma perché è incerta. 

Lo è sempre stata e sempre lo sarà, e solo quando si accetta che non c'è niente di dritto, nulla può andare storto. 

Così di tanto in tanto occorrerebbe semplicemente vivere, 

senza lottare, né forzare niente,

guardando senza voce ciò che accade, lasciandolo accadere,
permettendo a ciò che è, di esistere,
lasciando cadere ogni tensione,
lasciando che la vita fluisca,
lasciando che la vita accada.


Vivere come?
Senza aspettative,
che per le aspettative arriva sempre inevitabilmente tanta frustrazione.
Muoversi senza, solo così forse potrà arrivar qualcosa,
ad evitare poi che si pretenda
che questo sia così, e che quello sia cosà.
Nessuno al mondo
dovrebbe in alcun modo
mai eseguire ciò che un altro esige,
che finirebbe lì la libertà.

mercoledì 10 maggio 2023

Le Emozioni Negative Non Esistono

Non tutto ciò che fa soffrire è per forza negativo, così come non tutto ciò che fa piacere è necessariamente positivo.
Quando si pensa a emozioni quali rabbia, paura e tristezza usando l'etichetta di "emozioni negative" forse si  compie un'operazione sbrigativa e a volte fuorviante, come se tutto il mondo dovesse essere per forza ogni giorno sorridente e le navi dovessero per sempre navigare in un mare calmo e senza onde. 
Concepire qualcosa come negativo, predispone infatti a percepire quel qualcosa come avverso, a cercare di allontanarlo o addirittura ignorarlo.
In questo modo, però, si distrugge a priori  anche il messaggio che quel qualcosa porta con se. 
Lo stesso accade per le emozioni e queste hanno sempre molto da insegnare, ma bisognerebbe essere disposti a interrogarle e ad ascoltarle fino in fondo senza escluderne nessuna. 
Dietro un risentimento, un abbattimento, un'esasperazione o una contrarietà, per esempio, si può nascondere a volte la forza vitale che aiuta a dire basta a certe ingiustizie, a prendere la decisione di abbandonare un progetto poco motivante, o a disporsi in cammino verso nuove avventure.
Senza emozioni la vita è in bianco e nero e non più degna di essere vissuta.
Le emozioni non sono negative.
Negativo è solo il modo in cui si decide di reagire.

lunedì 8 maggio 2023

Gli Dei Ci Invidiano

Il nostro cammino è cosparso di tanti brevi attimi di bellezza, ma spesso riusciamo a coglierne solo una piccola parte, il resto ci sfugge, si acquatta negli infiniti angoli ciechi di un campo visivo spesso limitato.
Eppure, per assurdo, come disse Achille nel film Troy:

"Gli dei ci invidiano, ci invidiano perché siamo mortali, perché ogni attimo può essere l'ultimo per noi." 

E ammettendo per il momento che esistano, se fossero davvero gli immortali che tanto invidiamo, ad invidiare invece noi mortali che abbiamo così pochi attimi? 

Forse è proprio questo il motivo che strappa Ulisse dalle braccia di Calipso sull'isola di Ogigia, e lo spinge di nuovo verso il mare ed il pericolo, rinunciando cosi alla vita eterna; forse oltre alla nostalgia di Penelope e del figlio Telemaco, ad attrarlo era proprio l'insopportabilità di quel tempo tutto uguale, dove nessun attimo è l'ultimo, dove la vita non si può più perdere, e dove non esistendo perdita, non esiste più vera bellezza. 

Una volta, durante un evento TED, Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti disse che lui pensa sempre al tragico. Le parole testuali erano queste:

"Perché nell'ottimismo in realtà c'è un seme di struggimento, perché l'ottimismo non vuol dire evitare il senso del tragico, ma semplicemente affrontare il tragico con un altro atteggiamento. 
Il senso del tragico ce lo portiamo sempre in tasca. O perlomeno io cerco di fare sempre così. È per questo che ridere diventa più bello, che credere diventa più bello, che crederci diventa più bello e che costruire diventa più bello.
Anche perché in fondo alla strada c'è questa certezza che moriremo."

Lui, una delle persone più entusiaste che conosca, che gira con il tragico in tasca? In quell'evento, lui spiegava che è proprio da lì che trae il suo attaccamento alla musica, alla bellezza, alla vita: tenere costantemente presente che siamo mortali, che la morte fa parte integrante della vita. 
È proprio da lì che trae l'ispirazione per guardare il mondo con i suoi occhi pieni di entusiasmo.

Forse è il dolore ad insegnare il tragico, e chiunque abbia vissuto nel dolore gira con il tragico in tasca. 

Ce l'abbiamo sempre lì la bellezza, a due passi, davanti agli occhi, ma è come se la nostra vista fosse sempre ostruita da qualcosa che non ce la fa vedere. 
Poi quando hai la fortuna di trovarla finalmente e di guardarla da vicino, ti accorgi che è sempre qualcosa di estremamente semplice: ha il rumore delle prime gocce d'acqua sull'asfalto quando piove, il calore del tempo nelle parole scambiate con una persona cara, il sapore di un complimento quando non te lo aspettavi, il profumo inebriante dei gelsomini lungo la strada, la semplicità di una domenica con persone amiche, l'aroma del pane appena sfornato o il sorriso che hai strappato alla tristezza di qualcuno.

Il problema è che non è mai facile arrivare fino a lì, e solo pochi ci riescono davvero. 

Negli occhi di quei pochi, quasi sempre, a guardar bene si vede un dolore grande, perché quello serve, per arrivare a vederla, non un grande dolore, ma un dolore grande. 
Occorre uno strappo, per riuscire a sentire del tutto una carezza. 
Giorni al chiuso come in una gabbia, per riuscire ad assaporare ogni attimo di Iibertà. 
Cose che ti vengono tolte, cancellate, spazio bianco che la vita ti crea intorno per poter comporre un verso, perché è proprio come la poesia, la bellezza: ha bisogno di grandi spazi bianchi attorno, di grandi vuoti che ti facciano sentire il pieno. Ha bisogno di un dolore grande che ti faccia il regalo di due occhi di gratitudine. 

sabato 6 maggio 2023

Il Dio di Baruch

Quando Einstein teneva lezioni nelle università degli Stati Uniti, la domanda più ricorrente che gli studenti gli facevano era:
- Crede in Dio?
E lui rispondeva sempre:
– Credo nel Dio di Spinoza.

Baruch de Spinoza era un filosofo olandese considerato uno dei più grandi razionalisti della filosofia del XVII secolo, insieme a Descartes.
Secondo Spinoza, Dio direbbe:

"Smettila di pregare.
Quello che voglio che tu faccia è uscire nel mondo e goderti la vita. Voglio che tu canti, ti diverta e ti goda tutto quello che ho fatto per te.
Smettila di entrare in quei templi bui e freddi che ti sei costruito dicendo che sono la mia casa. La mia casa è in montagna, nei boschi, nei fiumi, nei laghi, nelle spiagge. È lì che vivo e lì esprimo il mio amore per te.
Smettila di incolpare me per la tua vita miserabile; Non ti ho mai detto che c'era qualcosa di sbagliato in te o che eri un peccatore, o che la tua sessualità era una brutta cosa. Il sesso è un regalo che ti ho fatto e con il quale puoi esprimere il tuo amore, la tua estasi, la tua gioia. Quindi non incolpare me per tutto quello che ti hanno fatto credere.
Smettila di leggere presunte sacre scritture che non hanno niente a che fare con me. Se non riesci a leggermi in un'alba, in un paesaggio, nello sguardo dei tuoi amici, negli occhi di tuo figlio... non mi troverai in nessun libro!
Smettila di chiedermi "mi dirai come fare il mio lavoro?" Smettila di avere tanta paura di me. Non ti giudico né ti critico, né mi arrabbio né mi preoccupo. Sono puro amore.
Smettila di chiedere perdono, non c'è niente da perdonare. Se ti ho creato... ti ho riempito di passioni, limiti, piaceri, sentimenti, bisogni, incoerenze... libero arbitrio. Come posso biasimarti se rispondi a qualcosa che ho messo in te? Come posso punirti per essere come sei, se sono io che ti ho creato? Pensi che potrei creare un posto dove bruciare tutti i miei figli che si comportano male per il resto dell'eternità? Che razza di dio lo farebbe?
Rispetta i tuoi coetanei e non fare agli altri ciò che non vuoi per te stesso. 
Tutto ciò che chiedo è che tu presti attenzione nella tua vita, che la prontezza sia la tua guida.

Mia amata creatura, questa vita non è una prova, non un passo sulla via, non una prova, né un preludio al paradiso. Questa vita è l'unica cosa qui e ora ed è tutto ciò di cui hai bisogno.
Ti ho reso assolutamente libero, senza premi o punizioni, senza peccati o virtù, nessuno porta un segno, nessuno tiene un registro.
Sei assolutamente libero di creare nella tua vita paradiso o inferno.

Non posso dirti se c'è qualcosa dopo questa vita, ma posso darti un consiglio. Vivi come se non ci fosse. Come se questa fosse la tua unica possibilità di divertirti, di amare, di esistere di aiutare gli altri. 
Se non c'è niente dopo, allora avrai apprezzato l'opportunità che ti ho dato. E se c'è, stai certo che non ti chiederò se ti sei comportato bene o male, ti chiederò: ti è piaciuto? Ti sei divertito? Cosa ti è piaciuto di più? Cos'hai imparato? 

Smetti di credere in me; credere è supporre, indovinare, immaginare. Non voglio che tu creda in me. Voglio che tu creda in te, perché in te sono io. Voglio che tu mi senta in te quando baci la tua amata, quando rimbocchi la tua bambina, quando accarezzi il tuo cane, quando fai il bagno nel mare.

Smettila di lodarmi. Che tipo di Dio egocentrico pensi che io sia?
Mi annoia essere elogiato. Sono stanco di essere ringraziato. Ti senti grato? Dimostralo prendendoti cura di te stesso, della tua salute, delle tue relazioni, del mondo. Esprimi la tua gioia! Questo è il modo per lodarmi.

Smettila di complicare le cose e di ripetere come un parrocchetto quello che ti è stato insegnato su di me.
A cosa ti servono più miracoli e tante spiegazioni?
L'unica cosa certa è che sei qui, che sei vivo, che questo mondo è pieno di meraviglie."